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Abbiamo intervistato Max Pezzali, che fra qualche giorno salirà sul palco del Festival di Sanremo per presentare il brano “Il mio secondo tempo”, tratto dal nuovo album “Terraferma”.
Il Festival di Sanremo è imminente ed i partecipanti iniziano a diffondere qualche notizia. Dopo l’intervista della settimana scorsa a Franco Battiato su “TV, Sorrisi & Canzoni”, stavolta è stata la casa discografica Warner Italia ad offrire la possibilità di restare aggiornati sui nuovi album post-sanremesi: ci si è concentrati su “Terraferma” di Max Pezzali, il suo nono album d’inediti. “Terraferma”, avendone avuto un primo “assaggio”, si configura come il ritorno in grande stile del cantautore pavese dopo il deludente “Time Out”. Un insieme di suoni più dinamici e ricchi di citazioni musicali rendono l’album un cofanetto di undici tracce che mostrano un Pezzali più maturo, ma sempre attaccato al suo spirito d’osservazione del reale. “Terraferma”, infatti, è il risultato di un percorso che trova la sua conclusione nella consapevolezza delle responsabilità paterne e dell’essere, ormai, in procinto d’iniziare un nuovo ciclo di vita (“Il Mio Secondo Tempo”, titolo del brano che porterà al Festival).
In tal senso, infatti, siamo andati alla sede romana della casa discografica Warner Italia al fine di parlare con Max a proposito del nuovo album e della sua seconda esperienza sanremese (dopo quella del 1995). Prima di tutto Max, come stai? Molto bene direi. Sto vivendo questo “viaggio” al Festival con molta più serenità rispetto al precedente. Perché? Direi che sono abbastanza motivato stavolta; nel 1995 non è che non lo fossi, ma ricordo che c’era molta tensione nell’aria. Vuoi per la presenza di Pippo Baudo; vuoi perché dovevo presentare sia il mio brano (“Senza Averti Qui”) sia quello di Fiorello (“Finalmente Tu”); la pressione dei media nel voler vedere il destino degli 883 dopo l’allontanamento di Mauro Repetto; e tante altre cose. Credo, comunque, che il motivo principale fosse anche perché avevo 39 di febbre! Partì addirittura la base sbagliata! Quest’anno è diverso: la presenza di Gianni Morandi mi rincuora molto perché lui sa benissimo cosa vuol dire fare il nostro mestiere. Quindi cosa rappresenta per te questa seconda esperienza? Un bilancio della prima e la possibilità di entrare al meglio ne “Il Mio Secondo Tempo”. Che cosa vuol dire, per te, secondo tempo? Avere la consapevolezza che, quasi superata al soglia dei cinquanta, si ha la possibilità di poter ricominciare. Capire il contesto che ci circonda deve essere sempre una prerogativa del fare musica al fine di evolvere il proprio discorso cercando sempre di rimanere se stessi. Il mio secondo tempo vuol dire essere ancora in grado d’intercettare il linguaggio corrente, al fine di poter avere il coraggio di descrivere la realtà con i miei occhi odierni. E’ cambiato qualcosa, quindi, nel tuo modo di vedere il reale?
Non proprio: l’ironia e lo spirito d’osservazione sono gli stessi, ma sicuramente la paternità ha cambiato il mio modo di vedere le cose. Ho capito che non bisogna essere anti-conformisti per descrivere anche le cose ci rendono tristi del nostro tempo, ma soprattutto che non ti puoi più permettere di pensare a te stesso. In che senso? Quando hai un figlio non ti puoi più permettere che le tue depressioni e i tuoi dubbi prendano il sopravvento su di te. E’ come se dovessi cercare di costruirgli la barca migliore del mondo: al centro c’è soltanto lui; non puoi permetterti alcun errore. Cos’è cambiato, invece, nella tua musica rispetto a Time Out? Potrei considerare Terraferma come l’album del ‘mischione’. Se devo raccontare come vedo oggi il mondo, anche il mio modo di fare musica deve essere parallelo alla mia visione. L’epoca moderna è un mix di tecnologia e vita frenetica: l’insieme di suoni che ho voluto ricreare, infatti, nascono dal pop, ma anche dall’elettronica e dal rock. I synth volutamente sbagliati, ad esempio dei Black Eyed Peas, oggi fanno musica e così, anche in questo caso, ho deciso di voler stare al passo con i tempi. Da qui nascono anche le autocitazioni con la musicalità degli 883 da cui ho ripreso le sonorità pop. Come pensi che considereranno i tuoi fans il nuovo Cd? Migliore sicuramente rispetto a Time Out poiché il suono è migliore e c’è, sicuramente, più continuità con la musicalità degli 883. Grazie mille, Max. In bocca al lupo per Sanremo. Crepi! Alla prossima! Intervista di: Simone Vairo Grazie a: Ufficio Stampa Warner Giulia Di Giovanni Foto: (c) Paolo De Francesco per Moltimedia Sul web: www.maxpezzali.it |
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