Teresa Malara: il gioco fotografico

Scritto da  Martedì, 06 Gennaio 2009 

In occasione dell’esposizione collettiva “Cromosomi” organizzata a Roma dall’agenzia D-Mood allo Zenzero cafè-wine bar dal 12 Dicembre 2008 all’8 Gennaio 2009, Teresa Malara descrive la sua opera accostandola spesso al sogno e al gioco, veri e propri cardini dell’arte fotografica.

 

 

Cosa significa precisamente fotografare?

Per me ha un significato molto preciso ed importante. La fotografia mi ha permesso di poter esprimere e comunicare con tutti. È un mezzo unico da utilizzare: se non so dire a parole, lo dico con le foto.

E come fotograferesti Teresa Malara? Parlaci un po’ di te e della tua carriera artistica.

Credo che la mia biografia scritta da Paola Camiciottoli mi descriva in tutta me stessa: E’ energia la fotografia di Teresa. Energia e vitalità. Un respiro di colore che, come tocco passionale, si estende sulla teatralità del mondo. Ha amato fin da bambina la fotografia, e la macchina fotografica tra le sue mani si è fatta strumento di gioco. Con essa fermava, in istantanee fatte di istintività ed emozione, i suoi amici e i suoi spazi ludici. Sentendo nascere e sopravvivere sempre più forte in sé la predisposizione e la dedizione per la ritrattistica si iscrive all’Accademia di Belle Arti. Le sue immagini sembrano i fotogrammi di uno spettacolo, un mosaico compositivo in cui il mondo si fa palcoscenico e metafora dei limiti e dell’oltre. Nelle sue foto emerge la ragazza che è in sé, quella dei sogni e delle trasgressioni, delle favole e delle menzogne, del gioco e della burla, della dimensione gioiosa e triste e cupa della finzione. Colori, elaborazioni, punti di ripresa, ricerca di setting fotografici esprimono con forza il suo desiderio di rendere estreme le sue esperienze come fossero una fuga dalla realtà, un abitare la regola e un profanarla con la disubbidienza e la violazione della stessa. Immagini dove i suoi soggetti, enfatizzati da trucchi e scelta di abbigliamento, evocano e richiamano anche un vivere quotidiano fatto di ambiguità, di indecifrabilità, di contrasti, di richiami all’essenza. Una ricerca fotografica, questa di Teresa, che può riuscire a trovare spazi di innovazione proprio per il suo essere piena di risorse e di immaginazione, essa stessa creatrice delle sue immagini di elevato spessore espressivo e figurativo. Un percorso di autentica narratività che si fa voce e proiezione simbolica della vita in una ricchezza e varietà di personaggi ogni volta nuovi e ogni volta diversi”.

Nella fotografia si ha come la sensazione che al momento dello scatto muoia qualcosa: un attimo oramai consumato viene fissato ma è inesorabilmente svanito.

Le foto non svaniscono mai, perché danno vita. Mi piace molto vederle, degli attimi che hai colto, dei ricordi che hai vissuti, dei sogni che hai sognato. È come stare sulla sedia a dondolo mentre sfogli un album di bei ricordi.

Cosa cerca o cosa spera di trovare secondo te un fotografo?

Io per esempio speravo di poter lavorare per un’agenzia di moda e di diventare una bravissima fotografa! È la cosa che sogno da quando facevo le superiori. E finite le scuole, giocavo, facevo finta di essere una fotografa di moda insieme a una mia amica, la facevo vestire e truccare come volevo io. Quando hai quel qualcosa, non riesci più a staccarti dall’amore che hai per la fotografia.

La fotografia secondo te riprende la realtà così com’è o, in qualche modo, le dà sempre una nuova e diversa connotazione?

Una via di mezzo, è giusto che la fotografia debba essere interpretata in libera espressione. Io nella maggior parte dei casi ho voluto descrivere una mia visione di un mondo che non c’è, dare spazio alla fantasia e creatività. Dare emozioni e colori, tutto ciò che voglio racchiudere in una foto: ciò che voglio dareè regalare i sogni.

In che modo fotografare può dare una nuova interpretazione delle cose?

Come? Uhm… Sono un tipo complicato… Non sono brava ad interpretare a parole, lo faccio direttamente con la fotografia, per me è più semplice, sperando che qualcuno riesca a leggerla. Posso interpretare la realtà, oppure i sogni, la speranza o la delusione. Quando mi gira, parto senza fermarmi, perché sono determinata a fare una cosa finché non la realizzo.

Un fotografo deve provare sempre a stupire oppure no?

Si, entrambe le cose, dipende dai casi, dal progetto che stai realizzando.

La foto più bella che sia stata mai fatta.

Tutte le foto che ho fatto, per me sono una più bella dell’altra, sono gelosa delle mie foto…

E quella che deve ancora venire come te l'immagini? 

È una domanda difficile… Ho diversi progetti nel cassetto, difficile sceglierne uno. Già mi immagino, però, che la foto sarà espressiva, coinvolgente e diversa dal mio solito stile.

Che strumentazione utilizzi? Quanto ha cambiato la fotografia l’avvento del digitale?

Ho scelto di utilizzare la digitale Canon Eos 5d, mi dà la possibilità di poter fare le fotografie e vedere immediatamente se sono venute come avrei voluto. Perché quando scatto una foto so già cosa fare, e posso ritoccarle come mi immaginavo, utilizzando programmi di fotoritocco. Ogni foto ha un suo aspetto significativo se sai dare il giusto dosaggio.

Hai dei modelli a cui ti ispiri?

Ci sarebbe qualcuno che mi piace per il suo modo di lavorare, di riprendere la scena… Non posso elencarli, la lista sarebbe troppo lunga!

Qual è il tuo approccio alla foto? Potresti descriverlo?

Nel mio lavoro pretendo sempre di più, con tanta voglia di imparare e crescere. Il mio gruppo è composto da hair & make-up artists, stylist (con vestiti cuciti da lei). Io sono il “capo”, gestisco la situazione, dico cosa devono fare e non, come deve essere vestita e truccata la modella.

Come definiresti il tuo stile? Bianco e nero o colore e perché.

Non ho uno stile unico, mi piace molto variare e mettermi in gioco, mettermi alla prova per vedere se sono in grado di fare delle cose che non ho mai sperimentato. È una sfida che aiuta a stimolarmi. Capita che non faccio delle foto per alcuni mesi.

Chi e cosa ha influenzato o continua ad influenzare il tuo lavoro? 

Ci sono moltissime cose, tra cui: il mio professore che mi spingeva oltre, per farmi uscire ancora dal guscio e usare di più la fantasia. La musica che mi faceva viaggiare con la mente e i sogni. La moda che mi dava delle indicazioni. Gli oggetti che mi davano degli stimoli. La letteratura che mi creava la scena.

Il tuo incontro con il progetto D-Mood.

Una mia amica mi aveva segnalato questo progetto di D-Mood, e mi sono chiesta perché non provare a candidarmi? Quando ho avuto una risposta positiva, ero felicissima! Perché vuol dire che le foto che avevo fatto erano piaciute. È stato bello partecipare e confrontarmi con gli altri fotografi, hai modo di vedere cosa hanno rappresentato con i “Cromosomi”, ognuno di noi ha quel qualcosa che vuole raccontare o cogliere con e nella fotografia. E poi mi ha permesso di condividere le mie opere con il pubblico.

Quali lavori hai presentato all’esposizione collettiva “Cromosomi” organizzata a Roma (dal 12 Dicembre 2008 all’ 8 Gennaio 2009 - ndr)?

Ho presentato 4 opere fotografiche intitolandole: "Solitudine".All'inizio volevo interpretare “Alice in Wonderland”, ma poi mi sono resa conto che, alla fine dello shooting, rispecchiava più una Biancaneve.Mi piace descrivere, dare una chiave di lettura della foto. Ho voluto dare un’interpretazione diversa dagli altri miei scatti. Posso interpretare la solitudine in diversi modi. In questo caso, fiabesco, ho descritto un personaggio a modo mio, senza seguire le regole della fiaba. Mi piace navigare nel mondo dei sogni, e non è detto che siano fatti per i bambini.

 Mi piacerebbe sapere qual è il lavoro con cui pensi di aver sviluppato un particolare legame.

È difficile perché ad ogni foto che ho realizzato, ho creato un legame, ha una storia che ho passato, il mio modo di pensare, i miei sentimenti. All’epoca con la fotografia esprimevo il mio stato d’animo, con le foto cupe e tristi. Le foto con cui ho partecipato all’esposizione collettiva “Cromosomi”, rappresentano come ho già detto la “Solitudine” di Biancaneve.

Qui in Italia esiste un riferimento, una sorta di istituzione insomma, a cui tutti i fotografi possono in qualche modo fare affidamento?

Non credo, ancora no. In Italia è una situazione comune in tanti mestieri artistici.

Pensi che la fotografia nel nostro paese sia adeguatamente apprezzata e valorizzata?

In Italia c'è una grossa cristi dell'arte. Noi siamo sempre stati un paese "artistico", ma è un po’ di tempo che gli italiani hanno perso la stima per gli artisti. Tutti pensano che gli artisti sono "inutili", se a qualcuno dici che sei un artista, pittore, fotografo o musicista, tutti pensano a te come a un disoccupato. L'arte è un lavoro, è un lavoro a tempo pieno. Spesso se fai un lavoro artistico sembra che le persone non vogliano pagarti, perché pensano "tanto che ci vuole a fare una bella foto, io le faccio al mare con la mia ragazza" o "tanto a te piace fare le foto, perché ti devo pagare per fare una cosa che ti piace fare?"; non c'è la stima verso il lavoro dell'artista e questo è terribile per un paese con tanta storia dell'arte alle spalle. Siamo uno dei paesi al mondo con più opere d'arte, ma ultimamente quasi tutti gli artisti italiani devo andare all'estero per essere stimati, rispettati e soprattutto pagati.

Progetti per il futuro? Dove stai indirizzando il tuo lavoro in questo momento? Ti ritieni soddisfatta del percorso artistico fin qui vissuto e cosa miglioreresti?

Il mio progetto sarà come il mio sogno, lavorare per le agenzie di moda e pubblicità, andare a lavorare all’estero, conoscere persone nuove. Sono una ragazza che pretende sempre di più nella fotografia, per me è crescere, fare esperienza e farsi una cultura fotografica.

Cara Teresa è stato un vero piacere conoscerti da vicino e spero che la tua opera, al pari della fotografia in genere, venga sempre più presa in considerazione e giustamente ripagata.

Grazie mille per l’intervista! È stato un piacere anche per me.

 

 

 

Intervista di: Fabrizio Allegrini

Grazie a: Teresa Malara, D-Mood

Sul Web: Sito Ufficiale - MySpace - Flickr

 

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP