“I Ricordi”. Anteprima a Palazzo Santa Chiara (Roma). Incontro con Vito Matassino

Scritto da  Domenica, 29 Maggio 2016 

Presentato a Roma, sabato 28 maggio 2016 con inizio alle ore 21.30, presso il teatro della sede di Palazzo Santa Chiara, l’episodio "I Ricordi" che farà parte del film indipendente "Certe storie" prodotto dalla Filming Roma.

L’indifferenza della vita, la caduta della solidarietà, il filo conduttore del film per la regia e sceneggiatura di Vito Matassino che prevede di completare i quattro episodi a fine luglio. Ancora non è definita la successione che sarà decisa in fase di montaggio ma l’idea è di inserirsi come cinema indipendente soprattutto nel circuito dei festival. Abbiamo incontrato Vito Matassino, producer e distributore storico in Italia di tutti i film di Spielberg ad esempio, che ha lavorato con le principali major americane e il cinema italiano della nostra scuola classica, per sapere come nasce quest’avventura.

“Faccio cinema da molti anni e quello che mi affascina oggi è la ricerca di nuova linfa da inserire nella complicata macchina del cinema, al di fuori dai canali tradizionali spesso inquinati. Mi stimola la ricerca di nuovi talenti, o comunque potenzialità da sostenere, nell’ambito del cinema indipendente”.

Che cosa racconta l’episodio “I ricordi”?
“I ricordi sono la metafora della vita, quel carosello di opportunità che ciascuno dovrebbe saper fare proprie nel modo più consono alle proprie aspettative e capacità e che nell’intervista a Franco Gargia mette in luce la delusione di una vita, la trascuratezza del teatro che ha dimenticato un personaggio che ha dedicato tutta la sua esistenza al palcoscenico e al grande schermo. Non ha caso l’episodio di conclude con questa frase: "Spesso un attore da' la sua migliore interpretazione raccontando i successi e le delusioni, le speranze e le sconfitte: le cose vere di una vita". Quando esce dal Teatro pensa alla morte e lo fa ironicamente con l’amarezza e la poesia tutta napoletano, lasciandoci comunque un sorriso e la voglia di continuare.”

E’ un uomo che rievoca la giovinezza, la sua attività professionale e prima ancora i suoi studi di ingegneria e la sua vocazione che in qualche modo lo ha tradito. Forse non ha rimpianti se non quello di non aver organizzato bene la propria vita sul palcoscenico aver disperso l’energia rispetto ai traguardi da conseguire.

Questo attore napoletano, come Vito Matassino e il direttore del Teatro, Gustavo Cuccurullo, ha coperto una lunga stagione dalla scuola napoletana dei De Filippo, lavorando tra l’altro con Tina Pica, fino al film di Paolo Virzì, “Tutti i santi giorni”. Ha iniziato a lavorare al Mercadante di Napoli e ha fatto dei recital al Trianon che è stato diretto tra l’altro per un periodo da Cuccurullo anche se dal 2006 purtroppo non appartiene più alla sua famiglia ed è divenuto un ente pubblico in stato di semi-abbandono.

Di cosa trattano gli altri episodi?
“Uno della dissoluzione di un essere umano, nella fattispecie di un’attrice, che illustra la ferocia del cinema; un altro – interpretato da Melissa Manna – il coraggio della moglie di un camorrista di ribellarsi; infine, quello scritto da Vincenzo La Gioia, sceneggiatore teatrale, di un amore ritrovato”.

L’autore di questo testo ha sottolineato il tema di un amore tra due anziani che si ritrovano dopo tanti anni con lo stesso entusiasmo e la voglia di amarsi e di abbandonarsi alla passione, sfidando convenzioni sociali e la famiglia della donna che nel frattempo si è lasciata trascinare in un matrimonio, proponendo un tema per tanti anni tabou che da qualche tempo sta ricevendo una forte attenzione.
Qual è il filo conduttore del film a episodi, se c’è?
“Raccontare l’Italia nella quale viviamo fatta di indifferenza, di solitudine, di violenza, emblema del mondo dello spettacolo; ma anche della voglia di vivere che l’amore liberato non perde mai – ci ha raccontato Matassino – e che riesce a superare anche il tramonto della solidarietà – come ha sottolineato Vincenzo La Gioia –”.

Palazzo Santa Chiara, Piazza di Santa Chiara 14 - Roma.

Articolo di Ilaria Guidantoni

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