Moira Pucci: passione e poetica dell’Homo Faber

Scritto da  Giovedì, 30 Ottobre 2008 

Moira Pucci, promettente artista di Terni, spiega e vive l’arte come un artigiano esperto. Il suo è un approccio alla tela completo ed efficace: la vera poetica dell’Homo Faber.

 

 

 

Con la pittura è stato subito amore? Parlaci del tuo incontro con l'arte.

Io ho sempre disegnato, fin da bambina. E’ difficile dire con esattezza quando ho incontrato l’arte. Credo di conoscerla da sempre, è una presenza costante nella mia vita. Senza dubbio ti dico che è amore, l’amore vero ed assoluto, l’unico mio amore. Comunque ho deciso che volevo fare l’artista intorno ai tredici anni, quando ho preso coscienza che la pittura era una parte di me, forse la mia parte migliore.

Cosa rappresenta per te la "tua" arte? Pensi di esprimerti completamente con i pennelli?

Tutto. La mia arte è tutto per me, è il mio elemento. Non saprei immaginare la mia vita senza tele e pennelli, senza l’odore pungente dell’olio di lino e la puzza nauseante della colla di coniglio… L’arte influenza costantemente la mia vita e le mie scelte di vita, senza di essa sarei un’altra persona, totalmente diversa da quella che sono. Alla seconda parte della domanda ti rispondo di si, credo di riuscire ad esprimermi totalmente dipingendo, mettendo a nudo la mia parte più intima e riservata, la parte di me preclusa di norma agli altri.

Che tipo di approccio scegli nell'accostarti alla tela? I soggetti, la tecnica da usare, i colori sono già nella tua testa o preferisci sperimentare e affidarti al momento?

Non mi affido mai totalmente al caso quando sono di fronte ad una tela bianca. Sono convinta che la pittura debba essere rigore formale e cromatico oltre che idea e passione. So fin dall’inizio quale sarà il soggetto dell’opera e la tecnica che userò. So anche come si svilupperà il dipinto a livello cromatico. Non ti nego, però, che spesso è il dipinto stesso che mi porta ad operare delle modifiche, a volte anche importanti. Comunque le mie opere finite non si discostano mai troppo dall’idea iniziale.

Quanto istinto c'è nei tuoi lavori?

Tanto quanto la razionalità. Prima ti dicevo che un dipinto deve seguire un certo rigore formale, ma è ovvio che questo non è sufficiente. Un buon dipinto lo si ha quando istinto e raziocinio si fondono insieme sulla tela e diventano una cosa sola. Allora, e solo allora, un dipinto diventa opera d’arte.

Il tuo tratto è forte, marcato quasi. È una scelta o cosa?

È vero, ho un tratto moto deciso nel dipingere, spesso accostato a delle morbide sfumature. Ecco, credo che quella sia la mia parte più istintiva. Non è sicuramente una scelta razionale o qualcosa di volutamente artificioso.

Può esistere, secondo te, un legame tra la profondità del tratto e il temperamento dell'artista?

Il tratto d un artista è quasi la sua carta di identità, una sorta di impronta digitale. Sicuramente esso è in stretto legame con il temperamento e con la sfera emotiva dell’artista.

I pittori o il movimento artistico per te più influenti.

Pablo Picasso, Salvador Dalì, Frida Kahlo. Picasso è stato il mio primo amore artistico, il talento allo stato puro che non si è mai lasciato influenzare da alcuno. Dalì ed i suoi virtuosismi tecnici hanno sempre esercitato un forte fascino in me, così come Frida Kahlo e la prepotenza dei suoi dipinti. Sono tre personaggi totalmente differenti fra loro, non solo a livello stilistico, ma sotto ogni profilo. Da tutti loro ho imparato il rispetto profondo per la pittura, la tenacia nel perseguire l’arte ad ogni costo.

Guardo la tua serie "Olio" e penso a De Chirico.

In molti mi dicono la medesima cosa. I richiami alla metafisica, però, non sono voluti o cercati. Forse la “causa” è da attribuirsi alla grande influenza che subisco dall’arte greca, tanto amata anche da De Chirico.

Pensi sia presente una forte componente onirica nelle tue composizioni?

Non parlerei di “componente onirica”, piuttosto di “componente inconscia ed emotiva”. Accade di frequente che nei miei dipinti convivano insieme soggetti ed oggetti che apparentemente non hanno nulla a che vedere l’uno con l’altro. Non so spiegare perché, ma quando nella mia mente si fa strada l’idea di un nuovo dipinto essi sono lì, inscindibili fra loro.

 La tempera esercita un forte fascino sulla tua opera o mi sbaglio?

La tempera la considero la pittura allo stato puro. Molto frequentemente i miei dipinti ad olio presentano, negli strati più profondi, un’impostazione eseguita a tempera all’uovo. Essa è una delle tecniche pittoriche più antiche, la madre dell’olio e della pittura moderna. Impossibile non amarla profondamente. Poi, preparandola da sola in casa, partendo dalle materie prime, è un po’ come tornare in dietro nel tempo, nelle antiche “botteghe”. Diciamo che lo vivo come una sorta di rito.

Prediligi anche altre tecniche?

Tutte quelle tecniche che nascondono ancora un sapore antico. Amo molto utilizzare inchiostri per disegnare con la penna d’oca. Il mio mezzo espressivo per eccellenza rimane comunque l’olio.

Il disegno, secondo te, può rappresentare una forma di espressione autonoma oppure è la classica preparazione al dipinto vero e proprio?

Il disegno, mia grande passione. Non credo sia possibile, se non in rarissime circostanze, avvicinarsi a un dipinto senza un buon disegno. Esso è alla base del colore. Indubbiamente un disegno realizzato in modo corretto non ha nulla da invidiare ad un dipinto ad olio, anzi, molto spesso è di maggior pregio un disegno piuttosto che un dipinto. Quindi si, può rappresentare una forma di espressione autonoma. D’altro canto esso è propedeutico alla pittura, vedi per esempio tutte le bozze preparatorie che i grandi Maestri hanno prodotto prima di affrontare un dipinto. Un’opera nella quale è assente il disegno è come una bella donna acconciata e truccata in abito da sera senza scarpe… Personalmente diffido molto di quei pittori che non sanno disegnare o che sostengono che il disegno è irrilevante in un dipinto.

Esiste nella tua pittura un filo conduttore, un qualche denominatore comune?

Si, le donne sono il filo conduttore delle mie tele. Ho cominciato con in dipingere Eva, la prima donna, dandole il mio volto. Poi mi sono resa conto che non stavo più dipingendo né Eva né me stessa, ma la donna in senso assoluto. Dipingo le donne, le angosce che vivono nel quotidiano, le speranze e le delusioni. Cerco di rappresentare su tela le sensazioni che una donna può provare oggi, il grido di disperazione e la voglia di ricominciare.

Il lavoro di cui vai maggiormente fiera e perchè.

È uno dei miei ultimi lavori: “Flagello”. Credo che rappresenti bene la mia poetica. Una donna ferita visibilmente nelle carni, ma dallo sguardo ancora fiero. Un San Sebastiano al femminile, orgoglioso come solo una donna può essere. Ferita nel corpo ma integra nello spirito, sfacciata ed insolente nel suo silenzio. Un silenzio che quasi offende. Se la guardi bene ti sembrerà anche un po’ strafottente…

“Flagello” è un dipinto di una maturità tale da colpire dritto allo stomaco… Mi piacerebbe sapere cos'è per te la creatività?

La creatività… un istante di sublime follia, che genera qualcosa dal nulla. La creatività è un parto mentale, dal quale nasce ogni volta qualcosa di unico ed inimitabile, che non sarà mai uguale a qualche altra cosa già esistente. Creare significa materializzare un pensiero, un sentimento, uno stato emotivo. Significa tradurre in immagine qualche cosa che le parole non possono descrivere in alcun modo.

La tua creatività ti appaga a sufficienza o vivi il tuo lavoro come una continua e tormentata ricerca?

Mi sento appagata a volte, altre volte, invece, mi sento frustrata perché sono consapevole che avrei potuto fare di più e meglio. La pittura è, senza dubbio, una continua ricerca del nostro “io” più profondo. È una continua lotta per “fare di più”, una gara con se stessi, contro se stessi. Amore e tormento, sarà banale, ma l’arte è così per me.

Nella scena artistica odierna quanto è difficile riuscire ad emergere, a farsi conoscere e perchè.

Oggi le dinamiche che ruotano intorno al mondo dell’arte sono tante, e devo ammettere che è estremamente difficile emergere. Questo perché, in primo luogo, si è perso l’amore ed il rispetto per la pittura. Ad averlo perso sono, in testa a tutti, i pittori stessi. Oggi, purtroppo, chiunque si sieda di fronte ad un cavalletto e prenda in mano un pennello finisce per sentirsi artista, anche se non ha la minima idea o competenza in merito. Non c’è più professionalità e troppo spesso si dimentica che l’arte è un mestiere che non si improvvisa. Poi c’è il fattore economico, ovvero: se hai i soldi per auto-promuoverti qualche possibilità a hai, altrimenti la faccenda diventa veramente complessa. Inoltre oggi le gallerie d’arte seguono tendenzialmente due direzioni: o trattano solo artisti già noti che hanno un buon mercato (quindi c’è la certezza del commercio delle opere stesse), oppure “affittano a galleria”. Con “affittano la galleria” intendo dire che ti lasciano esporre nei loro locali, previo pagamento di cifre di tutto rispetto, riservandosi, come se non bastasse, anche una percentuale sulle eventuali vendite. Il quadro che ho fatto della situazione odierna è realistico, seppur triste, ma è così, pazienza…

Pensi che ci sia la necessaria cultura in Italia affinchè artisti giovani come te abbiano una meritata visibilità?

Al momento ti dico di no. Fin quando non si interromperà il circolo vizioso che ti dicevo prima, i giovani non avranno la visibilità che meritano. Tanto per cominciare i galleristi dovrebbero riprendere a fare il loro lavoro, cioè investire su di un artista in prima persona, perché ha talento, perché lo merita e perché credono in lui. Esattamente come accadeva una volta.

Ti ritieni soddisfatta del percorso artistico fin qui vissuto? Cosa miglioreresti, dove stai indirizzando la tua opera?

Si ne sono soddisfatta, anche se spesso avrei potuto fare di meglio e di più. Ho studiato tanto, ancora studio, mi documento, cerco di sapere quanto più posso. Migliorerei ogni cosa, si può sempre superare se stessi. In fondo la pittura è come la letteratura: se il vocabolario di uno scrittore è particolarmente ricco, ne trarrà vantaggio la narrazione; se molte sono le conoscenze di un pittore, ne trarrà vantaggio il dipinto. Assurdamente cerco sempre di non essere io ad indirizzare la mia opera, o almeno, di non farlo volontariamente. Ora sto lavorando molto nei dettagli di un corpo nudo, non nella sua totalità, domani non lo so. Non penso in cosa si evolveranno i miei dipinti, sono anche io in attesa di saperlo.

Grazie per la chiacchierata Moira, è stato un vero piacere. Ti auguro di proseguire con soddisfazione sempre maggiore il tuo lavoro e che riesca a trovare il giusto e meritato riscontro di pubblico.

Sono io a ringraziarti per la disponibilità e per il bellissimo augurio.

 

 

Intervista di: Fabrizio Allegrini

Grazie a: Moira Pucci

Sul Web: Sito Ufficiale - Equilibriarte

 

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