“Les Amoureux des bancs publics - La rue qui résiste aver l’art” di Gaia Vianello e Juan Martin Baigorria

Scritto da  Martedì, 19 Aprile 2016 

Un documentario a cinque anni dalla Rivoluzione tunisina un documentario sul disagio della popolazione e soprattutto dei giovani e il ruolo dell’arte, della condivisione come risposta e antidoto al terrorismo e alla criminalità che attecchisce là dove non c’è lavoro, né svago e creatività.

Sunset Soc. Coop. lancia la campagna di crowdfunding ADOTTA IL DOCUMENTARIO “Les Amoureux des bancs publics la rue qui résiste avec l’art” Io sostengo la cultura! E tu? Il titolo del documentario, che ricorda la canzone di Georges Brassens, è stato realizzato da Gaia Vianello e Juan Martin Baigorria, e racconta come l’arte di strada sia diventata, nella società tunisina post rivoluzione, uno strumento di comunicazione di massa e di cittadinanza sociale.

Abbiamo incontrato Gaia Vianello, esperta di cooperazione internazionale in nord Africa e Medioriente, di migrazioni e, da alcuni anni, di video making e coautrice del documentario attualmente in fase di post produzione, per il quale è attiva una campagna di sostegno sul sito indiegogo (https://www.indiegogo.com/projects/les-amoureux-des-bancs-publics--2/x/3535045#/).

Come nasce il tuo interesse per questo argomento e si concretizza in questo tipo di scelta stilistica, il documentario?
«Ho iniziato a realizzare documentari, nel 2009, in Marocco, dove lavoravo come project manager per un progetto sul reinserimento socio-economico dei migranti di ritorno. Il progetto stava volgendo al termine, ed ero alla ricerca di un mezzo efficace per riuscire a portare questo tipo di tematiche all'attenzione dell'opinione pubblica europea. Ho quindi contattato la casa di produzione Sunset Soc.Coop., con la quale tutt'ora collaboro, ed insieme abbiamo cominciato un percorso di documentazione audiovisiva, con "Aicha è tornata" (2011), proseguendo poi con "This is not paradise" (2014), sulla questione delle donne di servizio migranti in Libano.
Per quanto riguarda "Les amoureux des bancs publics" l'idea è nata a partire da una sensazione, di un sentimento molto forte che mi ha colpita, se non travolta, sin dal mio arrivo in Tunisia: l'entusiasmo, la curiosità e la perseveranza dei giovani, spesso anche molto giovani, tunisini, nonostante l'evidente scoramento e la fatica, dati da tutti gli eventi che si sono susseguiti dal 2011 ad oggi.
Era una sensazione che da tempo ricercavo qui in Europa, e che raramente sono riuscita a trovare. Da qui ho sentito l'esigenza di trasformare questa sensazione in un lavoro che potesse essere fruibile al pubblico europeo ed occidentale, che spesso ha un'idea mistificata di quello che succede in Nord Africa, ed nel caso particolare, in Tunisia.»

Come nasce il documentario?
«Il documentario nasce dalla volontà di raccontare come i tunisini, dopo le contestazioni del 2010, stanno vivendo la transizione democratica, oscurata dalle costanti minacce di Daesh e da un labile confine tra autoritarismo e democrazia, in nome della lotta al terrorismo. Dal 14 gennaio 2011, una serie di eventi hanno trasformato il Paese e ci siamo chiesti qual è veramente la situazione oggi? Cos’è successo a tutti quei giovani e meno giovani che si sono riversati nelle strade, facendo sperare tutti noi che insieme è possibile cambiare le cose? Mentre cercavamo una risposta a queste domande ci siamo accorti che la risposta dei tunisini è nell’arte.»

A chi si rivolge e con quale obiettivo?
«Come detto, il documentario ha come obiettivo principale quello di dar voce ai tantissimi giovani, e meno giovani, attivisti tunisini che, nonostante la stanchezza e le delusioni date dalle difficoltà, spesso dalle tragedie, che il Paese sembra quotidianamente dover affrontare nel percorso di transizione democratica, perseverano nel portare avanti il messaggio che, per arrivare ad una Democrazia reale e collettiva, e per affrontare le attuali sfide del dilagare del terrorismo islamico, sia necessario non dimenticarsi del ruolo della cultura, come simbolo di cittadinanza, trasversale a tutte le classi sociali e tutte le appartenenze politiche e religiose.»

IL FILM
Regia: Gaia Vianello e Juan Martin Baigorria
Musiche: Claudio Rocchetti
Produzione: Sunset Soc. Coop.
https://www.facebook.com/lesamoureuxdesbancspublics/
https://www.indiegogo.com/projects/les-amoureux-des-bancs-publics--2#/

Per vedere il trailer del documento:
https://www.youtube.com/watch?v=maouHG_oYVI


Gaia Vianello project manager e regista. Lavora da otto anni come esperta di genere e migrazioni. Dopo la laurea in Politiche dello Sviluppo presso l’Institut d’Études Politiques di Parigi, nel 2008 ha conseguito un master sulle Migrazioni Internazionali all’Università di Ca’ Foscari. Dal 2007 al 2009 ha operato in Marocco, in qualità di project manager, a progetti d’inserimento socio economico dei migranti di ritorno e come consulente presso United Nations Development Program per il programma “Migration for development”. Dal 2009 al 2010 ha lavorato come rappresentante paese in Libano per ARCI, coordinando quattro progetti dedicati all’associazionismo femminile interconfessionale. E’ autrice di “Aicha è tornata”, documentario sulle donne migranti di ritorno in Marocco e regista, insieme a Lisa Tormena, di “This is not Paradise”, sulle condizioni delle donne di servizio migranti in Libano. Lavora all’Università Ca’ Foscari di Venezia e per diverse ONG internazionali.

Juan Martin Baigorria direttore della fotografia e documentarista  Nasce in Argentina nel 1977 e vive a Bologna dove lavora come documentarista e fotografo. Come direttore della fotografia e operatore ha partecipato ai film documentari “La prigione Invisibile”, “Una scelta di dignità”, “Dalle onde del mondo” e “A Bagnile vivevan gli eroi". Come regista insieme a Lisa Tormena ha prodotto il film documentario "Aicha è tornata" sulle contro-migrazioni marocchine da un punto di vista di genere, ottenendo vari premi in festival e concorsi. Ha realizzato reportage fotografici sulle migrazioni marocchine, su quelle siriane e sulla primavera araba in Tunisia.

Articolo di Ilaria Guidantoni

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