Laura Chiossone: quattro chiacchiere "a proposito di Angelamaria"

Scritto da  Caterina Paolinelli Venerdì, 13 Settembre 2013 

Intervista a Laura Chiossone a proposito del suo documentario “¿Necesitas algo, nena?”, presentato nella categoria “Eventi speciali” al Milano Film Fest 2013.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Prima di tutto grazie per aver accettato la mia intervista. Il tuo lavoro, documentario sui desaparecidos argentini, parte dal sud Italia. Come sei venuta a conoscenza della figura di Angelamaria? Chi te ne ha parlato?
Sì, parte dalla Calabria, da Fuscaldo, un piccolo paese che ha conosciuto tante storie di emigrazione. L’idea nasce dalla produttrice del documentario Francesca Chiappetta che è di origini calabresi. Francesca ha seguito parte del processo italiano per le vittime italiane della dittatura argentina e, venuta a conoscenza della storia di Angela, vi ha ritrovato io credo una certa comunanza di forza di spirito delle donne del nostro sud.


La storia di Angelamaria è una storia comune a molte persone in Argentina, hai scelto la sua storia come espediente per raccontare la realtà politica di una nazione o l’hai scelta perché ci ha visto dentro qualcosa di speciale? Di diverso?
La storia di Angela è una su 30.000. Tanti si contano potrebbero essere i desaparecidos vittime della dittatura. Ognuna delle loro storie a modo suo avrebbe credo un suo messaggio prezioso da trasmettere. Il fatto che Angela fosse italiana la rende una figura interessante per sottolineare le tante connessioni nel bene e nel male tra i nostri due paesi.


Si avverte, in certi punti del racconto, che stai cercando (almeno io l’ho percepito) di far descrivere questa donna come una donna forte e dal cuore grande, una donna speciale, più speciale degli altri; perché?
Perché ha avuto abbastanza spazio nel cuore per pensare agli altri anche nei momenti peggiori, perché non si è lasciata paralizzare dalla paura ed ha messo la solidarietà e la giustizia davanti a tutto.


In Argentina, durante la repressione, si veniva arrestati con i pretesti più assurdi, pensi che il fatto che Angelamaria avesse un figlio sovversivo non fosse sufficiente per fare di lei un soggetto in pericolo?
Sì certamente, tutta la famiglia di Dante Gullo (marito di Angela, nda) è stata perseguitata e ha pagato il prezzo dell’impegno politico del figlio. “Sovversivo” è una parola interessante e sulla quale dovremmo riflettere, è così che il figlio è stato definito, e con lui tanti che semplicemente magari manifestavano il proprio dissenso in piazza. Ma anche se uno fosse colpevole di reali crimini contro “l’ordine costituito”, ti sembra sensato rapire la madre e ucciderla sotto tortura per questo?


Hai ragione Laura, sono perfettamente d’accordo con te. Parliamo però di un luogo dove alcuni diritti dell’essere umano, come libertà di espressione, non sono minimamente contemplati. E Angela è stata l’unica della sua famiglia ad essere uccisa?
E’ stato ucciso anche Jorge Gullo il fratello minore, che dopo la scomparsa della madre si è completamente dedicato alla sua ricerca tentando ogni strada possibile, compresa a quanto pare un’inutile visita in Italia in cerca di protezione politica per ottenere notizie di Angela. Rientrato in Argentina anche lui con grande coraggio, perché ben consapevole dei rischi che correva, è stato rapito con un’imboscata drammatica perché sotto probabili minacce è stata coinvolta la sua compagna e sua figlia che gli hanno dato un appuntamento che per lui è stato fatale.


Capisco. E attualmente com’è la situazione in Argentina rispetto al tema dei desaparecidos e delle madri di Plaza de Mayo?
Sono passati diversi anni da quando sono stata in Argentina per realizzare il documentario nel 2010; in quel momento era in atto una grande presa di coscienza (più di vent’anni dopo…) perché finalmente si stavano svolgendo i primi processi a carico dei militari, dopo quella dolorosa rimozione della memoria che si era fatta con le leggi del “punto final” e dell’ “obediencia debida” che nel 1986 stabilivano un’infelice e forzata pacificazione tra la società civile e quella militare impedendo che giustizia fosse fatta.


Non pensi che il tuo lavoro, per quanto ben fatto e molto toccante, sia un po’ anacronistico visto che non offri un indagine sulla realtà attuale, ma solo una video-documento su un aspetto della vita di una donna comune vissuta nel secolo scorso?
E’ un lavoro sulla memoria, l’attualità è data dallo svolgersi solo ora, decenni dopo, dei processi che rimettono ordine nella giustizia. Forse si sarebbe dovuto dedicare anche uno spazio al tema dei figli sequestrati neonati ai desaparecidos e adottati segretamente, che è il tema effettivamente ancora più attuale, perché è la parte più dolorosamente irrisolta.


Grazie infinite Laura.
Grazie a te.

 

 

Laura Chiossone è una regista italiana che sperimenta vari formati video: video musicali, documentari, cortometraggi e pubblicità. A fine giugno 2013 è uscito il suo primo lungometraggio "Tra cinque minuti in scena".

 



Intervista di: Caterina Paolinelli
Grazie a: Valentina Calabrese, Ufficio stampa Milano Film Festival
Sul web: www.milanofilmfestival.it

 

 

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP