Intervista a Fabrizio Santi, autore di Quadro senza tempo

Scritto da  Redazione Libri Sabato, 18 Maggio 2013 

In occasione dell’uscita di “Quadro senza tempo” (Edizioni Ensemble) di Fabrizio Santi, abbiamo deciso d’intervistare l’autore affinché ci desse maggiori delucidazioni su questo piccolo/grande thriller che saprà catturare il pubblico.

 

  

Come nasce e si sviluppa “Quadro senza tempo”?

 

È difficile dire come nasca un libro o un qualsiasi tipo di produzione artistica. L’autore/creatore, in un determinato momento della propria esistenza, sente la necessità di dare un contenuto comunicabile a quella che può essere un’idea, una forma astratta intrisa però di sensazioni o di immagini. Questo libro, che si è venuto a costruire nell’arco di dieci anni, nasce dall’esigenza di produrre un mistero di cui bisogna tracciare i contorni e svelare la trama. E’ inoltre un omaggio a due culture: quella del nord Europa e quella mediterranea, le quali intersecatesi hanno dato luogo ad una varietà di movimenti e correnti che hanno costituito la spinta propulsiva della storia del nostro continente. Ritengo inoltre, che ogni enigma da svelare, sia nel campo letterario che in qualsiasi altra disciplina, è per l’uomo metafora dell’enigma per eccellenza: cioè quello della nostra esistenza.

 

 

La leggenda del quadro che appare e scompare in luoghi sempre diversi e che rende folli è inventata o esiste davvero? Poi, più per curiosità, come mai la scelta di restare nel tuo paese per ambientare il romanzo? Solitamente siamo abituati a vedere che gli autori scelgono sempre luoghi diversi dai loro paesi d’origine perché non sono abbastanza stimolati dalle loro bellezze o perché, andando lontano, hanno la possibilità di giocare meglio con la fantasia.

 

La leggenda del quadro, per quanto ne sappia, non esiste ma è un ottimo espediente narrativo che si inserisce nella trama di una struttura simbolica che volevo funzionale all’architettura del libro. L’Italia è sì la patria d’elezione delle arti figurative ma il quadro della storia qui rappresenta un particolare tipo di pittura: ci sono infatti quadri italiani e non che sembrano rimandare ad immagini diverse da quelle che in realtà raffigurano. La pittura metafisica di De Chirico, secondo me, appartiene a questo genere. Il fascino che sprigionano questi dipinti è l’espressione di un’Italia onirica che Theodor, studioso tedesco, percepisce come l’altra metà ideale da integrare con l’austerità e il rigore della civiltà nordica. Il quadro del libro lo immagino composto da una commistione di stili che potrebbero rimandare ad opere di Dalì, De Chirico appunto, e Carrà. L’Italia, vista in questo modo da Theodor Klinsmann, rappresenta la terra del mistero, mistero della sua esistenza e di quella di noi tutti.

 

 

I due protagonisti, Theodor e Riccardo, sono due facce della tua personalità oppure ti sei voluto “raccontare” in uno solo di loro?

 

È abbastanza scontato che i personaggi dei romanzi promanino spessissimo aspetti della personalità e del carattere che sono propri dell’autore. L’esigenza della creazione coincide con l’esigenza della nostra rappresentazione. Theodor e Riccardo, pur se dissimili per alcuni aspetti, si ritrovano sul terreno comune della ricerca del quadro che è metafora della ricerca di senso. Entrambi i personaggi, chi in un modo chi nell’altro, sono espressione, a volte camuffate, della mia personalità o perlomeno di quella che io ritengo tale. Dividendomi tra due protagonisti ho forse pensato di rendermi meno palese allo sguardo del lettore. Inoltre, quegli aspetti che differenziano i due giovani credo possano ben individuare le contraddizioni che spesso configgono in un singolo individuo provocando così quel disturbo che rende spesso la personalità inquieta e forse per questo bisognosa di manifestarsi.

 

 

Ultima domanda: cosa ha di differente il tuo thriller rispetto agli altri?

 

Il libro si differenzia da un thriller standard per un’infinità di motivi. Innanzitutto già la definizione di genere per un testo così strutturato si profila con molta difficoltà. Si potrebbe dire che il libro sia un Mistery? Un Thriller? Un Noir? Un percorso di ricerca esistenziale? Cercando di non peccare di presunzione direi che potrebbe essere tutto questo e forse altro, ma la definizione purtroppo non lascia molto spazio alla fantasia e alle attese di chi legge; le componenti citate ci sono tutte ma un’opera di minimo spessore deve essere aperta e i vari livelli di lettura che può proporre sono tanti quanto quelli dei lettori che con il libro interagiscono.

 

 

Intervista di: Andrea Rivelli
Foto: Edizioni Ensemble

Sul web: www.edizioniensemble.com

Grazie a: Fabrizio Santi

 

 

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