Delia Ciccarelli: l'illustrazione tra sogno e realtà

Scritto da  Giovedì, 06 Novembre 2008 

Delia Ciccarelli, giovane e talentuosa illustratrice abruzzese, parla del suo lavoro come del frutto di una continua interazione tra immagini reali e sostanze oniriche: è l'illustrazione che continua a stupire.

 

 

 

 

L'arte dell'illustrazione, ne sappiamo poco in verità. Quando nasce e perché. 

L’arte dell’illustrazione risale all’era preistorica, da quando gli uomini primitivi descrivevano le loro scene di caccia con immagini sui muri delle caverne.  

Cosa significa precisamente illustrare? 

Illustrare significa narrare per immagini, disegnare raccontando. È una forma di comunicazione con le immagini, inventandole e realizzandole. In realtà l’ambito illustrativo è molto vasto. Si possono trasformare in modo fantastico le immagini della realtà oppure rappresentarle in modo realistico o iperrealistico, o di esprimerle simbolicamente. Gli ambiti professionali dell’illustratore sono molteplici: nella narrativa, disegna raccontando. Nell’editoria quotidiana e periodica realizza con forza e sintesi copertine di settimanali oppure commenta in modo libero e personale un articolo di terza pagina culturale. Comunica con linguaggio appropriato, fantasioso, nell’editoria per l’infanzia. Realizza immagini dettagliate per l’editoria tecnico-scientifica; e ancora, può realizzare immagini per la pubblicità essendo anche un profondo conoscitore delle facoltà percettive e ricettive del suo messaggio visivo. L’illustratore è quindi, dal mio punto di vista un intellettuale oltre che un artista, che deve saper sentire la gente influenzando con le sue immagini la società. 

E come illustreresti Delia? Parlaci un po’ di te e della tua carriera artistica. 

Il mio intento è creare un effetto sogno in cui le diverse espressioni umane ne sono la base. E' un modo di calarsi nell'aspetto interiore della gente e portarlo in un mondo di fiaba. Come se in questo mondo di fiaba ci fosse uno specchio del mondo interiore dell'anima delle persone. In questo modo tutti si sentono partecipi delle fiabe e delle favole, tutti si sentono dentro l'illustrazione, perché ne sentono la familiarità. Quindi: la fiaba siamo noi, nel nostro mondo interiore. Credo che l'aspetto della mia arte si possa definire onirico-surreale che crea appunto il mio mondo fiabesco. Quindi: dare forma ai sentimenti della gente con le espressioni e con la mimica e rendere il tutto in modo onirico-fiabesco con la mia tecnica dei colori sfumati del gesso. In tale modo la sfera della realtà umana con tutti i suoi sentimenti ed espressioni è portata ad un livello fiabesco dell'immaginazione. Io dico sempre: il mio sogno è far sognare. 

Esiste la favola contemporanea o si deve rimanere irrimediabilmente attaccati ai classici della fantasia? 

Per quanto riguarda le fiabe classiche da me illustrate, è stato un lavoro che mi è stato proposto direttamente dalla casa editrice Edicart. Questo non vuol dire che non possa illustrare fiabe contemporanee, infatti ho avuto modo di realizzare anche 4 libri di Natale per la Robert-Frederick, con il mio stesso stile, ma con storielle, inventate da me, del tutto nuove. Ce n’è una in particolare che parla di Babbo Natale che è ingrassato e non riesce a decollare con la sua slitta, perchè avendo mangiato troppi dolcetti, era salito di chili di troppo… e quindi comincia a fare una dieta, corsette, flessioni, per dimagrire. Insomma direi una fiaba con caratteri piuttosto attuali... 

L'illustrazione deve provare a stupire o essere semplicemente complementare alla storia? 

Per mio conto posso dire che spesso e volentieri con le mie illustrazioni ho superato i testi scritti delle storie. Secondo me, l’illustrazione deve sempre stupire!

La storia più bella che sia stata mai illustrata. 

La più bella non lo so, ce ne sono così tante di meravigliose.

E quella che deve ancora venire come te l'immagini? 

Una storia di sogni, una storia magica che incanti, faccia volare e sentire bene chiunque la legga e la osservi.  

Qual è la misura della creatività per un illustratore? 

Un vero illustratore deve avere il massimo della creatività. 

Come definiresti il tuo stile?

Definirei il mio stile fiabesco-onirico-surreale-magico. 

Che tecniche usi solitamente? Quanta vicinanza c'è in questo senso con l'arte figurativa? 

Uso i gessetti colorati, spesso resi in polvere sfumando con i polpastrelli delle mie dita, i gessetti spezzati per fare i particolari, etc. Credo che la mia arte sia molto legata all’arte figurativa, che spesso studio per migliorare  ed evolvere. 

Dai una qualche funzione particolare al colore?  

Do una funzione essenziale e necessariamente importante al colore. La cosa a cui punto di piùè la luce, un effetto luminoso che ottengo con i colori trattati in un certo modo e un effetto sognante-fiabesco sfumando i colori con i polpastrelli delle mie dita. 

Chi e cosa ha influenzato o continua ad influenzare il tuo lavoro? 

La mia vita.

L'incontro con il progetto D-Mood. 

Sono stata contattata via e-mail da Maura Bonelli con la proposta di adesione al progetto di esposizione temporanea di illustrazioni di favole e fiabe. Io sono stata ben lieta, anche perché sono un’illustratrice specializzata in Fiabe & Favole. 

Che lavori hai presentato alla mostra collettiva “Trick or Treat?” organizzata a Roma (dal 24 Ottobre al 7 Novembre 2008 - ndr)? 

Le mie 4 opere, Hansel & Gretal, Cappuccetto Rosso, Cenerentola E La Volpe Dalla Coda Mozza. 

Mi piacerebbe sapere a quale lavoro ti senti più legata. 

Hansel & Gretal che corrono. È una tavola che ho realizzato concentrandomi su un’emozione forte della mia infanzia. 

Al giorno d'oggi in un mondo di immagini sempre più nitide (e forse è solo un’illusione), complesse e molto spesso artificiali, un'immagine disegnata e colorata a mano riesce ancora a mantenere quella forza evocativa da sempre espressa? 

Si, e noto che la gente in generale la apprezza moltissimo. Peccato che non c’è un riscontro di questa ricerca del gusto da parte di chi dirige il mercato. Spesso il mercato arriva a proporre libri che non piacciono affatto alla gente.  

Quanta componente onirica c'è nel lavoro dell'illustratore? E nel tuo? 

Ce n’è molta, nel mio poi direi che è la base. 

La scena degli illustratori oggi in Italia. Quanto è difficile emergere, farsi conoscere e perché. 

È difficilissimo. Non ci vuole solo bravura ma anche molta fortuna. E questo perché non c’è selezione. C’è un’offerta di illustratori molto superiore alla domanda delle case editrici e nel contempo molte case editrici sembrano davvero non interessarsi per niente alla qualità di un’illustrazione. Meno male che ce ne sono anche alcune che questo lavoro lo fanno. 

Secondo te l'arte dell’illustrazione è adeguatamente apprezzata? 

Francamente no, ma credo molto nelle persone e nella loro sensibilità. Quindi è un’arte che sta rinascendo perché la gente comincia a risentire la voglia di sfogliare un bel libro illustrato. 

Dove stai indirizzando il tuo lavoro in questo momento? Ti ritieni soddisfatta del percorso artistico fin qui vissuto e cosa miglioreresti? 

Il mio ambito è sempre il fiabesco. Mi ritengo soddisfatta di giorno in giorno dell’evoluzione della mia arte. Non mi ritengo molto soddisfatta del guadagno che ne ricavo dal mio lavoro. Ma si sa, chi sceglie la via dell’arte, non sceglie certo la via dei soldi. 

Cara Delia Ciccarelli è stato un vero piacere conoscerti da vicino e spero che la tua opera, al pari dell’illustrazione in genere, venga sempre più presa in considerazione e giustamente ripagata.

Grazie a voi per aver aperto questo spazio.

 

 

 

 

Intervista di: Fabrizio Allegrini

Grazie a: Delia Ciccarelli, D-Mood

Sul Web: Sito Ufficiale

 

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