Davanti ad un bicchiere con Angelica Russotto

Scritto da  Giovedì, 06 Novembre 2014 

Ho incontrato Angelica Russotto quando mi ha regalato il suo primo libro, Quando Milano era da bere, dicendomi che era alla vigilia di una nuova pubblicazione, La fine delle bugie, in uscita il 10 novembre prossimo, un sequel che forse lascia intendere una terza tappa. Questa nuova avventura è preceduta da una campagna fotografica su fb, “Non solo la faccia”, titolo ironico e degno di una pubblicitaria qual è stata Angelica nella sua prima vita, per dire che in questa sto-ria lei è pronta a giocarsi tutto, a dispetto del politicamente corretto.
Facciamo un passo indietro per conoscere Angelica negli Anni Ottanta, periodo nel quale è am-bientata la sua prima storia (recensita su Saltinaria) e capire come nasce l'idea del libro.

«Negli Anni Ottanta, perlomeno in quelli descritti nel mio libro, tra l'84 e l' 86 io avevo 25-26 anni. Succedevano molte cose intorno a me, sia sul piano professionale sia su quello personale, da lì, da questo tumulto nasce la voglia di fermare quei momenti, di metterli a fuoco, un deside-rio provato subito in quel periodo, poi lasciato nel cassetto per molto tempo, sebbene il 

desiderio non si sia mai placato. Ormai era divenuto un’esigenza interiore. Finalmente ho rea-lizzato il mio sogno pubblicando il mio primo libro, uscito nel 2013. In quel periodo lavoravo per una casa editrice, nel settore economia, occupandomi della parte commerciale. Quel lavoro mi ha dato modo di conoscere molti manager, dirigenti e venire a contatto con un mondo eco-nomico che andava a gonfie vele».

Era la Milano da bere, come tutti oggi diciamo, come c’è stata la Roma della Dolce vita e ce ne siamo accorti sempre sul finire. Ma qual è l’origine di quest’espressione?
«In quegli anni nei quali – non dimentichiamolo -la pubblicità ha avuto una fortissima espan-sione, soprattutto per l'avvento delle tv commerciali, era guardata con molta curiosità. Uno Spot dell'Amaro Ramazzotti illustrava in alcuni fotogrammi la Milano dinamica, delle sfilate di moda, dei bar e la voce fuori campo diceva: “Amaro Ramazzotti, Milano da bere”, uno slogan che ha marchiato in modo indelebile gli Anni ‘80.
Il libro ha avuto un buon successo, la critica che mi è stata rivolta è che ci si appassiona alla storia di queste due amiche, Gloria e Pam, e alle loro avventure e scorribande milanesi, para-gonate alla Thelma e Louise dei navigli dal “Corriere della Sera” che per primo ne ha scritto la recensione, da dove è partita la sollecitazione a scrivere un Sequel, in uscita».

Cosa butteresti via di quegli anni?
«Spesso si è data la colpa agli Anni ‘80 di essere stati l'inizio del declino della classe politica, della società e la deriva dei rapporti interpersonali. Non credo sia così, ma al contrario c'era un po’ di pudore che oggi si è smarrito e, alla luce di quanto è accaduto e accade oggi, dove i rap-porti sono ancora più deteriori, superficiali, la politica è peggiorata in modo esponenziale. Mi viene da dire: si stava meglio quando si stava peggio. Senza contare che le opportunità di lavoro erano innumerevoli: infatti una delle protagoniste cambia lavoro spesso e volentieri senza alcun problema e le proposte le fioccano come dal cielo.
Butterei giù dalla torre la troppa incoscienza, la superficialità, l'ostentazione del dio denaro, pur con la clemenza verso il desiderio di buttarsi alle spalle il periodo precedente, gli Anni di piom-bo, con la voglia di leggerezza, forse anche eccessiva, al quale è seguito un risveglio amaro co-me chi avrà voglia leggerà nel mio prossimo libro».

Ci anticipi qualcosa del nuovo testo?
«La fine delle bugie (e della Milano da bere) edito da Cicorivolta Edizioni (Euro 12,00) è il secondo step ambientato nei mitici e travolgenti Anni '80. E’ il racconto che parte dalla vitalità arruffata delle notti e dei giorni milanesi e porta alla presa di coscienza della giovane protagonista della propria identità sessuale: la società italiana sta cambiando e Milano ne è la punta di diamante. Nella passione e nel sesso non si può fingere, non si agisce in base a cliché predefiniti su bugie e su convenzioni. Il memorabile orgasmo di una donna alla ricerca di se stessa non chiede la carta d’identità, né il 740, mentre il desiderio che lo precede si rivela come la magica porta di accesso alla nostra natura più profonda, unica vera possibilità per avvicinarci alla nostra dose di felicità».

Per promuovere questo libro hai scelto una modalità singolare che ti riporta al tuo mestiere e in qualche modo al brio degli Anni ’80, anche se il gioco è più serio di quanto sembra. Ci racconti qualcosa?
«L’idea è in qualche modo quella fotoromanzo con ogni foto che racconta una parte della storia ma che non è un doppio del libro, non è il fumetto del libro. Solo nella prima foto non si dice il titolo del libro per creare l’effetto sorpresa. La campagna si intitola “#nonsololafaccia”, non perché voglia reificare il corpo com’è stato fatto con la stagione dei calendari e rendere le donne delle bambole, al contrario: l'erotismo ci rende liberi, liberi di essere davvero chi siamo ed è questa la fine delle bugie (e della Milano da bere). Prima o poi la verità si svela perché il corpo, diversamente dalla mente, non riesce a mentire a lungo.«

Intervista di Ilaria Guidantoni

 

Commenti   

 
#1 ComplimentiGuest 2014-11-21 19:55
Grazie Bianca per avermi fatto conoscere Angelica,anche se solo telefonicamente e mail. Sono felice di poter collaborare per il certo successo del suo secondo libro
Solo le aquile possono volare in alto e Angelica lo è. Augurissimi
 

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