Daniela De Biase: Il colore è una cosa seria, umanizzare gli ambienti decorando

Scritto da  Ilaria Guidantoni Domenica, 14 Luglio 2013 

Il colore non come semplice orpello, elemento estetico ma funzionale, se non addirittura terapeutico per l'ambiente e, di conseguenza, per chi lo vive. Con questo spirito è nato anni fa il marchio COLORE E e la progettazione per un'architettura colorata e non semplicemente dipinta, ovvero pensata ab origine con il colore. A dire il vero, seguendo il percorso di studio e sperimentazione dell'architetto Daniela De Biase, si tratta di un connubio che nella storia dell'architettura si è realizzato pienamente perdendosi poi in gran parte nell'epoca moderna dove la forma e l'architetto hanno prevalso sul colore e sulla figura del decoratore.

 

 

 

 

 

 

 

CONVEGNO COLORE, ARCHITETTURA E CITTA'
La cultura del progetto sostenibile
cura scientifica Patrizia Colletta
18 luglio 2013 ore 14.30 > 18.30
Casa dell'Architettura - Piazza Manfredo Fanti 47, Roma

 

 

Com'è nata l'idea del convegno è soprattutto di un confronto internazionale dove si incontreranno varie teorie sull'uso del colore negli ambienti edificati?
"Un paio di anni fa ho partecipato ad un convegno itinerante dedicato a materia, luce e colore e ho fatto un intervento nel quale ho fatto presente che a Roma non esisteva un laboratorio sul colore ad uso dei professionisti benché se ne avvertisse l'utilità. In quell'occasione ho conosciuto il presidente di Oikos pitture - l'azienda che tra l'altro è lo sponsor principale del convegno - Claudio Balestri con il quale abbiamo condiviso l'idea dell'uso del colore per il benessere. Ne è nato un confronto e un dialogo per sviluppare i tema dell'economia sensoriale".
L'uso del colore per 'curare', sanare, restaurare gli ambienti mirava a creare delle sintesi funzionali. Questo vale certamente per l'arte dove si può distinguere l'impiego emozionale ed estetico da uno funzionale appunto. Valga per tutti l'esempio dell'utilizzazione del grigio negli ambienti dove vi è una presenza ricca di opere d'arte, siano essi gallerie o allestimenti di mostre e performance. Infatti è stato studiato il fatto che il grigio restituisce al meglio gli altri colori e si comporta da vera tinta 'neutra'. L'aspetto più stimolante però per l'architetto De Biase è lavorare negli ambienti sanitari: "Si tratta di una vera sfida perché sono comprese alcune dinamiche insieme, rispettivamente l'accoglienza e la degenza con una parte di consuetudine (una residenza temporanea), il lavoro del personale (che rende l'ospedale assimilabile alla fabbrica) e la sofferenza del paziente che lo rende un luogo dove la cura rappresenta una dialettica circolare. Un ospedale funzionale peggiora le condizioni del paziente o sostiene al contrario la cura". Le sfide dell'architetto De Biase non si fermano qui dato che sta studiando il colore nei luoghi di commiato dove in passato mi risulta si siano presi in esame gli aspetti del culto e artistici legati a materiali e forme più che al colore.
Qual è l'obiettivo dell'incontro? "Evidenziare come il colore sia una cosa seria, nel senso che non può essere usato a caso sulla base di una valutazione estetica, emozionale, di gusto e tendenze dove la moda la fa da padrona, quanto sulla base di motivazioni legate alla funzionalità di un certo ambiente; pertanto per quel dato luogo destinato a quell'uso, esiste un solo colore ed uno soltanto appropriato e di una precisa tonalità. In tale ottica il colore è legittimato in termini scientifico-professionali e non semplicemente a livello soggettivo. Questa visione comporta una rivoluzione anche nel modo di operare dell'architetto e nel suo ruolo rispetto al decoro che, come ricorda l'etimologia della parola (in questo caso colorando), cura".

 

 

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Daniela De Biase
Sul web: www.coloree.it

 

 

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