Chris Rain: un viaggio nell’ignoto tra le dinamiche dell’inconscio

Scritto da  Andrea Cova Giovedì, 04 Giugno 2009 

chris rain

Il giovane fotografo romano Chris Rain si è classificato terzo (ex aequo con Bruno Spiezia) al concorso d’arte a premi “Art On Stage - Oltre lo Specchio” organizzato da D-Mood con la partnership dell’associazione culturale Pegaso e di SaltinAria.it, abbinato allo spettacolo “Vecchi Tempi” di H. Pinter andato in scena al Teatro Agorà di Roma. Conosciamo meglio il suo misterioso ed affascinante universo artistico con quest’intervista.

 

 

Ciao Chris e innanzitutto benvenuto sulle pagine di SaltinAria; è per noi un vero piacere scambiare quattro chiacchiere con te per conoscere meglio il tuo universo artistico. Abbiamo avuto l’opportunità di iniziare ad interessarci alle tue opere in occasione della tua partecipazione al concorso Art On Stage nell’ambito del quale ti sei classificato al terzo posto (ex aequo con Bruno Spiezia); come hai vissuto quest’esperienza?

Trovo stimolante la sinergia creata dall’unione dell’arte figurativa con il teatro e ho un buon ricordo della serata. Ma se posso permettermi una critica riguardo i criteri di valutazione, l’ unanimità meritocratica doveva essere maggiormente tutelata, senza essere totalmente influenzata dalla quantità di invitati a seguito.

Questo concorso era stato organizzato in associazione allo spettacolo teatrale “Vecchi Tempi” di Harold Pinter, andato in scena al Teatro Agorà di Roma; hai avuto modo di assistere allo spettacolo? Che emozioni ha suscitato in te e cosa ti ha colpito particolarmente?

Mi chiedo ancora adesso se Anna e Kate non fossero in realtà due personalità di uno stesso personaggio.

Il concorso richiedeva ai partecipanti di confrontarsi con una frase dello stesso Pinter, da lui pronunciata all’atto della ricezione del premio Nobel per la letteratura nel 2005: (“Quando ci guardiamo allo specchio pensiamo che l'immagine che ci riflette sia accurata. Se ci spostiamo di un millimetro, però, l’immagine cambia. Stiamo in realtà guardando una serie infinita di riflessi. Tuttavia a volte lo scrittore deve rompere lo specchio, perché è dall'altra parte di quello specchio che la verità si rivela a noi.”). Come ti ha ispirato questa frase per la realizzazione dell’opera che hai presentato in concorso?

Evoca in me l’ idea di una sottile linea di confine, l’ eterno dilemma di fronte a due scelte che possono segnare profondamente il proprio futuro.

Descrivici meglio la genesi dell’opera ed il significato che intendevi veicolare attraverso di essa.

La foto è l’anello di chiusura di una serie di ritratti raffiguranti personaggi rinchiusi nell’isolamento della propria mente. Quel rincorrersi senza girarsi mi fa venire in mente il mito di Orfeo e Euridice, e la specularità dell’immagine dona diversi significati a seconda che la si guardi da destra a sinistra o viceversa.

Tra le altre opere in concorso ce ne è stata qualcuna che ha suscitato in special modo il tuo interesse?

Ho una pessima memoria con i nomi, ma ricordo con piacere un volto immerso in uno spazio geometrico, e un quadro che sfumava tra il grigio e il blu.

La dimensione espressiva a te più congeniale sembra essere quella della fotografia, realizzata in analogico e prediligendo nettamente, se non esclusivamente, il bianco e nero; cosa contraddistingue il tuo stile fotografico da un punto di vista tecnico?

Inconsciamente, per quanto riguarda l’impronta visiva, ho seguito un processo inverso a quanto oggigiorno offre il mondo della fotografia moderna, ovvero estrema pulizia, definizione, compostezza cromatica e anonimato compositivo. Mi piacciono le immagini dove il fotografo fa sentire la sua presenza nella scena sia da un punto di vista pratico che concettuale, devono essere chiare le direttive con le quali ha deviato l’attenzione dello spettatore dalla realtà alla fantasia, e gli strumenti analogici aggiungono a tutto questo una personalizzazione irripetibile. Mi piace poi pensare che le mie fotografie, così come sono, sarebbero potute essere scattate 50 anni fa, ho eliminato ogni elemento di disturbo che potesse dare una collocazione temporale all’ immagine.

Venendo ora ai soggetti ritratti nelle tue fotografie, cosa preferisci catturare col tuo obiettivo?

Semplicemente ogni cosa che amo o che rappresenti una mia sfaccettatura. Non sarei in grado di ritrarre qualcosa di impersonale.

Quali sono stati i punti di riferimento della tua formazione artistica? C’è in particolare qualche fotografo che ha influenzato ed ispirato il tuo cammino di crescita personale ed il tuo approccio allo scatto fotografico?

Ammiro coloro che sono stati in grado di creare un complesso universo parallelo che sia proiezione della propria indole. Facendo una rassegna di ciò che ha profondamente colpito il mio immaginario mi vengono in mente i personggi di Twin Peaks, la società immobile di Ellis (n.d. scrittore) e i tratteggi irruenti di Bacon.

Per il tuo interesse ad analizzare le più profonde ed inaccessibili dinamiche del subconscio, in maniera disincantata e talora aggressiva, sembrerebbe possibile accostarti ad una sensibilità di matrice espressionista; ti ritrovi almeno parzialmente nel linguaggio stilistico ed espressivo che caratterizzava questo movimento artistico e letterario?

E’ uso comune relegare la fotografia a disincantato e rispettoso ritratto della realtà, data la relativa giovinezza di questo mezzo è ancora difficile scinderla da questi canoni. Espressione per me è la creazione di elementari icone ideologiche attraverso un atto di matrice intuitiva piuttosto che intellettuale, e ciò deve avvenire a prescindere dall’ espediente utilizzato.

Pensi che attualmente in Italia l’arte della fotografia sia sufficientemente valorizzata ed apprezzata dal pubblico?

Riallacciandomi al discorso precedente, la fotografia è eccessivamente vincolata dalle tematiche e generi con la quale viene catalogata. Fintanto che non le verrà concesso libero campo d’azione, resterà sempre “arte di serie B”.

Quale pensi che siano le modalità più efficaci, per un giovane artista come te, di far conoscere il proprio lavoro ed affermarsi professionalmente, nella situazione socio-culturale italiana attuale in cui troppo frequentemente non si presta la dovuta attenzione alle nuove realtà artistiche e ai talenti più promettenti e interessanti?

Evitando i soliti discorsi sulla fuga all’estero, ritengo che l’ informazione libera (mediatica o cartacea) sia il veicolo migliore per promuovere il proprio nome, piuttosto che vedere appesa la propria opera in una mostra ingannevole e poco curata dove non si soffermerà nessuno.

Visitando il tuo sito internet (www.chrisrain.com), nella sezione “Stories” è possibile leggere alcune riflessioni, brevi racconti, poetici frammenti di vita. E’ questo per te un altro mezzo per esprimere con immediatezza ed intensità emozioni e stati d’animo?

Posso affermare con decisione che non c’è alcuna fotografia che precedentemente  non sia già nata tra le righe di un pensiero o di un racconto.

Prima di salutarci vuoi aggiungere qualcosa o rivolgere un saluto ai lettori di SaltinAria?

Consiglio pratico: mi sono chiesto se la mia coerenza di pensiero fosse totalmente personale o frutto del riflesso di un gusto comune. Nel caso un giorno dovessi scegliere la seconda ipotesi interromperei all’ istante qualunque cosa stia facendo. Buonanotte.

 

L’opera “Rain”

 

Intervista di: Andrea Cova

Grazie a: Chris Rain, D-Mood, Pegaso, Istituto Quasar

Sul web: www.chrisrain.comMySpace

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