Anna Maria Scocozza: la spiritualità dell’arte

Scritto da  Mercoledì, 29 Ottobre 2008 

Anna Maria Scocozza, artista capitolina, fonde colori e simboli attraverso un processo creativo che unisce il dentro e il fuori da noi in una serie di immagini dense e materiali.

 

 

 

 

L'incontro con la pittura è sempre qualcosa di cercato, voluto oppure avviene tutto per caso?

La pittura non è solo fatica, lavoro, studio, tecnica, ma anche follia, visione, azione, gioia, è un insieme di tante cose anche dolorose. E’ un processo di costruzione di immagini dall’interno verso l’esterno, mediante un percorso spirituale che va cercato, nutrito, amato e abitato.

Cosa significa per te il termine "espressione"?

Manifestare nell’arte il proprio mondo interiore. In quanto creatore l’artista deve esprimere se stesso, mentre in quanto figlio del proprio tempo deve esprimere la sua epoca, facilitare la comprensione della realtà, fare delle domande e cercare delle risposte proponendo un nuovo mondo colmo di possibilità di cambiamento.

Se ti è possibile, la tua opera in un aggettivo o in una frase.

“L’invisibile viene alla luce e attraverso l’energia e l’armonia dei colori”.

Nell'arte figurativa, o nell'arte in genere, si può pensare di riuscire ad esprimersi totalmente?

Si può provare a trasformare i sentimenti confusi in immagini aperte a molteplici chiavi di lettura,  e di esprimere le esperienze vissute anche da sé e dagli altri, e l’opera finita che ne risulta è solo una parte del Tutto…il resto è Mistero…

Cosa togli al tuo fare arte? E cosa non puoi fare a meno di mettere invece?

Evito eccessivi virtuosismi che sfociano in mere esibizioni di competenze tecniche o il solo gusto per il bello fine a se stesso. Ciò a cui veramente non posso rinunciare sono indubbiamente le idee, le emozioni, ciò che è essenziale, il colore che è l’aspetto misterioso e magico della natura,  da sempre fonte di continua meraviglia.

Le barriere che incontri maggiormente durante il delicato processo creativo.

Ho bisogno di periodi di pausa per superare lunghe incubazioni e saturazioni di studi, di immagini e colori prima che si manifesti nuovamente un’idea interessante.

Che tipo di energia c'è nei tuoi lavori?

Un energia molto potente ma nello stesso tempo carica di una grossa tenerezza e leggiadria di corpi che sembrano liberarsi dal peso della materia e volti che trasudano anima, specchio di una profonda e tormentata ricerca interiore.

Perché utilizzare l'acquerello come strumento espressivo privilegiato?

L’acquerello è una tecnica immediata, imprevedibile non soggetta al controllo totale perché vive di una vita propria e diventa solo ciò che è… con la quale si possono ottenere effetti di trasparenza, di purezza, qualità queste che esprimono l’elemento animico del mondo che nessun altro mezzo riesce a dare. Esso è strumento ideale per rappresentare la sensibilità dell’essere fanciullo in evoluzione… testimone di un mondo spirituale.

Prediligi altre tecniche?

Amo sperimentare un po’ tutte le tecniche artistiche: acrilico, inchiostri, olio, etc. Nella mia continua ricerca artistica ho trovato nell’ l’argilla un mezzo per interpretare la materia, trasformandola in “pietre” di terra cruda essiccata all’aria senza cottura, ricercando nei colori naturali e nelle culture lontane la bellezza della semplicità.

Hai artisti di riferimento o una corrente?

Mi piace ispirarmi alla vita, alla natura, grande maestra… ma sicuramente ci sono artisti che sento più vicini di altri: i Nolde;i Klee; i Pollock; i Munch…

Nei tuoi lavori sembri dare una grandissima importanza al colore, perché?

I colori per me sono fondamentali perché riescono a creare quell’atmosfera poetica, quell’universo dinamico e pensoso…danno consistenza a quella sensibilità capace di percepire uno spettro emotivo straordinariamente vario e sfumato.

I colori utilizzati hanno forse una qualche radice simbolica?

I colori hanno forte potere simbolico, messaggeri di un mondo animico, sono come suoni e vibrazioni, una musica che ci aiuta a ritrovare l’Unità Originaria.

E' possibile accostare la tua pittura ai cosiddetti "elementi" primordiali?

Sicuramente, la mia pittura è legata a immagini primordiali, impronte mitiche di un lontano passato dove energie individuali si dissolvono in quelle universali patrimonio comune con l’umanità.

Se c'è, l'elemento in cui rivedi la tua arte, dal fare al lavoro compiuto.

Si parte dall’Originario Silenzio da dove affiorano linguaggi arcaici di cose taciute e sofferte che attraverso il gesto, il colore, il segno mostrano il Modello-Perfetto delle cose visibili e invisibili.

Dove nascono i titoli delle serie dei tuoi dipinti? Puoi parlarcene più approfonditamente?

I titoli rappresentano la traccia della ricerca che in quel momento ho urgenza d’indagare ad esempio: “Segreti” raccoglie nel suo titolo i sogni nascosti e appena sussurrati che riescono attraverso il loro manifestarsi a salvare un anima; “Ri-trovamenti” invece affronta attraverso quel primario impastare la terra(l’argilla)a diventare un gesto che purifica e trascende la materia stessa attraverso l’azione creativa(idea)e a far udire il suo silenzio in cui è celata L’Origine del Prima e del Dopo di Tutto; gli “Uomini Arcobaleno” sono la parte più autentica, innocente e pura sono gli uomini-bambini,  l’Amore Universale diventato forma umana.

Mi piacerebbe conoscere l'opera a cui ti senti più legata e perché.

È la “Pelle di Dio” perché in quell’universo iridescente di colori e macchie non c’è uno scegliere ma è la manifestazione eterna del Tutto vivente che è Dio, Energia, Il Grande Mistero…

E quella più tormentata?

Sicuramente un autoritratto monocromatico risalente al 1997 in cui cercavo me stessa tragicamente...

Quanta incompiutezza c'è nei tuoi lavori?

L’artista mette in forma sulla carta i propri sogni, ricordi, emozioni ma ci sono in queste apparizioni significati incompiuti che non verranno immediatamente alla luce,  che lo stesso creatore ignora… solo lo spettatore coinvolto  potrà aggiungerne di nuovi.

L'incompiutezza è una qualità artistica?

Sicuramente l’immagine finita è solo una parte del tutto… l’incompiuto stimola l’osservatore a completare ciò che è rimasto in sospeso.

Questa è una domanda che solitamente faccio alla fine di un'intervista: l'arte, secondo te, può parlare?

Accolgo sempre le mie opere come una sorpresa anche perché l’arte non può dissolversi nella comunicazione, perché contiene per sua natura un incomunicabilità che è la sorgente di un’infinità di significati…è la domanda senza risposta.

E tu cosa vuoi dire veramente?

Nella mia opera vorrei che si sentisse che è possibile portare a compimento e far maturare senza fretta aspettando il momento giusto il proprio “seme” e quindi riuscire a dare un “corpo” e un “volto” ai propri sogni con quell’atteggiamento stupito, partecipe, compassionevole, energico e insieme interrogativo che permette di continuare le domande e riconoscere quindi la nostra umanità e leggerne il senso.. che lega ogni Creatura al suo Creatore: questa è la mia personale risposta alla morte.

 

 

 

 

Intervista di: Fabrizio Allegrini

Grazie a: Anna Maria Scocozza

Sul Web: Equilibriarte

 

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