A proposito di Elena, il mito che racconta il femminile contraddittorio

Scritto da  Mercoledì, 03 Giugno 2020 

Una conversazione con Giuseppina Norcia su mito, bellezza e oralità

La scrittrice siracusana Giuseppina Norcia, una formazione di studi classici, una lunga esperienza di ‘riletture’ della civiltà classica, non nuova alla scrittura legata al mito, torna in libreria con A proposito di Elena, pubblicato da VandA, dal 4 giugno in libreria. L’abbiamo raggiunta al telefono per farci raccontare come nasce questo libro e il messaggio che nasconde. Elena di Sparta è un personaggio controverso e fascinoso, emblema della bellezza pericolosa, portatrice di una complessità che spesso è sfuggita alla critica. Simbolo della contraddittorietà è una bellezza che si salva ma non salva, anzi è all’origine di una guerra; metafora di un femminile contraddittorio: usato dagli uomini; spesso disprezzato dalle donne. Una tessitrice che racconta la metafora della vita.

 

Come ti racconteresti da scrittrice, al di là di quello che si può scrivere in un curriculum?
“Sono innamorata del mare, delle relazioni umane, della cucina e delle storie. La narrazione per me è vita e infatti molti dei miei libri nascono sì da una scintilla ma soprattutto da incontri e altre narrazioni, anche orali. In questo senso il mito diventa letteratura, proprio partendo dal racconto orale da cui sgorga e per me la sfida è tenere quel calore nelle parole, mancando del gesto, dello sguardo, della voce”.

Come si fa?
“Partendo dall’ordine stesso delle parole, della punteggiatura, che dà l’intonazione e le pause al discorso. I miei libri sono scritti per essere detti più che per essere letti e per me il libro è vivo, sa aspettare nel tempo e il mio auspicio è che diventi materia teatrale”.

Il mito ti accompagna da qualche libro. Come nasce l’attenzione per Elena?
“Non so mai se sono io che scelgo i personaggi o loro che scelgono me. Elena arriva dopo Achille e non a caso perché io li leggo uniti da alcuni fattori: sono entrambi celebri, ammirati, tra i personaggi meno compresi e più schiacciati nei cliché, l’uno della forza, l’altra della bellezza. Li accomuna il destino di unire divino e umano e di essere figli della complessità. In una delle versioni del mito si incontrano e si sposano anche se io li leggo più come fratelli, in senso ideale. Elena apre al femminile dopo due personaggi maschili, Archimede e Achille appunto, anche se nel libro L’ultima notte di Achille – pubblicato da Castelvecchi e recensito nelle pagine di Saltinaria – Teti è una figura molto importante.”

Qual è la complessità di Elena?
“Non è solo una donna bella ma rappresenta la bellezza ed è lo specchio dei desideri. E’ curioso che la bella per eccellenza del mito non sia descritta e il suo profilo emerga dagli effetti che ha sugli altri, a cominciare dall’incantamento che suscita e che la pone vicino alla magia.. Desiderata e temuta dagli uomini, le donne stesse ne colgono la bellezza ma spesso la disprezzano così che apparentemente Elena non riabilita il femminile, non sembra prestarsi a essere un’eroina da imitare come Antigone o Ifigenia, donne del coraggio e del sacrificio. Ma andando alle radici, si disvela invece la possibilità di una storia diversa e di un’altra bellezza. Elena è al centro di una polifonia perché risveglia il tema degli abusi commessi sui corpi delle donne, esibiti talora come trofeo e diventa una metafora del femminile universale. Le donne in guerra, durante una crisi e in un’un’emergenza soffrono spesso di più degli uomini.”

Quest’aspetto apre anche ad una rilettura contemporanea, più di quanto accada ad altri personaggi?
“Sì, ad esempio per quelle molestie che la rendono da vittima responsabile, accusata di “essersela andata cercata” e colpisce che in un testo antico si parli di lei come di chi amava andare a bere con molti uomini. Inoltre Elena si salva grazie anche alla sua bellezza e questo appare imperdonabile. Le donne sono le prime accusatrici ed è curioso che sia risparmiata proprio da Penelope, simbolo della grande attesa, della pazienza e della fedeltà. Penelope infatti non si sente migliore”.

A quali figure femminili del mito può in qualche modo associarsi?
“A Penelope appunto e a Elyssa-Didone. Queste tre donne hanno in comune l’arte della tessitura che è per eccellenza femminile ma anche divina perché sono le Parche che tessono la vita. Penelope tesse e disfa la tela; Elyssa-Didone userà per fondare Cartagine lo stratagemma di tagliare in striscioline sottili una pelle di toro tanto da farne un perimetro capace di contenere una città ed Elena tesse una tela che in realtà è un sudario e che contiene le storie della guerra di Troia: è quindi una narratrice a sua volta intrappolata dalla storia.”

Hai accennato al confronto con Achille: esiste un’altra figura maschile che può essere messa in relazione con Elena?
“Alcibiade, uomo dal fascino irresistibile, innamorato di Socrate, con alcuni lati simili e un rimando perché Elena è un simbolo per altri personaggi.”

Cosa racconta oggi Elena?
“Il corpo femminile oggetto di desiderio ma anche strumento del maschile e del potere – come racconto nel capitolo “Afrodite a luci rosse” - e la bellezza che può diventare una minaccia. In qualche modo Elena, seguendo il saggio di Simone Weil Non ricominciamo la guerra di Troia, è tutte le parole con l’iniziale maiuscola nel nome del quale sono scoppiate le guerre. A mio parere esiste anche una metafora legata all’ambiente e alla violazione dell’ambiente, concetto che ho ripreso dalle pagine di Albert Camus de L’esilio di Elena in relazione alla bellezza esiliata delle città europee che si sono allontanate dalla classicità là dove i Greci per la bellezza hanno preso le armi. Elena risveglia il dibattito sull’ambiguità dell’affermazione “la bellezza salverà il mondo” perché bisogna capire quale bellezza lo salverà e quale potrebbe condannarlo. In effetti Elena è bella nel senso di portatrice di bellezza ma anche di sventura perché il cuore umano non è all’altezza del bello”.

Pensi che continuerai il viaggio attraverso il mito?
“Ogni tanto penso che farò altro ma poi è come se non mi fosse possibile l’allontanamento dal mito che è un esercizio di memoria rispetto ai miei studi classici per una rilettura che annodano un dialogo con la modernità, dedicato a uomini e donne che proteggono la vita. Non è un caso che in questo libro forse ancora più che negli altri mescoli i generi letterari e introduca molto il richiamo all’oralità attraverso il dialogo, lasciando spazio all’azione teatrale.”

Giuseppina Norcia, siracusana, classe 1973, è grecista e divulgatrice culturale; ha realizzato progetti didattici con università italiane e straniere e collabora da oltre quindici anni con l’Istituto Nazionale del Dramma Antico (Fondazione INDA), presso la cui Accademia è docente di drammaturgia antica. È autrice dei libri L’isola dei miti. Racconti della Sicilia al tempo dei Greci (VerbaVolant, 2013); Siracusa. Dizionario sentimentale di una città (VandA ePublishing, 2014) edito anche in lingua inglese e francese; I Racconti del Loto. Sette storie sulla felicità (VandA ePublishing, 2014); I doni degli dei (VerbaVolant, 2017); Archimede. Una vita geniale (VerbaVolant,2017); L’ultima notte di Achille (Castelvecchi, 2018).


A proposito di Elena
di Giuseppina Norcia
Introduzione di
Anna Beltrametti
Pagine 120
Prezzo 14 euro
Editore VandA
Collana VanderWomen
In libreria dal 4 giugno

Intervista a cura di Ilaria Guidantoni

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