Intervista Roberta Conigliaro

Scritto da Domenica, 06 Marzo 2016

Abbiamo incontrato l’artista siracusana, intenta a mettere a punto gli ultimi dettagli per la Personale che si terrà a Trapani dal 12 marzo al 10 aprile prossimo, “Due sponde un solo mare. Viaggio nel mare di mezzo”. Un titolo impegnativo, che racchiude un progetto, dagli orizzonti più ampi di una mostra e che parte da lontano. L’approdo sarà al Museo “Agostino Pepoli”, dedicato al corallo, uno dei simboli del Mediterraneo, nella città del sale e del vento, la più araba forse della sponda nord.

Per assaggiare il patrimonio culturale armeno che a tavola ha un suo centro di memoria importante, abbiamo incontrato Sonya Orfalian, artista, scrittrice e traduttrice, che vive e lavora a Roma; figlia della diaspora armena, nata in Libia, ha dedicato la maggior parte del suo impegno e ricerca proprio al patrimonio culturale e alle tradizioni della sua gente. Molti dei suoi libri nascono intorno alla cucina e da uno di essi è stato tratto anche uno spettacolo teatrale. Un popolo in fuga porta con sé emozioni, fatte dei racconti dell’infanzia, tra aneddoti e fiabe, raccontate alle sera prima di dormire, e dei sapori, soprattutto della quotidianità della cucina e delle feste, quando il cibo diventa metafora.

La città più meticcia d’Europa, come già Schopenhauer amava definirla nell’Ottocento, anche a tavola è un mosaico di sapori, con il suo porto fenicio – il primo di Francia e il secondo del Mediterraneo - che ha portato nei secoli, invasori, gente in cerca di fortuna, in fuga da regimi autoritari, come molti italiani nel periodo del Fascismo, avventurieri richiamati dal fascino di una città insidiosa e baciata da una luce struggente.

Abbiamo incontrato questo disegnatore, un narratore attraverso le immagini, alla libreria L’Argonauta Libri per viaggiare di Roma qualche tempo fa in occasione della presentazione del suo libro Finestre sul mondo. 50 scrittori, 50 vedute (edito da EDT per la collana Piccola biblioteca di Ulisse) e il giorno seguente all’inaugurazione della mostra dei disegni presenti nel libro così abbiamo deciso di addentrarci in questo mondo di linee e segni, di un grande osservatore. A quasi tutti probabilmente è capitato di fermarsi a riflettere guardando fuori dalla finestra della propria stanza o del proprio ambiente di lavoro. Che cosa cercano i nostri occhi in quel paesaggio così consueto e in qualche modo rassicurante? Il nostro pensiero, la nostra esistenza, quanto ne sono influenzati? Matteo Pericoli ha coinvolto cinquanta scrittori da tutto il mondo in una sorta di riflessione collettiva su questo tema, accostando a ciascuna risposta il disegno della finestra, e della relativa vista, ai quali il testo fa riferimento, dalle grandi cupole della Istanbul di Orhan Pamuk alla cangiante New Delhi di Rana Dasgupta, dal semplice patio sudafricano di Nadine Gordimer al giardino milanese di Tim Parks. Il risultato è una polifonia di voci e visioni che rivelano all'autore, e con lui al lettore, delle inattese corrispondenze: «Ho la netta sensazione che una finestra sia qualcosa di più che un punto di contatto o di separazione dal mondo esterno. È anche, e forse soprattutto, una specie di specchio che riflette i nostri sguardi verso l'interno, verso di noi e sulla nostra stessa vita.»

Ho conosciuto Luigi Athos De Blasio qualche mese fa all’inaugurazione di una mostra; abbiamo iniziato a parlare dei suoi quadri e delle tecniche che utilizza, proponendoci di riprendere e approfondire il discorso appena possibile. L’occasione è stata la mostra allestita a Roma per la presentazione di Ubqart, il primo social network dedicato all’arte contemporanea, presso la Casa internazionale delle donne.
Lucano, classe 1973, De Blasio costruisce interamente a Roma il suo percorso artistico, dopo la laurea in filosofia. Si cimenta inizialmente con il collage, per passare in un secondo momento alla pittura su tela vera e propria. Dipinge utilizzando tecniche eterogenee, spaziando dall’astratto al figurativo, prediligendo studi e variazioni sulla figura umana o composizioni di oggetti e nature morte.
La conversazione ha toccato questioni teoriche e problemi più immediati che un artista deve affrontare; abbiamo parlato di come ci si scopre artisti; di cosa vuol dire essere artisti in un contesto esaltante ma difficile come Roma; del rapporto con il pubblico e delle ragioni che spingono ad acquistare opere d’arte.

Immagini come composizioni surrealiste, interattive talora, ologrammi proiettati dove la tecnologia è protagonista e sostituisce senza sminuire il lavoro del pennello. Il fiorentino Michelangelo Bastiani parte dall’incontro delle suggestioni dell’immagine interiore che è dissolvenza, sogno, contaminazione tra fantastico e visivo per restituire agli occhi degli altri visioni di una natura in-naturale, sentita, attraversata.

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