Simone Giustinelli si è confermato nel corso dell'ultima stagione come uno dei più interessanti registi della nuova scena teatrale romana. La caparbietà della sua ricerca di linguaggi contemporanei e forme artistiche all'insegna del travalicare generi e categorie drammaturgiche troppo rigidamente codificate, lo rende uno dei nomi da tenere assolutamente d'occhio nel prossimo futuro. Dopo la sua rilettura di "4.48 Psychosis" di Sarah Kane e del "Girotondo" di Arthur Schitzler, si prepara al debutto in autunno con una sua nuova regia su un testo di Pinter. Lo abbiamo incontrato per scoprire l'origine della sua passione per il teatro ed i prossimi progetti in cantiere, che Simone ci ha raccontato in un'interessante intervista a tutto tondo.

Signori si nasce e io lo nacqui”, diceva il grande Totò. Il principe De Curtis, persona geniale ma anche complessa e piena di contraddizioni, era sì consapevole del fatto che la nobiltà d''animo è tutto ciò che conta eppure, allo stesso tempo, ha sempre vissuto le proprie radici araldiche come un riscatto dalle origini povere e plebee. Il principe Urbano Barberini - col quale abbiamo intrattenuto una piacevolissima conversazione al S.Babila tra una replica e l'altra di Il cambio dei cavalli, ultima brillantissima intuizione drammaturgica della grande Franca Valeri - ha intrapreso in un certo senso il percorso inverso: discendente di una delle più antiche e prestigiose famiglie di Roma, non ha mai desiderato ostentare questi privilegi di nascita. Si considera cittadino tra i cittadini, indignato come la maggior parte di noi per la scarsa attenzione delle istituzioni al patrimonio paesaggistico e architettonico della nostra meravigliosa Italia.

Debutta al Teatro India in prima nazionale "La Guerra Grande - Storie di gente comune", il nuovo progetto del giovane e talentuoso regista Roberto Di Maio, spettacolo che ad un secolo di distanza riscopre le testimonianze del primo conflitto mondiale, raccontandole attraverso il linguaggio e le tecniche della contemporaneità, in una armonica commistione di stili. La trama della pièce è liberamente tratta da "La Guerra Grande. Storie di gente comune", volume curato nel 2014 dallo storico Antonio Gibelli ed edito da Laterza. Protagonista in scena sarà Stefano Fresi, nei panni di un insegnante di italiano, durante la guerra ufficiale al fronte addetto al controllo della corrispondenza epistolare dei combattenti, al fianco di Lucrezia Guidone, Diego Sepe, Rosario Petix, Beatrice Fedi, Piero Cardano e Giulio Cristini. Abbiamo incontrato Di Maio in prossimità del debutto di questo atteso lavoro per scoprirne la genesi e l'inedito punto di vista rivolto ai drammatici eventi di cui si celebra il centenario.

Dopo il successo ottenuto sul palco del Teatro Sette e al Centro Culturale Elsa Morante, torna "Il Pellegrino", il racconto teatrale di Pierpaolo Palladino attualmente in scena al Teatro Ghione. A dare volto e voce ai ventisei personaggi del testo, uno strepitoso Massimo Wertmuller. Repliche fino al 3 maggio.

"That's Amore" è una commedia musicale, scritta e diretta da Marco Cavallaro, in scena al Teatro de’ Servi dal 31 marzo al 19 aprile, con protagonisti Claudia Ferri, Marco Maria Della Vecchia e lo stesso Marco Cavallaro. Abbiamo incontrato il simpaticissimo autore e regista siciliano e l'irresistibilmente effervescente attrice romana per scoprire qualcosa in più di questo originale spettacolo.

Con l’occasione del debutto dell’"Amleto” a Montalto di Castro, nel teatro che fa parte del circuito dei teatri regionali, abbiamo incontrato nuovamente il regista Filippo Gili per un viaggio dietro le quinte e nei laboratori di un artista. «E’ un progetto che nasce con Daniele Pecci. Quando Daniele mi ha chiesto se volevo curare la regia di un Amleto con lui protagonista, è stato come ritrovarsi un ombrello sotto la pioggia. Era quello che attendevo. Ed è quello che abbiamo cercato di fare. Mettere un ombrello sotto le infinite chance di una lettura di un testo infinito. Un ombrello che copra una sola parte di mondo, il palcoscenico della rappresentazione, ma spoglio di letture forzate, unicamente teso al gioco di analizzare perché, all’alba del ‘600, nacque un uomo che vide il mondo uscire dai suoi binari.»

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