Franco Oppini, la simpatia nel DNA

Scritto da Domenica, 12 Maggio 2013

Franco Oppini è un volto familiare per tutti gli italiani. L'aggettivo familiare viene spesso impiegato in senso lato: nel caso di Oppini, racchiude in sé quel senso di fraternità, di feeling col proprio pubblico che solo pochi artisti riescono a instaurare. Una lunga strada in compagnia dei Gatti di Vicolo Miracoli (formazione storica di cui facevano parte anche Umberto Smaila, Jerry Calà e Nini Salerno). Poi i Gatti - che per definizione sono bestie indipendenti - prendono ciascuno il proprio cammino. Oppini si è buttato anima e corpo nel teatro di prosa, e lo ha fatto con lo spirito di sempre: serietà, professionalità ai massimi livelli ma soprattutto simpatia garbata, mai invadente. Questo è il segreto del suo successo.

La rassegna di teatro omosessuale del "Garofano Verde", ideata e curata da Rodolfo di Giammarco, compie vent'anni e promette un'edizione a dir poco galvanizzante. Tra gli spettacoli che saranno presentati nella suggestiva cornice del Teatro Argentina, il nuovo lavoro drammaturgico dell'ensemble ricci/forte, "Still Life (2013)". Osannati instancabilmente da un manipolo di sempre più numerosi e fedeli seguaci sia in patria che nel resto del mondo, ed al contempo bersaglio delle invettive acuminate della solita ostinata schiera di detrattori, Stefano Ricci e Gianni Forte affrontano il tema della strumentalizzazione e del mobbing psicologico identitario che tende alla repressione della fantasia e all'implacabile annientamento del diverso. Inizia sulle pagine di SaltinAria una marcia di avvicinamento a "Still Life (2013)": cinque interviste per cinque giovani e appassionati protagonisti. Iniziamo con Liliana Laera, sensibilità, talento e forza connaturati nel dna del sangue pugliese che le scorre fieramente nelle vene, coltivati con una determinazione incrollabile.

Una nuova conversazione con Katiuscia Magliarisi, artista performer, nonché giornalista con una formazione nella arti figurative, per dare un’occhiata ad un fenomeno di nicchia, certamente, ma con un pubblico potenziale di spessore che aspetta solo di essere alfabetizzato. La fantascienza non è solo quella stereotipata che siamo abituati a considerare, dagli effetti speciali a livello cinematografico e per una lettura di evasione, secondo questa attrice, quanto un terreno di gioco e sperimentazione per capire meglio la realtà, andando verso il domani. Un viaggio che talora ci mette a dura prova e che nel secolo scorso è stato il cammino nell’inconscio e nel surreale. Qui siamo di fronte ad un’altra possibilità che spesso sovverte l’ordine del reale senza poter prescindere dalla realtà e cammina nel tempo. Quello che interessa a Katiuscia è l’aspetto sociologico e psicologico della fantascienza non semplicemente l’esercizio parascientifico della fantasia e per questo sostiene che la fantascienza sia più reale della fiction.

Se è vero, come è vero, che la musica è un linguaggio universale per unire i popoli, è altrettanto vero che solo i bravi ambasciatori sanno adempiere al compito di divulgare il bel canto italiano. Sara Galli appartiene alla categoria, non numerosissima, degli ‘italiani da esportazione’. Con la benedizione di Katia Ricciarelli e di altri Maestri, nell'ultimo decennio la sua ugola ha allietato tutte le latitudini del mondo. Ma non basta una bellissima voce per raccogliere gli applausi del pubblico americano, tedesco, israeliano e via navigando. È quell’oggetto misterioso, indefinibile che chiamano carisma a fare la differenza. E siamo appena all’inizio: nessuno sa quanti conigli tirerà ancora fuori dal cappello. Da un po’ di tempo si è avvicinata al tango. Il tango, come diceva Anibal Troilo, “è il suono del mio cuore”. Tutti quelli che hanno un cuore grande dunque, inevitabilmente, ne rimangono avvinti.

Il comico di Colorado commenta così l’ingresso nella Top 10 dei più seguiti su Facebook: “C’è ancora tanta pastasciutta da mangiare”. I sardi sono tignosi, si sa. Talmente caparbi che alla lunga, con la dovuta cocciutaggine, son riusciti a emergere anche nel settore blindato della comicità. Marco Bazzoni ce l’ha messa davvero tutta: a Sassari era un intrattenitore iperattivo ma non bastava, bisognava tentare l’avventura milanese. Dopo anni di gavetta la consacrazione sul palco di Colorado: Baz, il lettore multimediale umano, ha conquistato prima i bambini per poi raccogliere tutte le fasce d’età (di recente si è evoluto in Mini-Baz, applicazione per gli smartphone). Con Gianni Cyano ha bissato il trionfo: parodia di quei cantanti che hanno ben poco da dire, ma credono (e fanno credere) di avere la verità in tasca. Bazzoni - in piena tournee Revolutions, in giro per l’Italia - è un talento digitale, ma la serietà e la pignoleria con cui lavora sono un prezioso retaggio dell’era analogica. Questo mix tra passato e futuro è il segreto del suo successo.

Dal 19 febbraio al 10 marzo. The crying game è il titolo originale del film La moglie del soldato, a cui si ispira lo spettacolo in questi giorni al Litta. Vero, il 'gioco' messo in piedi da Pasquale Marrazzo fa piangere. Ma sono lacrime di commozione, per l'intensità emotiva che gli attori riescono a far uscire dal corpo e trasmettere al pubblico. Emiliano Brioschi, Giulio Baraldi, Riccardo Buffonini e Valeria Perdonò: quattro giovani protagonisti, appena all'inizio di una straordinaria avventura che li porterà a calcare le ribalte migliori. Forte l'affiatamento tra di loro, e si sente.

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