Una nuova conversazione con Katiuscia Magliarisi, artista performer, nonché giornalista con una formazione nella arti figurative, per dare un’occhiata ad un fenomeno di nicchia, certamente, ma con un pubblico potenziale di spessore che aspetta solo di essere alfabetizzato. La fantascienza non è solo quella stereotipata che siamo abituati a considerare, dagli effetti speciali a livello cinematografico e per una lettura di evasione, secondo questa attrice, quanto un terreno di gioco e sperimentazione per capire meglio la realtà, andando verso il domani. Un viaggio che talora ci mette a dura prova e che nel secolo scorso è stato il cammino nell’inconscio e nel surreale. Qui siamo di fronte ad un’altra possibilità che spesso sovverte l’ordine del reale senza poter prescindere dalla realtà e cammina nel tempo. Quello che interessa a Katiuscia è l’aspetto sociologico e psicologico della fantascienza non semplicemente l’esercizio parascientifico della fantasia e per questo sostiene che la fantascienza sia più reale della fiction.

Se è vero, come è vero, che la musica è un linguaggio universale per unire i popoli, è altrettanto vero che solo i bravi ambasciatori sanno adempiere al compito di divulgare il bel canto italiano. Sara Galli appartiene alla categoria, non numerosissima, degli ‘italiani da esportazione’. Con la benedizione di Katia Ricciarelli e di altri Maestri, nell'ultimo decennio la sua ugola ha allietato tutte le latitudini del mondo. Ma non basta una bellissima voce per raccogliere gli applausi del pubblico americano, tedesco, israeliano e via navigando. È quell’oggetto misterioso, indefinibile che chiamano carisma a fare la differenza. E siamo appena all’inizio: nessuno sa quanti conigli tirerà ancora fuori dal cappello. Da un po’ di tempo si è avvicinata al tango. Il tango, come diceva Anibal Troilo, “è il suono del mio cuore”. Tutti quelli che hanno un cuore grande dunque, inevitabilmente, ne rimangono avvinti.

Il comico di Colorado commenta così l’ingresso nella Top 10 dei più seguiti su Facebook: “C’è ancora tanta pastasciutta da mangiare”. I sardi sono tignosi, si sa. Talmente caparbi che alla lunga, con la dovuta cocciutaggine, son riusciti a emergere anche nel settore blindato della comicità. Marco Bazzoni ce l’ha messa davvero tutta: a Sassari era un intrattenitore iperattivo ma non bastava, bisognava tentare l’avventura milanese. Dopo anni di gavetta la consacrazione sul palco di Colorado: Baz, il lettore multimediale umano, ha conquistato prima i bambini per poi raccogliere tutte le fasce d’età (di recente si è evoluto in Mini-Baz, applicazione per gli smartphone). Con Gianni Cyano ha bissato il trionfo: parodia di quei cantanti che hanno ben poco da dire, ma credono (e fanno credere) di avere la verità in tasca. Bazzoni - in piena tournee Revolutions, in giro per l’Italia - è un talento digitale, ma la serietà e la pignoleria con cui lavora sono un prezioso retaggio dell’era analogica. Questo mix tra passato e futuro è il segreto del suo successo.

Dal 19 febbraio al 10 marzo. The crying game è il titolo originale del film La moglie del soldato, a cui si ispira lo spettacolo in questi giorni al Litta. Vero, il 'gioco' messo in piedi da Pasquale Marrazzo fa piangere. Ma sono lacrime di commozione, per l'intensità emotiva che gli attori riescono a far uscire dal corpo e trasmettere al pubblico. Emiliano Brioschi, Giulio Baraldi, Riccardo Buffonini e Valeria Perdonò: quattro giovani protagonisti, appena all'inizio di una straordinaria avventura che li porterà a calcare le ribalte migliori. Forte l'affiatamento tra di loro, e si sente.

Dal 14 febbraio al 10 marzo. Il piacere del teatro, il piacere nel teatro. In quanti modi si può declinare la lussuria nella società contemporanea? Infiniti. Il Teatro Filodrammatici ha optato per una scelta colta e originale: ispirarsi al Girotondo di Arthur Schnitzler, l’ ‘enfant terrible’ che all’inizio del Novecento indignava l’Impero Tedesco coi suoi graffi alla morale borghese. È trascorso un secolo dalla prima a Berlino: il mondo è cambiato, certo, ma le dinamiche dei rapporti di coppia quelle sono. Cambia il linguaggio, lo stile di vita, la cornice in cui avvengono gli incontri, ma quella spinta interiore che porta due persone a conoscersi 'in senso biblico' rimane immutata nei secoli. Alice Francesca Redini e Tommaso Amadio sono i protagonisti di uno spettacolo completo, in cui la profondità delle tematiche trattate si sposa alla godibilità dell'allestimento. «Il pubblico che viene a vederci apprezza moltissimo. La gente torna portandosi dietro gli amici, il passaparola funziona. Siamo soli in scena ma ci trasformiamo così tanto che una signora, alla fine dello spettacolo, si è chiesta: “Bravi quei due, ma gli altri come mai non sono usciti a prendere gli applausi?”. Una vera soddisfazione, significa che siamo stati dei bravi Fregoli».

La vita è piena di coincidenze. Nell’immediato Dopoguerra recitava con Macario ne "Le educande di San Babila". Ora è proprio il Teatro San Babila ad accoglierla in questi giorni con "Gl’innamorati" di Goldoni. Che ricordo ha di quella Milano?
Ho un ricordo nitidissimo, certe immagini forti rimangono impresse nella memoria. La guerra era finita, ma Milano come sai aveva patito più di altre città gli orrori dei bombardamenti, perciò mostrava ancora i segni di quella terribile esperienza. Si avvertiva però nell’aria anche la voglia di ricominciare. Io poi ero una ragazzina, non avevo nemmeno 18 anni e sentivo l’entusiasmo di chi si affaccia alla vita. Dunque muovevo i primi passi nel palcoscenico, dopo aver superato faticosamente le resistenze di mio padre. Il quale alla fine cedette, ma a patto che avessi come accompagnatrice una governante.

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