Prima di tutto un concetto fondamentale, da tenere bene a mente: il successo - di una persona come di un gruppo - non nasce sotto i cavoli. E non lo portano nemmeno le cicogne. Fatta questa premessa, possiamo forse credere che il successo dell’Elfo, la stima di cui gode da molti anni presso il pubblico e presso la critica, siano solo frutto del caso? Evidentemente no. Dietro una realtà teatrale così ben strutturata c’è un passato di sudore e fatica. Non c’è niente di retorico in questo, è la pura verità: Elio De Capitani è riuscito, insieme ai suoi sodali, a costruire qualcosa di grande semplicemente perché si è fatto un mazzo così. E il bello è che più passano gli anni, più è contento di farsi il mazzo di cui sopra. Alla base di tutta questa abnegazione c’è una passione, autentica e sincera, verso il teatro.

Teatro documentario, un’indagine giornalistica ricostruita in scena per informare, disturbare, provare, raccontare con uno spettacolo interattivo che diventa formazione, una sorta di percorso iniziatico al buio. Messi a nudo attori e pubblico, ma in una forma di virtualità che è garantita da una maschera per gli attori durante tutto lo spettacolo, per il pubblico se vuole. Contaminazione di stili per un’ora e mezza ad alta tensione sia dalla parte degli attori sia del pubblico. Un canovaccio per una performance che si rinnova ogni sera, come fare l’amore dove ripetere è impossibile. Ne scaturisce un’indagine sociologica e un esperimento sociale ad un tempo. La parola a Dario Aggioli e Katiuscia Magliarisi.

La giovane compagnia indipendente Vuccirìa Teatro è stata senza dubbio la sorpresa più brillante ed originale di questi ultimi mesi: vincitori del Roma Fringe Festival con il viscerale "Io, mai niente con nessuno avevo fatto", ora si dividono tra la tournèe con cui stanno facendo conoscere questo spettacolo in giro per la penisola, salutati costantemente da gratificanti sold out e dall'entusiasmo straripante del pubblico, e la preparazione del loro secondo progetto teatrale, "Battuage", che debutterà agli inizi di maggio al romano Teatro dell'Orologio nell'ambito della stagione di Dominio Pubblico. Abbiamo incontrato Joele Anastasi, autore, regista ed interprete di entrambe le opere che, a dispetto della giovanissima età, si dimostra artista caparbio e con idee chiarissime in merito alla drammaturgia contemporanea e al ruolo del teatro nella società. Ne è scaturito un ritratto a tutto tondo di uno dei più interessanti talenti della nuova generazione teatrale italiana, da continuare a seguire con particolare attenzione.

L'attore campano Giuseppe Bisogno, ingegno creativo in continua evoluzione e sperimentazione, torna a raccontarsi sulle pagine di SaltinAria, svelandoci il dietro le quinte del suo ultimo progetto artistico, che l'ha visto collaborare, in qualità di interprete ed aiuto regista, con il grande regista cinematografico e teatrale Andrej Končalovskij per una "Bisbetica domata" decisamente originale che ha recentemente riscosso un calorosissimo consenso di pubblico e critica sul prestigioso palcoscenico romano del Teatro Argentina.

Il primo amore non si scorda mai. E’ stato indubbiamente così per Pietro Longhi che scoprì la recitazione in quinta elementare e non l’ha più abbandonata. Deciso fin da piccolo anche nei gusti: teatro e solo teatro, quasi esclusivamente commedia. Oggi più che mai è convinto dell’importanza di raccontare con un sorriso le difficoltà e i guai di tutti i giorni. Dal 1979 impegnato con tanti ruoli istituzionali: quando non è in scena è impegnato dietro il sipario per il teatro. Come dire, il teatro agli attori!

Essere giovane nell’Italia del 2014 non è facile. Essere un giovane che non si rassegna all’alibi della crisi è ancora più difficile. Essere un giovane che ha la passione per il teatro e vuole farne la propria professione sembra impossibile. “L’odore del legno e la fatica dei passi. Resto in Italia e faccio teatro” di Alberto Oliva, giovane regista teatrale, parla di tutto questo, del nostro Paese, di un periodo storico, di una generazione e di cosa vuol dire fare teatro oggi in Italia. Il filo conduttore è - chiaramente - l’esperienza personale di Alberto, fatta di una passione totalizzante che, partendo dai primi buffi episodi d’ispirazione infantile e passando attraverso gli anni di studio, prima all’Università Statale di Milano e poi alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi, per unire preparazione teorica e formazione pratica, arriva alle prime assistenze alla regia e alla messa in scena dei suoi spettacoli. Pagina dopo pagina, attraverso piacevoli aneddoti, cogliamo le dinamiche del mondo teatrale, ricche di imprevisti da superare e rapporti umani da gestire, tra attimi di pulsione creativa e momenti di forte tensione, e siamo stimolati a riflettere sulla vita e sull’arte, sulla loro fisionomia, sul loro stato attuale e sul loro rapporto. Il percorso di Alberto è, come quello di tanti altri giovani, fatto di sacrifici, sfide, scelte, compromessi, amarezze, gioie, soddisfazioni e delusioni. Ma lo sguardo è quello di chi non si rassegna, di chi crede ancora negli altri, nel positivo scambio tra generazioni, nel confronto con i coetanei e nella possibilità di cambiare le cose.

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