Mario Scandale è uno dei più interessanti giovani registi del panorama teatrale italiano, proveniente dalla preziosa fucina di talenti dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico. Dopo un interessante saggio di diploma dedicato al “Notturno di donna con ospiti” di Annibale Ruccello, la partecipazione alla rassegna Trend con un testo dello scozzese David Greig e numerose collaborazioni alla regia al fianco del suo insegnante di regia in accademia, Arturo Cirillo (tra queste “Lunga giornata verso la notte” di O’Neill, “La scuola delle mogli” di Molière e “Orgoglio e pregiudizio” da Jane Austen), Scandale ha recentemente debuttato al Napoli Teatro Festival Italia con “Il dolore di prima”, intimo affresco familiare dipinto dalla drammaturgia di Jo Lattari. Quale migliore opportunità per conoscere meglio il giovane regista marchigiano e scoprire i suoi progetti in cantiere per il prossimo futuro.

Una stagione intensa per l’attrice e regista friulana Martina Badiluzzi, che prepara il debutto di “The making of Anastasia” per la Biennale Teatro Venezia al Piccolo Arsenale, ospite al Festival di Pergine con la performance “Forastica” e al lavoro per la trasposizione live del progetto multimediale “Rumori” per il RomaEuropa Festival 2020.

Il due giugno al Teatro Franco Parenti si festeggia con una riapertura in grande: cinque inaugurazioni in programma e il distanziamento che diventa un’opportunità e non un vuoto. Abbiamo incontrato il Direttore artistico Andrée Ruth Shammah, fondatrice e anima del Franco Parenti, sulla bella terrazza affacciata sulla piscina che rilancia una vera e propria impresa della cultura.

Scimmie Nude è una compagnia milanese con vocazione all’internazionalità che sperimenta linguaggi nuovi per testi classici e non solo, ma soprattutto che lavora sull’intimità, oltre la rappresentazione. Al centro il Teatro della Crudeltà di Artaud, un’autenticità estrema, che non dimentica altre voci del Novecento. La formazione con i suoi atelier resta un pilastro dell’impegno di Scimmie Nude che oggi guarda alla fiaba come lavoro interiore.

Una passione per la storia, la consapevolezza del senso civile del teatro e l’impegno sul territorio, il rilancio del teatro comico e della commedia dell’arte, specchio della società e cuore del mestiere dell’attore. Abbiamo incontrato il regista triestino Renato Sarti per raccontare il suo percorso e la sua idea di teatro, ma soprattutto quel senso ‘artigianale’ del mestiere dell’attore.

“Lo specchio di Borges”, ultimo lavoro di regia e interpretazione, conferma il percorso di Finazzer Flory, un viaggio dall’uomo verso l’uomo attraverso la parola che sviscera come un chirurgo, ora misurandosi con la finzione che svela la realtà per continuare poi nel progetto delle biografie con Dante, sul grande schermo.

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