Che sia benedetta è una delle esibizioni che ha distribuito brividi e pelle d’oca a non finire. È la prima serata del Festival di Sanremo e c’è molta attesa per Fiorella Mannoia, una delle presenze più criticate, perché più big dei big. Poi Fiorella entra, canta, anzi, interpreta, quasi vive, recita, si esibisce con le corde vocali, il viso, il corpo, con una canzone scritta per lei dalla giovane Amara e che lascia senza fiato. Il messaggio? Semplice e profondo: un inno alla vita, che è perfetta per quanto assurda o complessa. Un’ovazione in sala stampa, la speranza, silenziosa, è che tanto sentimento arrivi anche al pubblico del televoto.

Si chiama Antonio Prestieri, ma chiamatelo Maldestro: così si fa conoscere la nuova proposta che apre le danze la sera di giovedì, qui a Sanremo. Napoletano, rivelazione autorale dalla voce graffiante, appassionato di teatro, gareggia al Festival con Canzone per Federica, che anticipa I muri di Berlino, album in uscita il 24 marzo.

La sua è una delle canzoni più radiofoniche di questo Festival, anche se, dopo la prima puntata, è già a rischio eliminazione. Non se ne preoccupa troppo Giusy Ferreri, Fa talmente male è solo il titolo di una canzone ma non uno stato d’animo. Un brano che entra subito in testa, che anticipa Girotondo, il nuovo album in uscita il 3 marzo e che sembra essere un po’ la scia del tormentone Roma-Bangkok. L’abbiamo incontrata il giorno dopo l’esibizione, non una esibizione qualunque: il Festival di Sanremo è cominciato proprio con lei, la primissima ad aver cantato.

L’atteso ritorno, a Sanremo e sulla scena musicale: Paola Turci. Il solo nome basta, ma se vogliamo ragionare in numeri si tratta di tre Premi della Critica, nove partecipazioni a Sanremo in gara, una vittoria nel 1989 con il brano Bambini, molti riconoscimenti e dischi d’Oro e di Platino e centinaia di concerti in tutta Italia.

Avere vent’anni e salire sul palco di Sanremo, portare con disinvoltura dei baffi di un cantante consumato della scena autorale degli anni Sessanta ed essere ben voluto da tutti. Si tratta di Leonardo Lamacchia, in gara tra le nuove proposte del Festival 2017 con Ciò che resta, una bella ballata quasi soul, classica, che trascina al primo ascolto.

L’emergente (o quasi) che farà la storia. Vedi Negramaro o Gualazzi, quando erano agli esordi, apprezzati come succede ora con Marianne Mirage. Sono tutti (non a caso) della scuderia discografica Sugar di Caterina Caselli, particolarmente abile nell’arte dello scovare talenti. In altre parole si percepisce, inevitabilmente, già da qui a Sanremo, che sta per accadere qualcosa.

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