Raffaella Roversi - Redazione Teatro (Milano)

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Raffaella RoversiHo vissuto da piccola in Africa, a Lusaka. Quegli spazi dilatati e quei colori, forti, accesi, ancestrali, sono rimasti dentro me. Amo le grandi stanze, l’immensità dello spazio intorno a me, tele bianche da riempire di colori e fogli immacolati da riempire di parole. Mi sono laureata con lode in legge a Roma, mia città natale;
dopo un corso di specializzazione, sono partita con due borse di studio alla volta di Lussemburgo e Bruxelles. Non sono più tornata, passando 15 anni tra Bruxelles e Monaco di Baviera, città dal profumo mitteleuropeo. Mi piace questa parte di Europa, la lingua di Voltaire e quella di Goethe. Ma che piacere ritrovare la mia, con i colori e profumi dei suoi dialetti!
Al teatro mi sono avvicinata dopo un grande patatrac affettivo. Avevo creduto che la vita fosse una cosa molto seria, per persone serie, tutte d’un pezzo. Poi tutto è crollato e del mio bel mosaico non è rimasta che qualche tessera scolorita che sembrava per giunta di un altro mosaico, di un’altra vita, non di quella che avevo creduto vivere. E così, per non farmi travolgere dalla mia storia, ho cominciato a guardare le storie degli altri su un palco, imparando ad allontanarmi dalla mia
per poterla capire meglio; perché “non c'è via più sicura per evadere dal mondo che l'arte e non c'è legame più sicuro con il mondo che l'arte”. Ed è cosi che sono arrivata alla conclusione che la vita è un gran bel teatro e il teatro è vita.
È questo che vorrei condividere con voi: l'emozione e la finzione del teatro, o, se volete, della vita!

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