La compagnia “Scimmie Nude” torna al Teatro della Contraddizione di Milano con il debutto dello spettacolo "Cromosomie", confermando un rapporto di ospitalità artistica che prosegue ininterrotto dal 2008. Gaddo Bagnoli, direttore artistico di Scimmie Nude, dirige Andrea Magnelli, attore storico della compagnia, in un monologo che è il risultato di una ricerca sugli aspetti incompatibili e complementari che esistono tra le caratteristiche maschili e femminili nel corpo, nel cuore e nella mente di ciascun individuo.

La contemporaneità non può che essere acchiappata per frammenti. Finiti i bei tempi in cui Pico della Mirandola o Marsilio Ficino, pur sprovvisti di Google Maps, avevano delle capocce talmente grandi da contenervi dentro tutta una visione globale del mondo. Del resto non tutti i mali vengono per nuocere: se anche noi, come gli intellettuali rinascimentali sopra citati, possedessimo delle antenne ricetrasmittenti così potenti, il paesaggio che si parerebbe davanti ai nostri occhi non sarebbe dei più allegri. Ma non c'è di che essere pessimisti, ragazzi: finché al mondo ci sono persone come il drammaturgo inglese Martin Crimp e i giovani del Simposio - che con lucida ironia raccontano le storture dei tempi nostri - l'effetto è catartico, per gli attori come per gli spettatori: i primi si liberano dei fantasmi angosciosi muovendosi in scena; i secondi, seguendo le loro spericolate peripezie sul palco.

In scena fino al 23 novembre "Frammenti di contemporaneità (Meno emergenze)": un'esperimento interessante, che vale la pena di essere vissuto anche solo per la sua scenografia accattivante, evocativa, luminosa ma al tempo stesso cupa, perchè angoscianti sono i personaggi e le storie che si sviluppano all'interno di un recinto di luce, fatto di cubi luminosi e luci tubulari al neon che delimitano l'agire degli attori-animali in cattività. Una scena che piano piano si espande, arrivando ad includere il pubblico stesso fino, addirittura a recintarlo a sua volta, senza via d'uscita, alla fine dello spettacolo. Con questa resa registica Francesco Leschiera e Chris White hanno saputo rappresentare in maniera eccellente le contraddizioni e le psicosi della società occidentale che Martin Crimp esprime nei suoi testi con un approccio quasi Pinteriano. In questo piccolo spazio scenico si iper-intensifica l'esplosione della contraddizione tra il senso di totale controllo che la società occidentale vuole e crede di avere sulle proprie vite e lo sconcerto nel constatare che seguire le regole non è sempre di aiuto anzi, quasi mai.

Dall’8 al 25 maggio. Uno spettacolo che affonda le radici in un passato lontano per attraversare le epoche, dal 1500 ad oggi, insieme a due grandi regine, Maria Stuarda ed Elisabetta I, rivali anche dopo la morte. Un modo originale, ricco di tensione drammatica e sottile ironia, per rivivere il rapporto tra queste due figure, mescolando con intelligenza storia e fantasia.

Dal 9 al 24 aprile. Le tre scimmie sagge, come è noto, non vedono il male, non sentono il male, non parlano del male. Le Scimmie nude, invece, si comportano in maniera differente: non chiudono gli occhi, né la bocca né le orecchie di fronte agli elementi più controversi che si annidano nell'Io e nel mondo che lo circonda. Da oltre dieci anni portano avanti un discorso di grande serietà e complessità; si ispirano ad Artaud ma hanno i piedi ben piantati per terra, quindi sanno che il modello originale è ineguagliabile. Artisti, ma prima di tutto artigiani, nel senso più nobile e più alto del termine. Sinceri, ma non nel senso della sincerità di Arisa: qui si tratta di onestà intellettuale con la quale affrontare i nodi più impellenti - e mai risolti - dell'esistenza di ciascuno di noi. Il resto del mondo, nella sua quasi totalità, preferisce accantonare le questioni più spinose sostituendole con dei banali divertissement; le Scimmie no: si divertono - e tanto - ma senza ricorrere all'espediente più banale del divertissement. Meglio la complessità, questo è il loro motto. Più che un motto, uno stile di vita.

È un peccato che il teatro non divida più come una volta: il pubblico, fino a non molto tempo fa, era capace di reazioni stizzite, di rancori sordi e malamente celati contro il regista che - ohilui! - aveva osato prendere in mano un classico della letteratura e rimaneggiarlo a suo piacimento, coi suoi mezzi e la sua sensibilità. E la rabbia degli spettatori “tradizionali” si riversava anche su lavori meno provocatori di La bi(g)sbetica domata, andato in scena al Tertulliano dal 5 al 16 marzo.

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