Ilaria Guidantoni

Articoli di Ilaria Guidantoni

Una mise en espace delle nuove leve della Scuola Silvio D’Amico che promettono bene, dosata con accuratezza tra lettura e interpretazione in una successione di quadri espositivi legati da un filo conduttore come gli stralci di racconti che rimettono insieme. Il testo è scabro, con alcuni accenni poetici ed una grande ironia: il racconto amaro con la delicatezza, il disincanto, una punta di rabbia di una giovinezza mancata, quella di una generazione vissuta nel socialismo. Originale il punto di vista: dalla parte delle ragazze e soprattutto delle ‘cattive ragazze’.

Un progetto di teatro interculturale nel cuore della Sicilia per unire il bianco al nero. “I meneni”, gli abitanti di Mineo, comune siciliano tra Caltagirone e Palagonia adagiato su due colli degli Iblei nord-occidentali, apre il progetto del Teatro Mediterraneo, un’iniziativa di intercultura tra il mosaico Mediterraneo e quello europeo ancora troppo granitico. L’idea - presentata alla Camera dei Deputati con il collega Stefano Folli, firma de “Il Sole 24 Ore” - racconta un’esperienza di nuova identità, fatta di inclusione e integrazione, di recupero delle radici e della memoria quale piattaforma di apertura all’altro. Lo spettacolo, scritto dal drammaturgo Massimiliano Perrotta - Direttore artistico del “Teatro Mediterraneo” - con la regia di Walter Manfrè, racconta l’esperienza di un comune che è doppio, uno bianco e uno nero, come ha raccontato il Sindaco di Mineo.

Dall’ 8 al 20 aprile. Il ritorno al teatro classico, nel senso più nobile del termine. La scelta di un autore impegnato, severo e complesso attualizzato con garbo: il regista valorizza il bel testo, articolato e ne sottolinea l’attualità, i temi della conflittualità della convivenza umana tra interessi personali e di potere, l’intreccio perverso tra potere politico, stampa, rapporti parentali e drenaggio del consenso. L’interpretazione è affidata al gioco di squadra nel rispetto del testo, reso incisivo dalla scelta di procedere per quadri espositivi con intermezzi musicali ironici. Il gioco della scenografia tra mobilità degli ambienti e fissità dell’impianto base aiuta a mantenere l’unità di azione. Grande cura negli attrezzi di scena e nei costumi. Il gusto del sottotono senza effetti speciali premia. Interessante la capacità di ammorbidire le asperità del testo ibseniano, lasciando solo a pochi lo scontro senza scivolare nella rissa scenica.

Tre racconti, tre storie di donne e di dolore, ma anche di grande dignità. Un viaggio nell’orrore delle migrazioni, fughe dal dramma attraverso l’inferno, nella speranza che non viene mai meno. Testimonianze giornalistiche in forma di novella, il linguaggio delle emozioni che non mitiga l’orrore, ma lo umanizza attraverso le emozioni. Un lavoro legato al giornalismo dell’autenticità, oltre dati e numeri, provando a immergersi nell’altro. Una scrittura piana, schietta, corretta, con una bella capacità iconopoietica in grado di farsi donna, gioire e soffrire con ognuna di loro e, oserei dire, noi.

Una piccola mostra quella di Palazzo Braschi a Roma, che si completa con quella di San Salvatore in Lauro, rende omaggio ai 100 anni dalla nascita ad un grande maestro del Novecento. E’ un’antologia del ventaglio delle possibilità esplorate da Emilio Greco, la scultura, in bronzo, terracotta e cemento e il disegno. Emerge la classicità di un maestro ricercato di armonia, simbolo di classicità, dove la semplicità è rigore. Un vero maestro di scuola, dove l’espressività non è mai gridata.

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