Ilaria Guidantoni

Articoli di Ilaria Guidantoni

“La donna che disse no”, scritto e diretto da Pierpaolo Saraceno, con protagonisti lo stesso Saraceno e Mariapaola Tedesco, è in scena all’ Ar.Ma Teatro di Roma dal 13 al 16 aprile nella versione completa (dopo il “corto” presentato lo scorso autunno al Calàbbria Teatro Festival, che avevamo avuto l’occasione di seguire con interesse); uno spettacolo intenso che fonde un teatro manifesto con l’appassionata vicenda di una violenza su una donna, con una forte accentuazione della fisicità che nella prima parte della pièce assume il volto di una performance.

L’incontro con un pianista piemontese che ha incontrato le sonorità mediterranee unendole alle suggestioni del nord, sui toni del jazz.

Mercoledì, 12 Aprile 2017 19:46

Qualche volta scappano - Teatro Quirino (Roma)

“Qualche volta scappano”, dalla commedia “TouToù” di Daniele Besse e Agnès Besse, con l’adattamento e la regia di Pino Quartullo, è una raffinata pièce francese, dove l’intreccio e l’equivoco sono latenti, in un sofisticato studio psicologico dei difficili e contorti rapporti di coppia. Testo acuto, frizzante, originale, ben interpretato dai tre protagonisti in scena, lo stesso Quartullo, Rosita Celentano e Attilio Fontana. Interessanti gli interventi musicali.

Un libro storico che racconta storie di uomini dando voce a persone per troppo tempo dimenticate, “oggetti” nell’antichità ma spesso preziosi. Una ricostruzione appassionata, precisa eppure di facile lettura e grande sintesi che parla e dialoga con la storia di oggi: le nuove schiavitù e la schiavitù come categoria dell’umanità.

Dal 6 al 22 aprile 2017

La mostra-progetto della scultrice siracusana, di adozione romana, Roberta Conigliaro, arriva a Milano, apparentemente lontana dal Mediterraneo che racconta, dopo le tappe di Trapani, Siracusa, Tunisi, seguite da Saltinaria. A Milano è nella prima Galleria Cinese in Italia per l’arte contemporanea, la MA-EC - Milan Art & Events Center, di Peishuo Yang, a due passi da Piazza Duomo, nell’ambito degli appuntamenti FuoriSalone, fino al 22 aprile.

Il ricordo con Massimo Belli

Non più di tre giorni fa ho incontrato a Tunisi Massimo Belli, attore e regista romano del quale è uscita la mia intervista su SaltinAria il giorno stesso. La nostra conversazione, come sempre, non ha potuto prescindere dal teatro e dal cinema e da quel ripiegamento asfittico che Massimo lamenta del mondo italiano di questi anni schiacciato sulle note del piccolo schermo. Il caso ha voluto, tragicamente, che proprio dal Belli abbia appreso della scomparsa di Memè Perlini, che non ho mai incontrato personalmente. Come spesso accade le persone si scoprono o si riscoprono quando vengono meno. In fondo la memoria è l’immortalità laica, il senso e il segno di quello che lasciamo.

Un libro delicato come la sua autrice, che guarda con tenerezza ai sentimenti delle piccole cose. Un lungo verso continuo che affonda nella memoria della casa e della terra, che sa di Toscana antica, di filastrocche, di atmosfere impalpabili eppure fatte di solidità.

Con l’attore e regista romano Massimo Belli, che abbiamo incontrato nella medina di Tunisi davanti a un thé al Fondouk el-Attarine, abbiamo rievocato una Roma che non c’è più. L’incontro tunisino non è casuale: la nostra amicizia è nata a Roma alla libreria “africana” Griot di Trastevere ma a farci da ponte è stata la Tunisia perché l’occasione del primo incontro è stata la presentazione di un mio libro all’indomani della rivolta del 2011. La sua curiosità era legata a quella patria emotiva che per l’artista potrebbe essere un nuovo laboratorio lontano da una Roma che sembra mancare di vitalità e freschezza. Idealmente ci trasferiamo con la mente nel centro della Capitale, al Teatro dell’Orologio, dietro Corso Vittorio Emanuele. I recenti fatti di cronaca hanno consegnato tristemente questo posto alla storia…ma siamo sicuri solamente per una brevissima parentesi.

Continua la linea espositiva di collaborazione internazionale tra musei per Palazzo Reale con Manet, in un’ottica nuova: simbolo della modernità e della Parigi in trasformazione, sua musa e metropoli moderna per eccellenza. Iniziatore di un nuovo corso attento alla quotidianità, alla cronaca, alla bellezza transitoria e alla luce fuggente, pittore troppo in anticipo sui tempi che non fu apprezzato se non alla fine della sua vita.

Per la prima volta a Firenze le opere della Collezione Kunila, tra le più grandi raccolte private di pittura moderna dell’Europa nordorientale: la pittura estone ancora poco conosciuta al Museo del Novecento. Al centro della raccolta il paesaggio e il connubio quasi mistico con la luce, con una forte sperimentazione cromatica. Un’arte che vuole offrire soprattutto piacere nell’unione intima con la natura come nel caso del più grande pittore estone del Novecento, il primo modernista, Konrad Mägi al quale è dedicata una stanza.

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