Ilaria Guidantoni

Articoli di Ilaria Guidantoni

Bradisismo, precarietà, ricordi, paure, sospetti… sono alcuni degli “ingredienti” presenti nella commedia, o meglio ancora nella tragicommedia "Uscita di emergenza", scritta da Manlio Santanelli, che vede in scena - al Teatro della Cometa dal 7 al 25 gennaio - Vittorio Viviani e Gino Auriuso per la regia di Enrico Maria Lamanna. Spettacolo decisamente originale, impegnativo e difficile da raccontare, monologo doppio più che dialogo interpretato magistralmente con un allestimento raffinato. Una nuova tragicommedia in grado di reinventare quel teatro napoletano troppo spesso datato, stantio o volgarizzato. Una metafora a tratti strampalata, con un linguaggio allusivo e dotto tra le righe, sulla vita dove non resta che un’uscita di emergenza che a volte fa paura imboccare.

Un mondo onirico e per la dimensione europea molto lontano dalle fiabe conosciute anche se gli archetipi restano gli stessi, trasfigurati, strampalati per il nostro modo di sentire e a volte difficilmente traducibili. Talora si resta disorientati perché difficile comprendere il percorso, la simbologia e la battuta, e nello stesso tempo affascinati da uno stile e da luoghi immaginifici. Una grande operazione di memoria nel segno del dover di ricordare un popolo che ha rischiato di essere annientato.

Milano, Museo Poldi Pezzoli
Dal 7 Novembre 2014 al 16 Febbraio 2015

Originale l’idea della presentazione di una bottega che segna tipicamente un’epoca e la riscoperta di un grande artista, Antonio Pollaiolo, che fu soprattutto orefice mentre al fratello Piero sembrano attribuite definitivamente le quattro dame, fulcro di questa esposizione. Splendide sì anche se l’eco della mostra ne supera l’entità. Milano, si sa, è maestra nel marketing. L’esposizione racconta soprattutto, in modo ammiccante, il dialogo tra classicità e modernità con una mostra fotografica correlata, a tema, e pone Milano e in particolare il Museo Poldi Pezzoli, uno dei simboli della città, quale chiasmo culturale e vetrina italiana nell’anno dell’Expo.

Domenica, 11 Gennaio 2015 16:29

Walter Bonatti fotografie dai grandi spazi

Milano, Palazzo della Ragione Fotografia
13 novembre 2014/8 marzo 2015

Sabato, 10 Gennaio 2015 14:51

Italiani! - Teatro Manzoni (Milano)

Dal 9 all’11 gennaio. Uno spettacolo strepitoso di un artista completo, che lavora su se stesso prima che sul palcoscenico a trecentosessanta gradi, entrando in empatia e in dialogo con il pubblico senza forzature, slabbrature, eccessi. Decisamente originale, nella comicità e negli spunti in mezzo a tanta, troppa satira, volgare e ripetitiva. Difficile da raccontare, certamente da vedere, dal teatro nel teatro che critica e autocritica il teatro; alla storia dell’Italia dalle origini quando era un ammasso di isole forse attaccato all’Africa ai giorni d’oggi; alla ferocia del sarcasmo del quotidiano fino all’invito e al messaggio di speranza a restare perché gli Italiani siamo noi, non gli altri. Uno stimolo alla responsabilità e all’autoironia, in una gag continua che coinvolge i suoi tecnici assistenti sul palco e un gioco di attrezzi di scena singolare. Tra le righe colto, di una comicità estremamente raffinata.

Gustosa commedia in salsa piccante, comicità intelligente e a suo modo raffinata, con una parte en travesti che aggiunge ilarità. La curiosità di conoscere la versione francese c’è perché è evidente l’adattamento nella traduzione per i riferimenti e le battute che non scivolano in effetti banali, poco credibili o volgari. Ben interpretata, con buon ritmo e originale.

Un libro è anche un oggetto e parla con la sua carta oltre che con la sua storia: i libri di Guido Mattioni cominciano dalla copertina e dal titolo, un messaggio forte e centrale, la suggestione malinconica e determinata dell’avventura che è la vita. “Soltanto il cielo non ha confini è letteratura pura, nutrita dalla conoscenza e dalle esperienze di un inviato speciale che ha visto con i propri occhi luoghi e persone, ascoltato voci, cercato indizi, ma che ci restituisce una vera storia letteraria, non un reportage camuffato da letteratura. Ben scritto, senza contaminazioni televisive ed effetti speciali, ha il gusto della buona lingua, con momenti poetici come anche la capacità di piegarsi ai diversi registri dei personaggi. Non domina i protagonisti, non li omologa attraverso la propria voce, non ce li restituisce in uno stile ‘unificato’ e conformato come un buon cronista. Guido si nasconde per farli vivere e restituirceli nella loro tenerezza, brutalità, qualche volta volgarità. Senza moralismi, il libro è anche un messaggio etico che attinge ai valori universali dell’esistenza, della responsabilità dell’uomo con se stesso, alla ricerca del proprio benessere profondo, con il coraggio di andare e tornare a se stesso.

Un libro di racconti di un narratore ‘puro’, senza contaminazioni giornalistiche, saggistiche, con intenti didattici e didascalici. Sono racconti di fantasia di uomini e animali, più spesso dove protagonista è il femminile e il femminino, l’elemento fantastico che fluidifica il confine tra i regni dei viventi. E’ la scrittura però quello che caratterizza maggiormente questo libro nel quale di tanto in tanto perdevo il filo per seguire la parola, che domina incontrastata sulla storia. La scrittura di Francesca Di Martino è una partitura musicale scossa da movimenti tellurici improvvisi, che si innalza aulica e spontanea come chi ha metabolizzato il valore e la cultura dello scrivere e piomba nel basso ventre della vita, senza volgarità, secca e pungente d’un tratto.

Un esperimento interessante e un arrangiamento del testo efficace per il messaggio, suggestivo, grazie anche ad un accompagnamento musicale indovinato e ad una mise en espace che rende la lettura fluida. Intrigante la commistione di sacro e profano, la pervasività della sacralità di quel rapporto unico, fusionale e tormentato madre-figlio e la contaminazione dell’amore con la quotidianità e la banalità del bene. Forte la riflessione sul dubbio e sulla drammaticità dell’amare, un viaggio dentro noi stessi. Convincente soprattutto l’interpretazione di Simone Ciampi.

Si è concluso il 23 dicembre al Teatro dei Dioscuri, a due passi dal Quirinale (via Piacenza, 1), nel cuore di Roma, la prima edizione di Connekt Expo, un evento che vuol essere innovativo, dato che nasce dal desiderio di creare interattività tra il pubblico, gli artisti e i designer, nel segno dell’abitare ricostruendo il contesto anche culturale, del luogo immaginato e ricostruito, con una presenza considerevole di Statunitensi, Canadesi ma anche del mondo arabo, del Golfo.

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