Ilaria Guidantoni

Articoli di Ilaria Guidantoni

Sabato, 23 Maggio 2015 08:40

Antigone 1945 - Teatro Due (Roma)

Antigone in versione italiana, 1945: epurata dal tragico, dalla presenza del coro e dall’universalità del dramma di Sofocle, questa riscrittura sembra attingere sia all’opera di Bertolt Brecht sia a quella di Jean Anouhil. La modernizzazione offre lo spunto più interessante di questo lavoro, critica feroce al potere di qualsiasi colore sia, quando pretende di essere legittimato a comandare e non solo a governare e soprattutto riflessione profonda e articolata sulle ragioni del cuore, quelle di Antigone. In questa versione infatti si è lontani dal manicheismo che oppone Creonte ad Antigone, come il male al bene, perché questa volta l’eroina tragica non è politicamente corretta e chiede un salto mortale allo spettatore. E’ meno facile schierarsi ed è necessario considerare le ragioni della vita che a volte non hanno una sola verità. Infine riflessione al femminile e femminista, sul potere sempre al maschile anche quando è o sembra “dalla parte giusta”, per cui tra gli stessi partigiani si evince il maschilismo. Considerazione decisamente attuale. Un lavoro semplice ma ben fatto che non dimentica nessun aspetto dello spettacolo. Curato e attento.

ROMA, PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI
30 aprile – 13 settembre 2015

Il ritorno a Roma, città della svolta del grande fotografo, con alcuni inediti e un'esposizione monumentale legata al Diluvio, ispirato alla Cappella Sistina. La monumentalità della raccolta è un impatto frontale tra iper-realismo e motivazione sociale, provocazione più che critica. Indietreggia la figura umana, talora, scompare e forse ne guadagna in profondità e in ironia l'opera. È alle spalle, o quasi, il retaggio pubblicitario e l'ammiccamento al mondo della moda, derivazione degli anni Ottanta. Più interessanti le opere dove lo choc è un effetto e non l'obiettivo o un risultato collaterale come ne' "Il mio Gesù privato".

Dal 12 al 31 maggio. Il calcio di periferia disegna un affresco grottesco, cinico e amaro, con qualche punta di tenerezza, purtroppo credibile nella sua volgarità e pochezza. Affari da quattro soldi, allenatori falliti e sognatori, proprietari mezze tacche e personaggi improvvisati. Il mondo extra napoletano, quello che guarda a Napoli come un mito, è un mondo di crudele quotidianità, di precariato, di buoni sentimenti inariditi dalla penuria di mezzi e da sogni mai realizzati. Eppure in questa commedia che racconta una certa volgarità dove tutto diventa kitsch c’è lo spazio per un messaggio: la famiglia come nucleo di sentimenti e valori resta per alimentare i sogni e raccoglierne la disillusione e fa muro contro la violenza della società.

Il precariato come dramma lirico in una versione liturgica che mescola il teatro popolare da strada e le processioni, religiosità popolare e contemporaneità nella quale il senza lavoro resta un povero dalla vita misera. Un'opera collettiva che sembra nascere da un canovaccio prima che da un testo incardinato, dove gli attori reggono il lavoro da una prospettiva inconsueta. Molto preparati dal punto di vista tecnico, lo spettacolo si impone per originalità confermando una contemporaneità legata all’essenzialità della scena, a certa scarnificazione pur mantenendo la ripetitività tipica delle nenie e delle litanie. Qualche asciugatura possibile. Certamente un lavoro da vedere, coraggioso, che non rischia la genericità per il richiamo ai fatti di cronaca.

Sono incappata in questo romanzo cercando altre opere di argomento algerino e di lingua francese, finché decisa a leggere qualcosa in questo ambito ho scelto uno scrittore che non conoscevo, citato da Jean Sénac sul quale sto lavorando, scomparso in modo violento e prematuro nel 1973. Il romanzo, del quale non ho trovato traduzione italiana, è ambientato in una città del nord Africa che per chi conosce Camus e soprattutto La peste è evocativa di Orano, sarà forse l’associazione con un’invasione di topi.

Domenica, 10 Maggio 2015 16:16

Noces suivi de L’été di Albert Camus

Il Camus “romanziere”, poeta in prosa nella sua Algeria, il lato meno letto e meno conosciuto ma a mio parere il più suggestivo che non può esistere senza l’altro. Il libro raccoglie i testi pubblicati tra il 1936 e 1937, Nozze e poi ripubblicati in un numero esiguo di copie ad Algeri nel 1938 da Edmond Charlot, senza modifiche e L’estate del 1954. Sono testi di struggente bellezza, per la scrittura sublime, iconopoietica, di struggente sensibilità, classica nel senso più alto del termine. Sono anche dei cahiers di viaggio, dei documenti di luoghi lontani e affreschi di un mondo che non esiste più, scritti in un francese impeccabile, che fremono di sentimenti, di analisi sensoriali eppure non romantici nel senso più ingenuo del termine, quanto innamorati della scrittura e di quella patria del cuore che per Camus fu l’Algeria.

Domenica, 03 Maggio 2015 13:50

Tunisi, città invisibile

Le immagini di Luigi Sorrentino, fotografo napoletano di Tunisi, i testi di Calvino, la scommessa di una rinascita tra due rive del Mediterraneo. Un progetto originale dell’Istituto italiano di Cultura a Tunisi che gioca tra la simbologia del sogno delle città fantastiche e per questo invisibili e i lati nascosti della città di Tunisi. Sette sezioni con dei raccordi, associazioni di idee e di messaggi. Tunisi come ogni capitale e in generale ogni città ha una densità e stratificazione difficile da cogliere: è partendo dal “sottosuolo” che si rintracciano le diverse anime, tante città in una, come i mondi concentrici e rinvii all’infinito di Luis Borges.

Domenica, 26 Aprile 2015 17:14

Amleto - Teatro Comunale Ridotto (L'Aquila)

Una riscrittura prima che una rilettura, asciugata, depurata, spogliata di ogni ornamento che rischi il decorativismo. Filippo Gili si concentra sulla parola e gioca tutte le componenti dello spettacolo, assottigliandole ma affilandole allo stesso tempo, per tagliare la ridondanza. Il suo Amleto non è attualizzato; è attuale perché coglie l’universale e lo spettacolo scuote perché ha una forza interiore che non ha bisogno di vestirsi di potenza. La mano della regia, senza schiacciare l’interpretazione, guida e disegna la trama, plasma gli interpreti e si vede. Si riconosce senza tentennamenti. Ne esce un lavoro armonico con una parola molto lavorata, ruminata dagli attori, che alla fine convincono perché sono convinti. Hanno interiorizzato il messaggio e lo vivono nell’azione non frontale. Il pubblico è immerso nello spettacolo che si muove con continuità tra platea e palcoscenico, senza semplici incursioni, né ammiccamenti, e neppure strattonando lo spettatore.

Ricette, sapori e storie gastronomiche di altri paesi sulla tavola italiana

DE AGOSTINI LIBRI

Un modo di viaggiare e di conoscere gli altri e il nostro dialogo inconsapevole attraverso i piatti che mangiamo abitualmente. D’altronde il mondo della tavola ci conduce ad un’intimità profonda con gli altri e ci mette in contatto con l’anima di un popolo. Sono gli aneddoti, le storie e le tipicità che vengono da lontano o da vicino l’aspetto più interessante di un libro nel quale ricette e indirizzi utili sono un corollario. Lo spirito di Francesca non è infatti di scrivere il suo ricettario, ma è un’ambizione culturale oltre il mero andare dei turisti. Formato e grafica accattivanti e originali con il fondo turchese, colori dell’accoglienza anche nel sud del Mediterraneo.

Acta International, Roma
dal 22 aprile al 22 maggio 2015

Inaugurazione mercoledì 22 aprile 2015 - ore 18.30

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