Ilaria Guidantoni

Articoli di Ilaria Guidantoni

Giovedì, 25 Maggio 2017 20:46

La Vita inAttesa - Teatro Tordinona (Roma)

Venerdì 19 maggio “La Vita inAttesa” di e con Pino Grossi è andato in scena nell’ambito della rassegna/concorso Urgenze 2017, nata da un’idea di Francesca Romana Miceli Picardi, autrice, regista e attrice, sostenuta e coadiuvata da Ulisse Benedetti, Lara Panizzi e Marianna Stoico. Testo, regia e interpretazione di Pino Grossi per questo spettacolo autoprodotto, con Bernadetta Lucchetti all’aiuto regia. Nella sua semplicità un testo poetico, con una vena di malinconia, essenzialmente un testo musicale con i suoi ritornelli. Sono la musica e il gesto della danza il punto forte; forse manca di climax che una regia eterodiretta potrebbe aiutare o sviluppare in uno spettacolo di teatro danza.

Israele e il suo terreno di gioco minato è l’altrove di questa scrittrice alla sua seconda prova letteraria, che la trova più matura, in un libro articolato e complesso dove c’è la stoffa del romanziere per una storia ben congeniata, non a tesi e nella quale l’autore si mantiene alla giusta distanza senza innamorarsi di nessuno dei personaggi. Nessun lieto fine o finale tragico ma un’evoluzione costante e sorprendete com’è la vita, fatta di svolte e di tante sfumature. Al centro Gerusalemme città amata e i suoi conflitti che sono metafora, simbolica e particolarmente acuta di ogni vita ed essere umano: arabo ed ebreo; americani con l’anima newyorkese o ebrea; ebrei religiosi o laici: tutti sono lacerati spesso nell’impasse di non poter conciliare i propri poli opposti. Un libro sull’amicizia e sul dialogo difficile, talora impossibile tra libertà e responsabilità, anche della propria libertà, stretto tra voglia di affermarsi e appartenenza alla famiglia, all’ambiente sociale, al paese, a qualcosa che comunque si sceglie.

La voglia di scoprire anche quello che è in divenire è il principio ispiratore di Inventaria, festival teatrale giunto alla sua settima edizione, con l’intento di valorizzare il lavoro dietro le quinte e la messa in opera. Fare teatro “off è un modo per denunciare la palude italiana senza gettare la spugna. Pietro Dattola, direttore artistico della rassegna, è convinto infatti che nel nostro Paese esista una grande vivacità drammaturgica, magari sotto traccia.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Max Caprara, attualmente in scena con lo spettacolo “The Carnage - I Cannibali” al Teatro dell’Angelo di Roma (sino al 21 maggio). L’attore nasce a Sassari nel 1967. Nella Capitale frequenta l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”. Nella sua carriera ha interpretato numerosi ruoli con registi come Ronconi, Polansky, Zanetti, Corsini, Zucchi, Apolloni, Insegno, Melchionna, Manfré, Cinque, Salveti, e nelle vesti di regista ha collaborato con Edoardo Sanguineti, Aldo Nicolaj e Vincenzo Cerami, tra gli altri, dirigendo attori come Paola Cortellesi, Massimo Wertmuller, Emma Dante, Tosca d’Aquino, Angelo Orlando e Arturo Cirillo. Caprara, inoltre, è anche autore di una quarantina di commedie rappresentate in Italia e all’estero. E’ organizzatore ed inventore di formule ed eventi come i “Corti Teatrali” e il “Musical urbanistico” (ancora non approdato in Italia). Negli anni dirige vari festival come la biennale d’arte contemporanea e una ventina di sale teatrali in Italia e all’estero. È anche critico teatrale e saggista, il suo ultimo lavoro edito da Ediesse-Feltrinelli è Il Teatro Contemporaneo. Noto attore televisivo, lo vediamo nella decima serie di "Don Matteo" come tra i protagonisti della serie di Rai 2 "Vice Questore Rocco Schiavone"; di recente nelle sale col film "Ovunque tu sarai" di Roberto Capucci, prossimamente lo vedremo anche nella seconda serie di "The young pope" per la regia di Paolo Sorrentino.

Dal 7 al 17 marzo si è tenuta l’edizione 2017 del FrancoFilm, il festival del cinema francofono a Roma presso l’Institut Français Centre Saint-Louis

Una passeggiata a Bordeaux, nel cuore di una delle zone più vocate dell’enologia francese, città borghese, ricca, bella eppure ‘calda’, che ha saputo recuperare l’antico per proiettarsi al futuro come nel caso del CAPC, museo dell’arte contemporanea in un antico deposito di merci legate agli scambi commerciali e la Cité du vin, il più grande museo al mondo nel suo genere.

Venerdì, 12 Maggio 2017 08:54

Paolo Giorgi, musicista per passione

Passione è perfino poco, vocazione forse troppo. Il binario del lavoro, la formazione matematica si intrecciano con la musica che in fondo è la matematica in versi. Paolo non potrebbe vivere senza nessuna delle due dimensioni e scrive in inglese per schermarsi o forse diversamente rivelarsi, scommettendo su una musica che in Italia ritaglia un ascolto di nicchia.

Letteralmente sogno di essere tunisino, ovvero libero, perché la Tunisia appare al giornalista e scrittore algerino – consacrato al successo internazionale con il romanzo Mersault, contre-enquête – il paese della possibilità, di chi ha il coraggio di guardare avanti e di non vivere in nome del passato, dei morti e dei martiri. Autocritica dell’Algeria che non ha curato le proprie ferite, il testo – presentato alla recente fiera del libro a Tunisi – è una raccolta di “cronache”, commenti e analisi dell’attualità del mondo arabo, lucida, a tratti poetica, con una disamina del terrorismo che condivido pienamente: i djihadisti non sono figli delle rivoluzioni ma delle dittature che le hanno precedute.

Con Stanze d’artista. Capolavori del ‘900 italiano, la Galleria d’arte moderna di Roma, conferma la sua scelta di privilegiare opere poco esposte, alternando pezzi della collezione permanente con prestiti come in questo caso: Sironi, Martini, Ferrazzi, de Chirico, Savinio, Carrà, Soffici, Rosai, Campigli, Marini, Pirandello e Scipione, artisti che hanno operato tra gli anni Venti e Quaranta del Novecento, relativamente di recente valorizzati in Italia e ancora poco conosciuti all’estero. Il fil rouge dell’iniziativa è sull’intimità come suggerisce il titolo tra parole e immagini di artisti a tutto tondo.

Una mostra inedita, ricca di 53 sue opere che raccontano il primo e più felice periodo dell’artista russo, e di 85 tra icone, stampe popolari ed esempi di arte decorativa. Il Mudec conferma la sua vocazione a focalizzarsi sull’artista raccontandolo: in questo caso attraverso oggetti e atmosfere dei paesaggi russi che lo hanno ispirato. Originale la presentazione con un allestimento suggestivo e funzionale ad un tempo.

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