Ilaria Guidantoni

Articoli di Ilaria Guidantoni

Serata unica, nello spazio Caffè, per la regia e interpretazione sia recitativa, sia canora di Monica Menchi, accompagnata da una voce jazz, pianoforte e accordéon per raccontare la vita e il sentire della “regina” della canzone francese Edith Piaf, un’esistenza a braccetto con la morte e piena di ferite. Lettura scenica che, passo passo, in modo un po’ didascalico, ci accompagna a ripercorrerne la biografia. Nella parte finale la voce della seconda interprete, Antonella Grumelli, che sceglie la non imitazione, e la capacità mimica anche nella voce della protagonista, rendono lo spettacolo più appassionato.

Nello scenario suggestivo con vista mozzafiato di Villa La Pietra, è di scena la XII edizione di “The writers’ season, la stagione degli scrittori”, che ha debuttato il 22 giugno con “Romeo and Juliet”, performance teatrale realizzata dalla Continuum Company, sotto la direzione di Jim Calder. La tragedia di Shakespeare è riletta al femminile in un continuo cambio di ruoli che le tre interpreti sostengono efficacemente: una visione nuova dell’eterno conflitto amoroso, tra leggi dello Stato e del cuore, una sorta di “Antigone” della coppia. Protagoniste l’ironia e la scelta originale di unire il recitato con canti armonizzati, inserimenti di canzoni e canzonette note, uno sguardo al musical. Interpretazione di grande profilo, recitato in inglese americano.

Nell’ambito dell’Estate fiorentina 2018, frutto della collaborazione tra MUS.E musei eventi Firenze e Le Murate, va in scena un testo potente per la regia e interpretazione di Fulvio Cauteruccio, dedicato allo “straniero”, straniero come alius e non alter, l’uomo semplice, visto dagli altri: lo straniero, l’omosessuale, il povero, il reietto. All’opposto dello straniero di Albert Camus, straniero come estraneo a sé, questo forestiero non è colpevole ma condannato. Un monologo fiume di Bernard-Marie Koltès per la traduzione di Giandonato Crico, che si gioca tutto sulla potenza della voce e su una mise en espace di grande intensità, cruda e struggente ad un tempo. Spaesante e seducente come le storie che racconta.

Presentata, nella sede della Cassa di Risparmio di Firenze, la prima edizionedi CI SONO SEMPRE PAROLE, [non] FESTIVAL delle NARRAZIONI POPOLARI (e IMPOPOLARI), in programma dal 6 ottobre al 30 novembre 2018 in varie sedi, rispettivamente a Montelupo Fiorentino, Capraia e Limite e Montespertoli. La manifestazione è promossa e prodotta da Sistema museale Museo diffuso Empolese Valdelsa, Mudev e YAB Young Artists Bay, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio e CGIL, UIL e CISL Firenze. Tema la narrazione orale a partire dai ricordi e il valore della memoria. Obiettivo di questo non-Festival la valorizzazione del patrimonio e delle collezioni dei 21 musei del territorio ma soprattutto un progetto d’inclusione della cittadinanza protagonista del festival in una dimensione di ascolto non “passiva” da spettatore. L’idea è un’impresa culturale creativa per fare rete sul territorio.

Un libro d’altri tempi, di critica letteraria o, meglio testuale, che presuppone o può affiancare una lettura approfondita e ad ampio spettro dell’opera di Jean Genet. Testo prezioso ed erudito di analisi dei testi in senso classico, lascia l’autore del libro, Neil Novello, dietro le quinte per concentrarsi totalmente sull’oggetto della critica, senza dare giudizi di sintesi né sposare tesi ma facendo parlare i singoli testi. Quasi una parafrasi di questo galeotto, ladro, omosessuale che nella sessualità anche brutale e nel tradimento, trova gran parte di una certa poetica. Senza indirizzare il lettore Novello mette in luce la modernità dello scrittore francese, soprattutto delle ultime opere, dedicato alla denuncia civile, al mondo “arabo”, portavoce dei diritti degli immigrati maghrebini in Francia e, in generale, solidale con tutti i déraciné della storia, dal ladro, al condannato.

L’anima mediterranea del festival Sete Sóis esonda a Pontedera e nelle sue periferie

E’ stato presentato al Palazzo del Consiglio Regionale della Toscana, a Firenze la XXVI edizione del Festival Internazionale Sete Sóis Sete Luas che si è svolto dall’ 8 al 25 luglio a Pontedera e dal 12 luglio anche a Roma a Palazzo Barberini. L'iniziativa promossa dal Comune di Pontedera, con il sostegno della Regione Toscana, della Nuova Imaie e della Banca Popolare di Lajatico, con la collaborazione della Pro Loco di Montecastello, il Gruppo Culturale Ricreativo il Mattone de La Rotta, l’Auser, l’Ospedale Lotti e l’Ufficio Turistico della Valdera, quest’anno si moltiplica e anima periferie e luoghi insoliti di Pontedera. Il festival conferma la sua volontà di unire popoli e storie diverse, rivitalizzando luoghi e tessuti urbani difficili, attraverso il linguaggio universale dell’arte, allargando il Mediterraneo oltre i confini naturali per diventare una metafora di un mare che unisce, chiasmo di culture.

Poesia, semplice, cruda, essenziale, senza nulla di eccedente eppure folgorante. Coglie come una frusta l’anima di un mondo, l’Africa arida e densa di storia orale portata dal vento, violentata da mani avide, che fa i conti con la colonizzazione e la sua eredità, che si sforza di convivere con la diversità, senza lasciarsi vincere, omologare, né sedurre dai diamanti. E’ una terra che ruggisce e sanguina di un sole violento che brucia la terra e non è sinonimo di vita. Scritto in inglese da chi ha lottato per il proprio popolo e ha cercato di farlo in maniera universale.
Stringata e accurata l’introduzione di Marisa Cecchetti, traduttrice che ha curato l’edizione preziosa, illustrata, che nella resa italiana coglie la grande poeticità, la violenza e l’animo struggente ad un tempo del poeta, cercando di mantenersi aderente al testo inglese e, se possibile, arricchendolo nel trasferire la profondità della nostra lingua alla musicalità inglese.

Lunedì, 16 Luglio 2018 12:23

Porci con le ali – La Compagnia (Firenze)

Nell’ambito delle iniziative per ricordare il Sessantotto – “Dieci anni in movimento 1968-1977 - non poteva mancare Porci con le ali, un libro, poi un film e quasi un manifesto sessuo-politico dell’adolescenza ai tempi della rivolta studentesca. Un film censurato e contestato che come il libro presenta una gioventù goffa e tutto sommato conformista incapace di essere davvero diversa ed originale, vittima della logica del gruppo e del privato che diventa pubblico. Una sessualità noiosa, esibita, in qualche modo subita come un imperativo al pari della sessuofobia della generazione precedente. Il film non vola ma è imprescindibile per conoscere quel periodo di grande confusione che mette insieme cose diverse.

Un romanzo dai toni noir e rossi come la passione travolgente, vestita di bianco etereo, trasparente come la pelle candida e sottile della protagonista. Un libro conturbante che ha il sapore antico delle storie di passioni e intrighi, forse anche per l’ambientazione: una Palermo torrida nei giorni del Ferragosto, con l’acqua che scarseggia; palazzi nobili decadenti; un’aristocrazia frivola e ignara delle lacerazioni della vita; uno stile impeccabile che copre vicende torbide. Stile elegante che mescola la lingua dialettale all’italiano colto, e lo condisce con un’ironia sapiente, velata quanto graffiante che sa di sicilianità.

Dal 1952 per la prima volta il Premio letterario Bancarella sbarca all’Isola d’Elba, sostenuto dalla Proloco di Marciana Marina che ha fortemente voluto la manifestazione: la finale sabato 7 luglio ha presentato la sestina vincente che sarà sul palco a Pontremoli il 22 luglio.

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