Ilaria Guidantoni

Articoli di Ilaria Guidantoni

Una piccola mostra per sognare, trasportati tra Hollywood e quel set che fu l’Europa, in particolare l’Italia, specialmente Roma, con un allestimento leggero e delicato, organizzato in sessioni dagli Anni Venti ai favolosi Anni Sessanti: protagonisti i volti dei divi simbolo con un taglio originale: il cinema visto dall’occhio del fotografo e della macchina da presa, all’incrocio tra tecnica di produzione, laboratorio dietro le quinte, e immagine creativa per eccellenza.

Le Erinni, figure mitologiche femminili inquietanti, tornano in questo spettacolo “Erinni o del rimorso” di ORTIKA - gruppo teatrale nomade, in chiave moderna con un’accezione psicanalitica e socialmente connotata sulle problematiche che riguardano il femminile e le donne in genere, offrendo anche una chiave contemporanea, come un esempio, di natura mediatico-televisiva e una sorta di teatro nel teatro. Apprezzabile la scenotecnica di Alice Colla dove l’elemento simbolico dell’acqua è centrale. La realizzazione è però un po’ confusa, forse ambiziosa, mettendo insieme tanti generi e stili, con salti di linguaggio.

“La musica dell’anima” racconta attraverso l’appassionata Pamela Villoresi la figura di Eleonora Duse fuori dagli aspetti del divismo e del lirismo sentimentale ai quali siamo abituati. Lo spettacolo è ben sostenuto dal testo di Maria Letizia Compatangelo, ben scritto, ben documentato, che restituisce una donna completa, un’eroina dell’interiorità come non la si immagina: impegnata per le donne, innovatrice, non vittima se non di se stessa e del suo disperato bisogno di sognare che l’ha portata agli amori difficili. La recitazione è didascalica anche nella rievocazione estetica, appassionata con la musica che prende un suo spazio come uno spettacolo nello spettacolo perché come dice alla fine “La musica è stata la mia vita, il futuro il mio destino”. E si sente tutta la sua sofferenza di essere nata troppo presto.

Per la prima volta al Todi Festival arriva una sezione di teatro off grazie all’idea voluta da Roberto Biselli, direttore del Teatro di Sacco di Perugia, di aprire al grande pubblico il teatro non tipico da abbonamento e cartellone, offrendo una guida con il dibattito nella mattina successiva, dopo aver approcciato a livello emozionale lo spettacolo. Il festival ha chiesto ai critici coinvolti - Andrea Porcheddu, Sergio Lo Gatto, Alessandro Toppi, Maddalena Giovannelli e Francesca Romana Lino - di scegliere uno spettacolo, senza paletti e criteri prefissati. Il primo assaggio lo scorso anno era stato proprio con uno spettacolo di drammaturgia contemporanea dello stesso Biselli che ha fatto presagire l’interesse del pubblico. Così il Teatro Nido dell’Aquila ha ospitato questa novità, con un programma di 8 giornate articolato in 7 spettacoli proposti e commentati da 5 critici teatrali, un osservatorio critico di formazione degli spettatori, un convegno sulle buone pratiche in materia di formazione, 4 masterclass per drammaturghi e artisti e 1 blog.

Torna dopo diciassette anni alla Versiliana Enrico Lo Verso, palermitano cresciuto a Siracusa, portando tutta la sua sicilianità questa volta anche con la lingua: un ritorno doppio, anche perché con questo spettacolo che ha compiuto un anno di tournée è risalito sul palcoscenico dopo anni, felice di non avere intercapedini con il pubblico. Una vocazione scritta nel suo dna.

Inaugurata la nuova illuminazione del museo realizzata dallo studio Ferrara Palladino Lightscape focalizzato sull’illuminazione dei dipinti e delle opere più che sugli ambienti. L’idea è di inserirsi in armonia con una casa museo, una dimensione storica non creata ad hoc come contenitore espositivo, favorire una fruizione ottimale dell’opera senza forzature e interpretazioni critiche, oltre che promuovere il risparmio energetico. Il nuovo approccio valorizza i dettagli con soluzioni che ricordano i lampadari tradizionali, in versione stilizzata.

Esordio siberiano per l’undicesima edizione della rassegna Pietrasanta in Concerto, dedicata nel 2017 al violino con un viaggio dal Settecento al Novecento attraverso sonorità e personalità diverse: grande compostezza ed eleganza di esecuzione che nel Novecento trova anche l’emozione.

Un canto popolare rivive attraverso le avventure e le disavventure del protagonista fino all’epilogo tragico di una storia d’amore che racconta allo stesso tempo una città: Tunisi, affascinante e lacerante, quella dei vicoli oscuri, come dice il titolo, del dolore e della disperata voglia di sognare. Attraverso l’infanzia povera e i deragliamenti del narratore, la ricostruzione del mondo dello spettacolo, dagli epigoni del caffè chantant al recupero delle tradizioni che raccontano un mondo di intrecci sociali, crocevia di popoli, fino ai nostri giorni, alle contestazioni che hanno portato alla rivolta del 2011. Al centro il canto del mezoued che diventa l’interprete di un mondo lacerato e desideroso di evasione.

Tradotta in 26 lingue, Faïza Guene si è imposta come una delle voci più originali della letteratura francese contemporanea. Il romanzo conferma la vena di narratrice delle piccole cose, quel dialogo-scontro fra mondo tradizionale ancorato al passato e a quello che si è lasciato e l’anelito a perdersi nel nuovo, a sperimentare. Una fotografia esemplare di lacerazione per chi non riesce a stare in Francia né dalla parte dei genitori che “ingozzano” i figli, né dalla parte di quei giovani che sentono di “essere nutriti” solo dai valori della Repubblica. Da leggere assolutamente in francese per il suo linguaggio innovativo sospeso tra la sonorità algerina e il linguaggio francese dei giovani, un caso ben riuscito di fusion.

Prima prova narrativa, in versione lungometraggio, del giornalista Umberto Cutolo, Omicidi all’acqua pazza, è un gustoso giallo “tradizionale” che racconta un territorio evidentemente amato dall’autore che sembra uno specialista mai affettato, senza toni da erudizione. Divertito scrittore che prende in giro la cucina degli chef per rivendicare il valore dei cuochi, dipinge un affresco sociale dei vacanzieri in Costiera: pungente (au)ritratto, non solo italiano del turista, ironico e sinceramente spassoso, con una leggerezza che non è mai superficiale, riesce a pungere il lettore, a scendere nella storia e nelle storie senza mai farsene accorgere. E’ la rivendicazione del giallo classico in un mondo inondato di giallisti, oltre che di chef televisivi e turisti globalizzati.

TOP