Ilaria Guidantoni

Articoli di Ilaria Guidantoni

Lunedì 14 maggio 2018 – alle ore 18,00 - LAZIO INNOVA S.P.A e NOMA WORLD A.P.S. hanno presentato NOMA: UNA SFIDA CREATIVA ALLA VITA, film documentario di Alessandra Laganà e Tommaso Marletta, Vincitore del premio di riconoscimento per il valore umanitario dell’opera all’Accolade Global Film Competition 2017 – (CA) USA. Dall’esperienza personale dell’autrice, nasce un film documentario sul rapporto tra Arte e Malattia. E’ una testimonianza sincera che affronta, senza velo e con l’immediatezza della voce narrante della protagonista, sempre in cammino, il tema delicato della prevenzione oncologica del tumore al seno. Un viaggio straordinario per ritrovarsi, per riscoprire l’essenza, per rigettare il superfluo. L’idea progettuale è di un abbraccio emotivo per trasformare il proprio vissuto in una condivisione sociale. Al centro la musica e il suo valore catartico, il suo potere creativo, passione riscoperta e vera vocazione che Alessandra scopre proprio con la malattia, linguaggio comune con il compagno, ingegnere del suono. Dalla musica nasce il film e la possibilità di salvarsi, con la musica termina per rilanciare un progetto di cura attraverso le note.

La Compagnia XE della coreografa Julie Ann Anzilotti presenta “Erodiade - Fame di Vento 1993/2017” in co-realizzazione con il Maggio Musicale Fiorentino, stagione 2018, al Teatro Goldoni; il 10 maggio si è tenuta la prima (con replica anche il giorno seguente). Ispirata ai frammenti di “Hérodiade”, opera incompiuta del poeta Mallarmé, la coreografia, legata intimamente ad Alighiero Boetti, racconta un’epoca di dialogo tra le arti che rivolge lo sguardo al balletto futurista e a “Parade” di Picasso, come anche al balletto russo del periodo della Rivoluzione. Pulito nel racconto, narrativo, con le danzatrici come marionette, intenso e misurato, è un viaggio al femminile che dimentica gli stereotipi dell’Erodiade più nota, con figure metaforiche e spiriti che possono alludere ad aspetti diversi della donna. Suggestivo il finale sospeso. Interessante la simmetria nei costumi con il gioco dei colori.

“Quel pomeriggio di un giorno da star” di Gianni Clementi con Corrado Tedeschi, Brigitta Boccoli ed Ennio Coltorti, per la regia dello stesso Coltorti, chiude la stagione 2017-2018 del Teatro Manzoni di Milano. Da un’idea di Corrado Tedeschi, portare in scena il film “Quel pomeriggio di un giorno da cani”, scaturisce il ritratto grottesco e amaro, pur tra tante risate, dell’Italia, Paese che punisce invece che promuovere il talento. Il teatro come catarsi è lo spirito che anima questa regia.

Sabato, 05 Maggio 2018 14:20

L’amas ardent di Yamen Manai

Romanzo fresco e originale, insolito per il mondo arabo, riesce a raccontare l’aggressività del mondo contemporaneo attraverso una metafora, riprendendo un modo classico di narrare con uno spirito giovane e leggero anche nella scrittura.

Verso il “dito della Tunisia”, quel nord che tocca l’estremo sud italiano si è tenuto “The Mediterranean forum for Photography” sul tema “le culture del Mediterraneo”, con l’intenzione di riunire artisti internazionali – il Marocco ospite d’onore – per promuovere il dialogo in quest’area attraverso l’arte e rivalutare una zona emarginata del Paese.

La primavera è la stagione per eccellenza della “città dei fiori” che sta vivendo una stagione di vera rinascita, con restauri e aperture di collezioni, una spinta decisa verso il Contemporaneo che sta rinnovando il panorama artistico locale, senza dimenticare la propria identità di studi e la vocazione al restauro che da sempre contraddistingue la città medicea. La nostra passeggiata comincia da Palazzo Strozzi dov’è di scena la mostra “Nascita di una nazione tra Guttuso, Fontana e Schifano” - fino al 22 luglio - per poi spostarsi a pochi passi nell’elegante via Tornabuoni dove è stata aperta la collezione di arte moderna e contemporanea, selezione eccellente, di Roberto Casamonti a Palazzo Bartolini Salimbeni (visitabile su prenotazione) per finire Oltrarno alla Chiesa di Santa Felicita dove in occasione della Pasqua è stato presentato il restauro della “Deposizione” del Pontormo, opera regale, quanto raffinata e moderna; passando per il restauro della Basilica della Natività a Betlemme, presentato a Villa Finaly, sede dell’Università La Sorbone a Firenze, che ha contribuito alla traduzione del filmato documentario dei lavori.

Dal 15 al 30 aprile la zona turistica di Hammamet in Tunisia diventa un laboratorio delle arti con la prima edizione di Hammamet Ville de Lumières, Rencontres de L’Art et la Culture Vivantes, un modo per promuovere un dialogo tra persone di paesi diversi in un momento difficile per il Mediterraneo nel quale l’arte può giocare un ruolo importante rivendicando anche l’opportunità di diventare un’attività professionale. Per la Tunisia, che ha un piccolo mercato culturale sia in termini di numeri per attrarre investimenti, sia di organizzazione, al di là dei singoli talenti, è un’occasione doppiamente preziosa. I 20 artisti invitati lavorano sul posto lasciando la propria opera ispirati dal luogo e dallo scambio di idee e anche di tecniche in uno spazio condiviso.

Anteprima nazionale del film Contro L’ordine divino, della regista italo-elvetica Petra Biondina Volpe. Da Domenica 11 marzo (alle ore 20.30) fino a mercoledì 14 marzo a Roma (presso il Cinema Farnese, (Piazza Campo De’ Fiori 56), la proiezione del film in tedesco, nella versione sottotitolata, con la partecipazione dell’attrice Marta Zoffoli. Una commedia drammatica ma a lieto fine uscito all’indomani della giornata internazionale della donna sul tema del diritto di voto, conquistato molto tardi in Svizzera, dove la pace sembra piuttosto tombale. Il film è una sottile indagine sui risvolti psicologici delle stesse donne nel cammino difficile per conquistare un diritto naturale percepito contro l’ordine divino appunto. Oggi la riflessione del Sessantotto torna di grande attualità per altri aspetti che paiono non ancora conquistati, magari in altre parti del mondo.

Domenica, 22 Aprile 2018 12:42

“La scelta imperfetta” di Daniela Rossi

Un romanzo autobiografico, appena sfumato rispetto alla storia della scrittrice che ha già messo in scena se stessa, eppure potrebbe essere una storia di fantasia. Coraggiosa confessione che non scivola mai nell’autoreferenzialità. Sembra strano ma questo libro è una testimonianza di come la vita abbia più fantasia di noi e sia spesso un romanzo. Basta saperlo guardare con gli occhi giusti. Daniela Rossi prova anche come la scrittura, quella autentica riesca anche raccontando il proprio quotidiano a diventare universale narrando un tema intramontabile e sempre indecifrabile: l’amore sconfinato di una donna che può reggere il peso del mondo ma spesso non riesce a sorreggersi. Formidabile il ritmo con i suoi capitoli senza titoli di due pagine al massimo.

Una singolare rilettura di un poeta dimenticato in vita come dopo la morte, sospeso e condannato per questo, perché di razza incerta, tra l’Italia, anzi la Sicilia e la Tunisia, con ascendenze maltesi. Una breve vita minata nell’anima e nel corpo e una sola via di fuga: la poesia che diventa allo stesso tempo la sua condanna. Beatrice Monroy ci restituisce l’uomo Scalési, lo Scalisi fattosi francese, che vive di parole e per la parola, il dietro le quinte di una vita in sordina. Gli rende giustizia, riportando la memoria su una figura importante e sconosciuta, non fosse per pochi appassionati tra la Tunisia e la Sicilia. Un ritratto implacabile anche di una burocrazia crudele, ieri come oggi, che riduce un uomo fragile, poeta a un numero, matricola 8883. Un affresco sullo sfondo, infine, del potere della lingua nella vita, segno di appartenenza o di esclusione.

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