Ilaria Guidantoni

Articoli di Ilaria Guidantoni

Il mito di Giacomo Puccini, così moderno, raffinato e popolare ad un tempo, viene evocato. Non rievocato, raccontato. Nessuna tentazione didascalica. La voce calda, ancora squillante e ironica di Giancarlo Giannini, colonna del cinema e teatro italiano, legge brani di poeti che avrebbero desiderato sempre collaborare con il grande compositore ma che dovettero accettare il diniego. I brani, soprattutto quelli di D’Annunzio, ricordano le passioni dell’artista per le donne, l’arte, la poesia e le auto. Un corpo di ballo straordinario, Emox Balletto con le coreografie di Beatrice Paoleschi, offre un esempio raffinato e insolito di danza contemporanea, al contempo classica per la plasticità dell’uso della corporeità che ricorda gli anni Venti del secolo scorso. Straordinari i costumi nella loro eleganza essenziale. Musiche ovviamente di Puccini.

Mercoledì, 22 Agosto 2018 13:55

La Poursuite du bonheur di Michel Houellebecq

La Poursuite du bonheur è una raccolta poetica dal titolo paradossale: l'alienazione e lo sfinimento del quotidiano rendono di fatto impossibile la sola ricerca o anche semplice aspirazione alla felicità.

Il libro è un ossimoro anche formale di tradizione poetica classica e di libertà dal linguaggio crudo. Luogo di nostalgia dove la morte è presenza costante e anche l'amore, l'unica cosa dotata di senso, resta il grande assente.
La raccolta La poursuite du bonheur, letteralmente "Il perseguimento della felicità", è una raccolta di poemi di Michel Houellebecq publicata nel 1991 con le Éditions de la Différence à Paris. La raccolta rimaneggiata è stata ripresa in altri volumi, in particolare con le Éditions J'ai lu e nella collana «Librio». Ha ottenuto il Premio Tristan-Tzara.
Dal punto di vista stilistico, com'è stato notato dalla critica, Houellebecq fa un'operazione interessante, prendendo le distanze dall'espressione poetica tradizionale con l'adozione del verso libero e l'esplosione del sentire contemporaneo, dall'uso del fraseggio, ai termini, al sentire; dall'altro non dimentica la lezione classica, che impone forme fisse, un numero di piedi prestabilito, l'inclinazione verso l'alessandrino. Così con alcune elisioni e tenendo conto della pronuncia di lettere mute, costruisce versi come «J'aime les hôpitaux, asiles de souffrance / Où les vieux oubliés se transforment en organes » (p. 16) che si pronunciano "J'aim les hôpitaux, asil de souffrance / Où les vieux oubliés se transform' en organes »). In modo nuovo e senza ammiccare al ritmo tipico della rima, la tiene in considerazione.

Di scena è il quotidiano, il suo mondo di per sé romanzesco, un po' stralunato, quasi surreale, di grande attualità eppure evanescente come un sogno che rischia di diventare un incubo, dove "il tempo non ha pietà di noi".

Al centro la sofferenza e l'ineluttabilità dello scacco per cui la stessa ricerca della felicità diventa assurda, quasi ridicola nella sua ingenuità come una lotta contro i mulini a vento. Persa in partenza. C'è una grande prossimità con la morte che è raffigurata metaforicamente con la notte che incombe, corpi molli ed esausti che giacciono per lo più. Anche l'amore, che è considerato come l'unica cosa che conta, è raffreddato. Appare sempre come languido, passato, finito, assente, irraggiungibile. Prevale in ogni caso nel senso dell'assenza. Conosciuto soprattutto per i romanzi, in particolare "Le particelle elementari" e "La Carta e il territorio" (premio Goncourt 2010) che lo impongono come uno degli scrittori francesi più letti, sorprende come poeta. L'ultimo romanzo, Sottomissione, ha fatto molto discutere.

La poursuite du bonheur
di Michel Houllebecq
France, 1991
Éditions de la Différence
pp. 103
J'AI LU
Paris, 2015
Stampa, Italia Grafica Veneta
Collana "Librio"

Articolo di Ilaria Guidantoni

Martedì, 21 Agosto 2018 19:23

"La ragazza con la Leica" di Helena Janeczek

Un premio Strega all'insegna dell'impegno civile per recuperare un angolo di storia dimenticata, la nota fotografa partigiana tedesca partita per documentare in prima linea la Guerra civile ne in Spagna, Gerda Taro, vittima giovane di un incidente sospetto, conosciuta per essere stata la compagna di Robert Capa. Il libro, ben scritto, impegnativo con alcune immagini scelte con cura e commentate che diventano parte del testo, restituisce una figura tridimensionale viva, a tutto tondo, nemmeno troppo simpatica.E questo è un merito, oltre il prezioso lavoro di ricerca e di assimilazione.

Serata unica, nello spazio Caffè, per la regia e interpretazione sia recitativa, sia canora di Monica Menchi, accompagnata da una voce jazz, pianoforte e accordéon per raccontare la vita e il sentire della “regina” della canzone francese Edith Piaf, un’esistenza a braccetto con la morte e piena di ferite. Lettura scenica che, passo passo, in modo un po’ didascalico, ci accompagna a ripercorrerne la biografia. Nella parte finale la voce della seconda interprete, Antonella Grumelli, che sceglie la non imitazione, e la capacità mimica anche nella voce della protagonista, rendono lo spettacolo più appassionato.

Nello scenario suggestivo con vista mozzafiato di Villa La Pietra, è di scena la XII edizione di “The writers’ season, la stagione degli scrittori”, che ha debuttato il 22 giugno con “Romeo and Juliet”, performance teatrale realizzata dalla Continuum Company, sotto la direzione di Jim Calder. La tragedia di Shakespeare è riletta al femminile in un continuo cambio di ruoli che le tre interpreti sostengono efficacemente: una visione nuova dell’eterno conflitto amoroso, tra leggi dello Stato e del cuore, una sorta di “Antigone” della coppia. Protagoniste l’ironia e la scelta originale di unire il recitato con canti armonizzati, inserimenti di canzoni e canzonette note, uno sguardo al musical. Interpretazione di grande profilo, recitato in inglese americano.

Nell’ambito dell’Estate fiorentina 2018, frutto della collaborazione tra MUS.E musei eventi Firenze e Le Murate, va in scena un testo potente per la regia e interpretazione di Fulvio Cauteruccio, dedicato allo “straniero”, straniero come alius e non alter, l’uomo semplice, visto dagli altri: lo straniero, l’omosessuale, il povero, il reietto. All’opposto dello straniero di Albert Camus, straniero come estraneo a sé, questo forestiero non è colpevole ma condannato. Un monologo fiume di Bernard-Marie Koltès per la traduzione di Giandonato Crico, che si gioca tutto sulla potenza della voce e su una mise en espace di grande intensità, cruda e struggente ad un tempo. Spaesante e seducente come le storie che racconta.

Presentata, nella sede della Cassa di Risparmio di Firenze, la prima edizionedi CI SONO SEMPRE PAROLE, [non] FESTIVAL delle NARRAZIONI POPOLARI (e IMPOPOLARI), in programma dal 6 ottobre al 30 novembre 2018 in varie sedi, rispettivamente a Montelupo Fiorentino, Capraia e Limite e Montespertoli. La manifestazione è promossa e prodotta da Sistema museale Museo diffuso Empolese Valdelsa, Mudev e YAB Young Artists Bay, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio e CGIL, UIL e CISL Firenze. Tema la narrazione orale a partire dai ricordi e il valore della memoria. Obiettivo di questo non-Festival la valorizzazione del patrimonio e delle collezioni dei 21 musei del territorio ma soprattutto un progetto d’inclusione della cittadinanza protagonista del festival in una dimensione di ascolto non “passiva” da spettatore. L’idea è un’impresa culturale creativa per fare rete sul territorio.

Un libro d’altri tempi, di critica letteraria o, meglio testuale, che presuppone o può affiancare una lettura approfondita e ad ampio spettro dell’opera di Jean Genet. Testo prezioso ed erudito di analisi dei testi in senso classico, lascia l’autore del libro, Neil Novello, dietro le quinte per concentrarsi totalmente sull’oggetto della critica, senza dare giudizi di sintesi né sposare tesi ma facendo parlare i singoli testi. Quasi una parafrasi di questo galeotto, ladro, omosessuale che nella sessualità anche brutale e nel tradimento, trova gran parte di una certa poetica. Senza indirizzare il lettore Novello mette in luce la modernità dello scrittore francese, soprattutto delle ultime opere, dedicato alla denuncia civile, al mondo “arabo”, portavoce dei diritti degli immigrati maghrebini in Francia e, in generale, solidale con tutti i déraciné della storia, dal ladro, al condannato.

L’anima mediterranea del festival Sete Sóis esonda a Pontedera e nelle sue periferie

E’ stato presentato al Palazzo del Consiglio Regionale della Toscana, a Firenze la XXVI edizione del Festival Internazionale Sete Sóis Sete Luas che si è svolto dall’ 8 al 25 luglio a Pontedera e dal 12 luglio anche a Roma a Palazzo Barberini. L'iniziativa promossa dal Comune di Pontedera, con il sostegno della Regione Toscana, della Nuova Imaie e della Banca Popolare di Lajatico, con la collaborazione della Pro Loco di Montecastello, il Gruppo Culturale Ricreativo il Mattone de La Rotta, l’Auser, l’Ospedale Lotti e l’Ufficio Turistico della Valdera, quest’anno si moltiplica e anima periferie e luoghi insoliti di Pontedera. Il festival conferma la sua volontà di unire popoli e storie diverse, rivitalizzando luoghi e tessuti urbani difficili, attraverso il linguaggio universale dell’arte, allargando il Mediterraneo oltre i confini naturali per diventare una metafora di un mare che unisce, chiasmo di culture.

Poesia, semplice, cruda, essenziale, senza nulla di eccedente eppure folgorante. Coglie come una frusta l’anima di un mondo, l’Africa arida e densa di storia orale portata dal vento, violentata da mani avide, che fa i conti con la colonizzazione e la sua eredità, che si sforza di convivere con la diversità, senza lasciarsi vincere, omologare, né sedurre dai diamanti. E’ una terra che ruggisce e sanguina di un sole violento che brucia la terra e non è sinonimo di vita. Scritto in inglese da chi ha lottato per il proprio popolo e ha cercato di farlo in maniera universale.
Stringata e accurata l’introduzione di Marisa Cecchetti, traduttrice che ha curato l’edizione preziosa, illustrata, che nella resa italiana coglie la grande poeticità, la violenza e l’animo struggente ad un tempo del poeta, cercando di mantenersi aderente al testo inglese e, se possibile, arricchendolo nel trasferire la profondità della nostra lingua alla musicalità inglese.

TOP