Ilaria Guidantoni

Articoli di Ilaria Guidantoni

Spettacolo grandioso, possente, che si appoggia su una grande coralità sostenuta dall’interpretazione convincente degli attori ma soprattutto sulla scenografia, imponente anche se non particolarmente innovativa né raffinata. Interessante l’uso dell’elemento video. Il grottesco militaresco è riproposto senza novità seppur con grande energia. Bella la composizione scenica e dell’azione nonché dei testi per cui il tema della Prima Guerra Mondiale diventa universale, una presa di posizione contro tutte le guerre che disfano e inquinano anche i rapporti personali. Ironico in alcuni punti l’uso della musica.

Il Premio Europa per il Teatro è giunto alla 17° edizione e conferma la sua volontà di dialogo tra i popoli, di ponte tra i Paesi dell’Europa in un momento nel quale l’attualità del confine torna prepotentemente alla ribalta come dimostrano i temi trattati negli incontri, che hanno ruotato intorno a libertà, responsabilità del dialogo e diritti della diversità ma, soprattutto, l’auspicio alla pace. Dopo l’edizione romana legata alla ricorrenza della firma del Trattato di Roma, è la seconda volta per San Pietroburgo, nel 315° anno dalla sua fondazione, che ribadisce la volontà internazionale di essere porta d’Europa, affermando pienamente il teatro russo sulla scena europea alla quale lo legano affinità di storia e struttura.

Dal 9 al 18 novembre al Teatro della Pergola di Firenze Luca Zingaretti dirige Luisa Ranieri in “The Deep Blue Sea”, capolavoro di Sir Terence Rattigan, uno dei più popolari drammaturghi inglesi del XX secolo, immergendo lo spettatore nelle atmosfere della borghesia Anni Cinquanta e nella storia di un intreccio di passioni che lasciano soli. Al centro l’amore, sogno e unica possibilità per vivere ma anche per morire. Una regia pulita, asciutta, scene e costumi molto curati. Protagonista l’interpretazione che rinuncia a ogni sopratono per far uscire lo scavo psicologico.

Un libro decisamente originale, non un saggio su uno stile di vita, non una guida turistica, non un diario di viaggio, eppure tutto questo e non solo: destinazione le capitali del nord, Danimarca e Scandinavia che, al di là di alcuni miti e del recente interesse che la letteratura ha risvegliato, restano comunque misteriose. L’autrice racconta la vita di questi paesi passando da uno all’altro, con una miriade di informazioni, che sgorgano con la spontaneità di una conversazione colta. Luoghi per lei del cuore, studiati e approfonditi, senza quell’eccesso di pathos dei libri di viaggio dei giornalisti. Un libro che mette la voglia di un viaggio al nord, una riflessione su uno stile di vita molto diverso da quello mediterraneo, un oggetto di design esso stesso per l’originalità e la piacevolezza della veste grafica.

Il Mudec conferma la vocazione all’originalità nell’allestimento delle mostre, rendendo insoliti e sorprendenti anche gli artisti più noti: in questo caso Klee non è solo il pittore del cavaliere azzurro, ma un personaggio poliedrico e affascinato dal primitivismo, oltre che dalla satira, dalla beffa e dal gioco.

Lunedì, 12 Novembre 2018 10:50

LOOKING FOR OUM KULTHUM – Triennale (Milano)

Ha fatto tappa a Milano LOOKING FOR OUM KULTHUM, il film dell’artista iraniana Shirin Neshat, dedicato alla Callas del mondo arabo, un omaggio di grande suggestione, che cerca la donna sotto il mito, la star, con delicatezza e ironia, anzi autoironia. Un film nel film e un gioco che mette a nudo cosa significa misurarsi nella regia con una stella che ancora vive senza neppure appartenere alla sua tradizione e cultura. Un racconto dove l’arte e il lavoro sul corpo che appartiene a Shirin Neshat è molto presente, con un lirismo delicato.

In prima nazionale, “Un cuore di vetro in inverno” ha inaugurato dal 23 al 28 ottobre la stagione del Teatro della Pergola. Spettacolo mirabolante di e con Filippo Timi, prodotto dal milanese Teatro Franco Parenti e dalla Fondazione Teatro della Toscana, con qualche tono ammiccante cerca di provocare la risata nel pubblico, eppure conferma la grande presenza scenica dell’attore umbro e la sua versatilità che qui diventa virtuosismo, passando da un genere all’altro nel giro di un’ora e un quarto. Il testo, che forse risulta un po’ coperto dagli “effetti speciali” della scenografia e dalla quantità di personaggi e cambi di situazioni, è un inno alla vita di struggente malinconia, la difesa del sogno che è l’unica ragione per la quale viviamo insieme all’amore, oltre a costituire il motore della storia. Per questo qualcuno ha addirittura osato credere di poter andare sulla Luna.

“Storie di amori lgbt”. E’ la settima edizione del festival “Lecite/Visioni”, promosso dal Teatro Filodrammatici di Milano e sostenuto dal Comune, che racconta in sette spettacoli gli amori, leciti, ma non sempre accettati: relazioni omosessuali in primis, ma anche bullismo e diritti umani, al centro della scena, temi che tornano drammaticamente di attualità con un ampio ventaglio di sfaccettature e punti di vista, nonché scelte stilistiche originali.

Una docu-fiction su Michelangelo Buonarroti con Enrico Lo Verso e Ivano Marescotti nei panni di Giorgio Vasari, con una doppia narrazione, l’una in prima persona e l’altra – meno indovinata nella formula anche se l’interpretazione pregevole – da critico. Una sorta di film teatrale che sarebbe interessante trasportare sul palcoscenico dove l’incisività sarebbe forse maggiore, certamente senza perdere la fotografia e le riprese, che restituiscono in modo eccelso l’opera d’arte. Interessante l’approccio narrativo à rebours del protagonista che si racconta come uomo nella sua fragilità più che nel successo. Emerge il profilo di una grandezza statuaria dell’artista, sempre tormentato e insoddisfatto e anche uno spaccato del mondo dell’arte dai rapporti umani non sempre facili.

Dal 16 al 21 ottobre, al Teatro Grassi, va in scena “Occident Express” di Stefano Massini, con l’interpretazione di Ottavia Piccolo e la musica composta e diretta da Enrico Fink per l’Orchestra Multietnica di Arezzo. Un’odissea dei nostri giorni che diventa un Esodo collettivo, una storia universale, potente. L’interpretazione è straordinaria, in un intreccio insolito di parole e musica, con i musicisti che si muovono sulla scena intervenendo con gli strumenti come fossero voci di attori. Lo spettacolo nella sua essenzialità è di grande raffinatezza e incisività, con un disegno luci scultoreo che crea sullo schermo di fondo l’ombra della protagonista nei momenti più intensi. Ne risultano un grido di dolore e una riflessione psicologica sullo spartiacque di certi viaggi della vita.

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