Ilaria Guidantoni

Articoli di Ilaria Guidantoni

Una docu-fiction su Michelangelo Buonarroti con Enrico Lo Verso e Ivano Marescotti nei panni di Giorgio Vasari, con una doppia narrazione, l’una in prima persona e l’altra – meno indovinata nella formula anche se l’interpretazione pregevole – da critico. Una sorta di film teatrale che sarebbe interessante trasportare sul palcoscenico dove l’incisività sarebbe forse maggiore, certamente senza perdere la fotografia e le riprese, che restituiscono in modo eccelso l’opera d’arte. Interessante l’approccio narrativo à rebours del protagonista che si racconta come uomo nella sua fragilità più che nel successo. Emerge il profilo di una grandezza statuaria dell’artista, sempre tormentato e insoddisfatto e anche uno spaccato del mondo dell’arte dai rapporti umani non sempre facili.

Dal 16 al 21 ottobre, al Teatro Grassi, va in scena “Occident Express” di Stefano Massini, con l’interpretazione di Ottavia Piccolo e la musica composta e diretta da Enrico Fink per l’Orchestra Multietnica di Arezzo. Un’odissea dei nostri giorni che diventa un Esodo collettivo, una storia universale, potente. L’interpretazione è straordinaria, in un intreccio insolito di parole e musica, con i musicisti che si muovono sulla scena intervenendo con gli strumenti come fossero voci di attori. Lo spettacolo nella sua essenzialità è di grande raffinatezza e incisività, con un disegno luci scultoreo che crea sullo schermo di fondo l’ombra della protagonista nei momenti più intensi. Ne risultano un grido di dolore e una riflessione psicologica sullo spartiacque di certi viaggi della vita.

Vincitore del bando HORS, House of the rising Sun, “Nemici per la Pelle”, prodotto da Diapason, è uno spettacolo ad alta tensione, ben congegnato, giocato sui silenzi quanto su un serrato dialogo tra parenti serpenti. “Dalla band alla banda”, da un gruppo musicale di amici ad una gang di piccola criminalità; un ritmo incalzante con lunghe sospensioni e momenti di comicità improvvisa che sgorgano quasi per errore dal cinismo aggressivo, con una vena grottesca. Qualcosa resta inspiegato forse volutamente e lo spettacolo, gustoso nell’insieme, perfetto per l’ambientazione nelle scuderie di Palazzo Litta, ritrova con un’inversione di senso e un salto a ritroso, quel clima festoso dal quale la vicenda era partita.

E’ uscito nelle sale il 4 ottobre 2018, distribuito da PFA Films srl, “Oltre la nebbia – Il mistero di Rainer Merz diretto da Giuseppe Varlotta e interpretato da Pippo Delbono, Corinne Cléry, Cosimo Cinieri, Luca Lionello, Frédéric Moulin e Joe Capalbo. Il film, sceneggiato dal regista con Paolo Gonella e Giovanni Casella Piazza, è prodotto da Kabiria Films, in coproduzione con REC e in collaborazione con Associazione Kabiria e Kira Films ed è stato proiettato, il 28 settembre, in concorso al Terra di Siena Film Festival. Un film di genere che torna alla ribalta e un thriller, assolutamente insolito per un panorama cinematografico italiano. Un film strutturato e articolato con sottigliezza, ben interpretato non facile da cogliere ad una prima visione, anche per il finale aperto, giocato tutto sul doppio, con una dimensione che sconfina nel mistero e nel fantasy. Corre un doppio binario più esoterico-teologico sul tema delle sette e anche della donna e del suo significato spirituale.

Un inno al caffè, ai sapori ch raccontano l’anima della famiglia e dell’amore, semplicemente della vita, così come il libro è un canto dedicato a Palermo e al suo calore che a volte diventa afa anche in senso metaforico. Il racconto dell’arrivo della guerra che spazza via allegria, speranza e giovinezza e lascia detriti anche sotto la pelle, eppure un libro pieno di gioia, di gioia di vivere, com’è la sua autrice che dietro un velo di malinconia racconta il potere vivificante della passione, non sempre salvifico. Uno spaccato della società italiana che non c’è più, un affresco storico e sociale, ma anche una grande narrazione dell’anima. Ancora una volta Giuseppina Torregrossa unisce la raffinatezza della penna, una scrittura quasi musicale, al dialetto più semplice con un triplo salto mortale. Un romanzo nel senso più pieno del termine e più classico che fa volare, anche quando racconta la miseria perché è autentica narrazione.

Martedì, 25 Settembre 2018 15:16

SANDRO PETRONE - Solo fumo (Feltrinelli, 2018)

Un inviato di guerra partito dalla musica ritorno alla sua prima passione, compagna interiore di una vita: il mood è lo stesso, raccontare le storie del mondo, prima con parole e immagini, poi con le note che diventano però un racconto musicale prima che un album di canzoni. Uno stile cantautorale che attinge dalla tradizione nazionale e in particolare napoletana ma si fonde con le lingue e le suggestioni musicali del mondo, attraversando orrore, malinconia e sempre la voglia di ricostruire e ricostruirsi.

Lunedì, 24 Settembre 2018 16:03

Notre-Dame-des-Fleurs di Jean Genet

L’esordio narrativo dello scrittore del francese, una vicenda surreale che segue il flusso della coscienza, romanzo non-romanzo, affresco della malavita parigina alla quale apparteneva lo stesso Genet: l’attrazione fatale per gli assassini, le fantasie erotiche e un sottobosco ambiguo e insieme stranamente tenero. Una lingua trasgressiva che attinge a piene mani all’argot pur in un fraseggio colto. Senza l’intenzione di scandalizzare cerca una via d’uscita alla reclusione, sovvertendo la realtà della quale la sessualità nella sua fluidità è la punta dell’ice-berg. Un libro di grande modernità.

Un piccolo film di grande poesia che richiama molta cinematografia francese, a metà tra il documentario sociale e il film intimistico.

“Il miracolo della cena” è uno spettacolo molto particolare, in due versioni, prodotto dal Piccolo di Milano, nel quale Sonia Bergamasco racconta Fernanda Wittgens, la donna alla quale si deve la salvezza del capolavoro di Leonardo dalla distruzione dei bombardamenti durante la seconda guerra mondiale. Rappresenta certamente una sfida. E’ l’evocazione del ‘miracolo’ appunto, di un’opera unica, il cui volto del Cristo è uno dei massimi simboli iconografici per la cristianità insieme alla Sindone, cercando di rispettare le condizioni di fragilità del dipinto. Da sempre l’affresco suscita un dialogo tra la meraviglia dello stupore per la bellezza e la paura per la fragilità dell’opera. Un sentimento che nasce già nel 1517.

Mentepresente del polistrumentista, compositore e autore Simone Baldini Tosi, nato a San Giovanni Valdarno, in provincia di Arezzo nel 1973, è l’ultima sua fatica uscita nel 2018 in collaborazione con l’etichetta MaterialiSonori, prodotto come cd e in versione digitale.

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