Ilaria Guidantoni

Articoli di Ilaria Guidantoni

Uscito qualche mese fa, Quel poeta di Legnano di Fabrizio J. Fustinoni, racconta la storia di Lorenzo che ha lasciato la moglie dopo il tradimento di lei con il suo migliore amico; lascia anche il lavoro da correttore di bozze per una casa editrice importante e termina di scrivere il suo primo romanzo.

Dall’8 al 20 gennaio, al Piccolo Teatro Studio Melato, va in scena “La signorina Else”, il capolavoro di Arthur Schnitzler, con Lucrezia Guidone e Martino D’Amico, una produzione Compagnia Lombardi-Tiezzi e Associazione Teatrale Pistoiese. Un testo sublime, crudele, affresco di una società eppure indagine universale dell’epoca contemporanea. Spettacolo fatto soprattutto di regia che si adegua alla partitura: il risultato è raffinato, pulito, filologico, quasi chirurgico; con la conseguenza forse che ne risulta un po’ schiacciata l’interpretazione, poco emozionale. Giusto equilibrio nella sintesi e nel calibrare i tempi.

Domenica, 06 Gennaio 2019 16:27

Doppia Coppia - Teatro San Babila (Milano)

Dal 2 all’11 gennaio. La Compagnia Teatro San Babila, con Gianni Lamanna, Stefania Pepe, Emanuela Rimoldi, Marco Vaccari e Roberto Vandelli, presenta “Doppia Coppia”, un intreccio che si snoda come un vortice trascinando lo spettatore tra risate e sorprese per un’ora e mezza decisamente intensa. Niente amarezze e forse, si potrebbe dire, tradimenti senza inganni. Il tono giocoso che sembra divertire realmente i cinque attori in scena è la nota dominante della pièce, grazie anche all’affiatamento degli interpreti dove, come in una metafora, il “servo di scena”, gestore della locanda e mediatore-complicatore, è non a caso il regista che di tanto in tanto sfonda la quarta parete per rivolgersi direttamente al pubblico.

Dal 14 novembre 2018 al 26 maggio 2019 a Pisa, agli Arsenali Repubblicani, è di scena Bosch, Brueghel, Arcimboldo - Una mostra spettacolare, quando la virtualità anima il mostruoso, l’operosità del lavoro umano e l’allegria dei matrimoni contadini, la fantasia di volti disegnati a partire da elementi naturali. La musica completa la suggestione di un percorso immersivo di grande fascino. Un modo di vivere il sogno e respirare l’arte con una forte attualizzazione.

In questo spettacolo, come in “The Governor”, Andrey Moguchy svela la propria caratteristica di impatto visuale e scenografico di grande suggestione, dove l’energia e la forza si sposano con il sogno e una sorprendente eleganza fantasiosa. In primo piano la coralità dell’interpretazione - tutti gli attori sono convincenti e di altissimo livello - e una regia avvolgente rispetto allo spettatore. Il teatro di parola diventa un gioco di incantamento, quasi di prestigio, con momenti giocosi.

Martedì, 25 Dicembre 2018 21:21

Puz/zle - Casa Baltica (San Pietroburgo)

Coreografia raffinata, con un bel lavoro sui corpi e decisamente originale nell’interazione di questi ultimi con la scenografia, composta da attrezzi di scena mobili e versatili. Un lavoro appassionato sul tema dell’integrazione, non solo sotto il profilo sociale ma anche del teatro come luogo d’elezione per il chiasmo delle culture, delle arti e delle attività artigianali artistiche. Grande ricchezza e complessità, impegnativo per la quantità degli elementi inseriti, che ricordano anche nei tanti finali successivi la struttura del pensiero di cultura araba che a volte rischia di appesantire la fruibilità dell’opera e di perdere incisività. Mirabile il lavoro di dialogo tra musica e movimento sia di danza sia di azione.

Geniale e sconclusionato ad un tempo, un’opera mirabile di miniatura, di passione per il dettaglio e gli “elenchi”, una sorta di libro nel libro, come una matrioska di storie: quadri sinottici ripresi da diverse angolature che raccontano con tanto di disegni la vita e i personaggi di un condominio come un puzzle. Qualcuno realizza un puzzle del condominio stesso senza la facciata, mettendo a nudo la vita di questo microcosmo che diviene metafora della vita.

Domenica, 09 Dicembre 2018 20:00

“Donne Donne” di Andrea e Giancarlo Vitali

Racconti, colpi di teatro in atto unico, persino poesie, epigrammi, facezie e molto altro senza poter essere classificato con un genere letterario.
Un’idea originale per un libro, oggetto d’arte, non patinato che intreccia, senza cedere alla didascalia o all’idea della decorazione, arte pittorica, quella di Giancarlo Vitali e la parola. Di un Andrea Vitali in parte sconosciuto che esprime in questo volume il suo amore e la sua personale dedica all’eterno femminino di goethiana memoria.

Variazioni di bianco fino al nero per raccontare una realtà tutta al femminile, simbolo del mondo arabo, lo hammam, luogo di protezione, fuga, confessione, trasgressione, per uomini e donne, evasione, dove l’eco della politica e del terrorismo islamista della décennie noire in Algeria, sessuofobo, si mescola a storie private. Crudo, ironico, soprattutto solidale, con quell’allegria sfrenata che nasconde il dolore e stordisce, propria della danza araba. Lo spettacolo è assolutamente realista pur se sembra folle, grazie anche a interpretazioni molto spontanee. Al centro la dialettica in chiaroscuro tra pubblico e privato, in mezzo il corpo delle donne, raccontato dall’algerina Rayhana per la regia di Serena Sinigaglia.

Spettacolo grandioso, possente, che si appoggia su una grande coralità sostenuta dall’interpretazione convincente degli attori ma soprattutto sulla scenografia, imponente anche se non particolarmente innovativa né raffinata. Interessante l’uso dell’elemento video. Il grottesco militaresco è riproposto senza novità seppur con grande energia. Bella la composizione scenica e dell’azione nonché dei testi per cui il tema della Prima Guerra Mondiale diventa universale, una presa di posizione contro tutte le guerre che disfano e inquinano anche i rapporti personali. Ironico in alcuni punti l’uso della musica.

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