Ilaria Guidantoni

Articoli di Ilaria Guidantoni

Scimmie Nude è una compagnia milanese con vocazione all’internazionalità che sperimenta linguaggi nuovi per testi classici e non solo, ma soprattutto che lavora sull’intimità, oltre la rappresentazione. Al centro il Teatro della Crudeltà di Artaud, un’autenticità estrema, che non dimentica altre voci del Novecento. La formazione con i suoi atelier resta un pilastro dell’impegno di Scimmie Nude che oggi guarda alla fiaba come lavoro interiore.

Una passione per la storia, la consapevolezza del senso civile del teatro e l’impegno sul territorio, il rilancio del teatro comico e della commedia dell’arte, specchio della società e cuore del mestiere dell’attore. Abbiamo incontrato il regista triestino Renato Sarti per raccontare il suo percorso e la sua idea di teatro, ma soprattutto quel senso ‘artigianale’ del mestiere dell’attore.

“Lo specchio di Borges”, ultimo lavoro di regia e interpretazione, conferma il percorso di Finazzer Flory, un viaggio dall’uomo verso l’uomo attraverso la parola che sviscera come un chirurgo, ora misurandosi con la finzione che svela la realtà per continuare poi nel progetto delle biografie con Dante, sul grande schermo.

Un romanzo definito leggero dal libraio che me l’ha consigliato, graffiante come una commedia noir francese, senza tragedia finale, ma doloroso. Storia di resilienza al dolore con un tentativo fallito di riapertura alla vita, per portarci dentro un lungo viaggio in fondo all’io: il risveglio grazie al lavoro.

Un romanzo scritto come uno spettacolo, decisamente originale, non certo per la storia né per la scrittura quanto per la presentazione, la concezione con protagonisti che hanno volti di personaggi famosi, con la ‘partecipazione’ dello psicanalista Renato Mannheimer, che scrive la postfazione. E’ la storia di un amore anzi una costellazione di amori intrecciati ai giorni nostri ed è una travolgente normalità come racconta il sottotitolo che conquista. Una storia ‘leggera’ da fiction con più piani di lettura e un lavoro ipertestuale notevole, non solo per i significati nascosti contenuti, i rimandi simbolici – a cominciare dal titolo – quanto per i piani che si intersecano: quello musicale e cinematografico con ogni capitolo che ha un rimando. Scrittura veloce e ammiccante con note molto colte ed un lavoro di ricerca enciclopedico. Alla fine del libro anche una spiegazione delle canzoni, così come all’inizio di ogni capitolo c’è la scheda del film citato. Un libro che è anche un ‘oggetto’ artistico con schizzi e disegni. Un libro difficile da raccontare che è da leggere ma in qualche modo da vivere con una sorta di esperienza immersiva.

Al Cinemino di Milano Show Bees ha presentato lo spettacolo “17 Borders Crossings”, un viaggio attraverso 17 frontiere, che si terrà, in lingua inglese, dal 3 al 6 marzo al vicino Teatro Franco Parenti. Un monologo insolito, sul viaggio e le avversità delle frontiere, un luogo che per l’autore e interprete Thaddeus Phillips non esiste fisicamente, anzi è inconcepibile, tramutandosi in una barriera ora comica, ora tragica, ora ideologica.

In occasione dello spettacolo “Vivi! Come il mare - pièce per due delfini”, in scena dal 13 al 28 febbraio allo Spazio Tertulliano di Milano, patrocinato dall’Associazione ambientalista Marevivo e diretto da Giuseppe Scordio, che ha curato anche il testo insieme a Eleonora Cicconi, abbiamo incontrato il regista. Uno spettacolo che si iscrive in un progetto per la promozione, attraverso l’arte e le emozioni, di una sensibilizzazione al tema del mare, intergenerazionale, e soprattutto di un invito al fare nella quotidianità. Il progetto che coinvolge la programmazione del Tertulliano fa propria la lezione della sostenibilità: produrre meno ma produrre meglio.

Raccolta poetica che trae origine nel titolo da una delle 11 composizioni poetiche, uscita nel 1957, dopo l’anno problematico e orribile, il 1956, spartiacque per una riflessione politica e sulla società. Libro di grande e inaspettato successo per la poesia, suscitò non poche polemiche. Raccoglie liriche strepitose, folgoranti per la capacità lirica di immortalare una realtà talora banale e volgare. Raffinate e disturbanti quel tanto da essere un autentico invito alla riflessione, capaci di scuotere le coscienza dal torpore di una vita comoda e inconsciamente scomoda e pigra.

Il nuovo album, 30 anni di carriera, l’annuncio del tour live che si concluderà a settembre prossimo all’Arena di Verona sono i temi al centro della conferenza stampa di Marco Masini in vista di Sanremo 2020. Trent’anni di carriera sul filo del racconto che seguono un ragazzo che cresce e i tempi che cambiano, la rivoluzione musicale, passando dalla rabbia a toni più pacati, facendosi più domande. In anteprima per la stampa “La parte chiara”, uno dei quattro brani inediti di “Masini+1, 30th Anniversary”, in uscita il 7 febbraio.

Lorenzo Loris è un regista che scova testi inediti in italiano di drammaturgia contemporanea e al contempo scommette sui classici della letteratura del Novecento per renderli testi teatrali. E’ ora in scena all’Out Off di Milano con “Sleepless. Tre notti insonni” di Caryl Churchill, con la traduzione di Paola Bono. Due attori decisamente credibili e convincenti - Elena Callegari e Mario Sala - con una regia scandita da tre episodi senza soluzione di continuità, in una sorta di dissolvenza cinematografica. Il testo lascia qualche dubbio, e abbiamo incontrato Lorenzo Loris per capire la sua scelta.

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