Che senso ha la poesia e, soprattutto, ha ancora senso parlare di poesia in un'epoca in cui la rapidità della comunicazione (e la comunicazione costante) hanno reso l'attenzione scarsa, la cura per la forma e il dettaglio mestiere per pochi e l'attesa del “tempo giusto” per far scorrere lo sguardo sulla pagina poco praticabili? Aprendo una delle tante pagine del diario “massimo” di Guido Catalano – Ogni volta che mi baci muore un nazista – la risposta sembrerebbe positiva. Con uno stile essenziale, a mezza via fra il cantautoriale e la poesia narrativa d'ispirazione americana, senza eccessivi fronzoli e attento a parlare la lingua del presente, Catalano parla di sentimenti e lo fa senza traccia di autocompiacimento, senza indossare “la toga del poeta”. Amori, sofferenze, momenti di mancanza e di felicità minima vengono descritti attraverso i nostri stessi occhi, con quelle parole che avremmo voluto trovare e che, apparentemente, erano lì, così semplici, appena al di là del pianerottolo.

Il Teatro dell’Angelo torna a dar vita al Festival dei Corti Teatrali che vide la luce nel 1997, partorito dalla mente di Massimiliano Caprara. Organizzato e prodotto per due anni consecutivi presso il Teatro Vittoria torna, a 18 anni di distanza, in un’edizione che vuole riprendere l’assetto originario e adattarlo a successive repliche, considerato che ormai si tratta di un genere teatrale consolidato, come lo stesso Caprara ha evidenziato presentando la serata, apprezzato anche all’estero. Il Festival, in programma da lunedì 20 aprile a domenica 26 con la premiazione del corto vincitore al Teatro dell’Angelo in Prati, cerca di stabilire un dialogo immediato con il pubblico chiamato a votare il miglior spettacolo di ogni serata, scegliendo di dare la preferenza al testo, alla regia o agli attori.

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