E' andato in scena al Teatro dell'Orologio, nell'ambito della ricchissima seconda stagione di drammaturgia contemporanea offerta da Dominio Pubblico, il primo spettacolo firmato ormai quattro anni fa da Tindaro Granata, giovane attore, drammaturgo e regista siciliano ancora purtroppo poco conosciuto sui palcoscenici romani, ma già esaltato da pubblico e critica ovunque la sua arte abbia avuto l'opportunità di farsi scoprire e far innamorare gli spettatori. "Antropolaroid" è un magico collage di istantanee di un'esistenza, incollate con straordinaria intensità, poliedricità e forza espressiva, in un monologo che è piuttosto un vorticoso incontro di personaggi attraverso il susseguirsi del tempo e delle generazioni.

Al Teatro dell’Orologio per la stagione congiunta Dominio Pubblico va in scena, per la prima volta a Roma, dal 7 all’ 11 gennaio 2015, l’emozionante spettacolo, vincitore del premio della critica nel 2011, “Antropolaroid” di e con Tindaro Granata, il 13 gennaio sarà invece in scena per Dominio Pubblico in Regione nel suggestivo Teatro Flavio Vespasiano a Rieti.

Martedì, 18 Novembre 2014 20:07

Sogno (ma forse no) - Teatro Litta (Milano)

C'è una “gola profonda” che ha rivelato al sottoscritto una notizia di quelle che scottano: stando a ciò che riferisce questa fonte riservatissima - di cui mai e poi mai rivelerò l'identità - Antonio Syxty non andrebbe pazzo per Pirandello. Come mai, Antonio? Eppure don Luigi da Girgenti, puoi starne certo, avrebbe apprezzato molto tutta la tua produzione artistica, nelle varie fasi in cui si è dipanata fino ad oggi. Avrebbe gradito anche il tuo allestimento di Sogno (ma forse no): potesse lui esser presente in sala come tutti noi alle repliche al Litta, rimarrebbe positivamente turbato da quell'atmosfera misteriosa e inafferrabile che hai saputo con maestria restituire sul palcoscenico. Proverebbe forse - di fronte alle suggestioni cinematografiche che hai introdotto, pur nella sostanziale continuità col testo originale - quella «sensazione strana», quell' «eccitamento del sangue per tutte le vene» di cui il futuro Nobel parlava ai familiari in una lettera del 1887.

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