Un autore molto letto, molto discusso ma poco rappresentato. Si potrebbe leggere così il ritratto di Oscar Wilde, l’autore de Il ritratto di Dorian Gray”, “Il fantasma di Canterville” e molti altri classici, che sembra trovare poco spazio al di fuori delle antologie scolastiche. Se come romanziere la sua fortuna è evidente, come drammaturgo risulta poco frequentato dai registi teatrali, almeno in Italia. Al Teatro Elfo Puccini di Milano il merito di aver riscoperto e valorizzato l’opera dell’autore inglese, dedicandogli addirittura una maratona teatrale nei primi giorni di dicembre con la messa in scena di ben tre opere: “Atti Osceni”, “Il fantasma di Canterville” e “L’importanza di chiamarsi Ernesto”.

Dal 13 maggio al 18 giugno. Inaugura la stagione 2016 al Teatro Greco di Siracusa Elettra di Sofocle per la regia di Gabriele Lavia con Federica Di Martino nella parte di Elettra, Maddalena Crippa nelle vesti di Clitemnestra, Jacopo Venturiero nei panni di Oreste e Maurizio Donadoni in quelli di Egisto. Regia possente senza enfasi: misurandosi con il classico Lavia asciuga la partitura, esce di scena, attualizza senza modernizzazioni l’impianto, ed esalta il tema del femminile che in questa tragedia è centrale. Senza cadere nel descrittivismo ne interpreta piuttosto le istanze attuali e fruibili dal pubblico di oggi: un coro al femminile, una battaglia e un sentire tutti al femminile. Una tragedia che Lavia porta tutta nell’interiorità e incornicia in un’interpretazione corale armonica, che regala anche una bellezza estetica sobria ed essenziale. Una regia che coglie il classico nel senso più profondo del termine.

Tre giorni. Tanti ne servono a Pirandello per scrivere la commedia prima di leggerla personalmente alla compagnia di Dario Niccodemi. «Ma nessuno aveva capito niente», racconta lo stesso Niccodemi per spiegare uno straniamento che presto coinvolge anche il pubblico. Alla prima romana del 1921, la platea si divide tra entusiasmo convinto e chi urla “Manicomio! Manicomio!”. Prima di applaudire senza riserve, il pubblico ha bisogno di familiarizzare con lo spettacolo, il teatro di abituarsi all’idea di rappresentare se stesso. «I Sei personaggi sono una lunga avventura alla quale vado incontro», spiega Gabriele Lavia, interprete del Padre e regista di quest’edizione del 1925 arricchita con elementi del 1921: «È certamente uno degli spettacoli più difficili che abbia mai fatto. Quando ho cominciato a studiarlo ne ho avuto subito la sensazione. Siamo sempre in 21 in scena. Sempre.» L’effetto è di una costante tensione narrativa, un recitare anche solo facendo respirare il personaggio. O l’attore. O entrambi.

La stagione 2014/2015 del Teatro della Pergola ha inizio con la prima nazionale dei "Sei personaggi in cerca d’autore", diretto e interpretato da Gabriele Lavia. Nel 1948, dopo che la guerra aveva danneggiato il palcoscenico, la Pergola fu inaugurata nuovamente proprio con i Sei personaggi. La regia era di Orazio Costa, con Tino Buazzelli nel ruolo del Padre e Rossella Falk in quello della Figliastra. Lo stesso testo inaugura oggi la nuova Stagione della Pergola e il suo nuovo cammino produttivo, prima della tournée nei teatri italiani.

Giovedì, 14 Marzo 2013 17:48

La trappola - Teatro Argentina (Roma)

Dal 9 al 24 marzo. Pirandello e Lavia sono fusi in un’armonia dissonante come il mondo di dissolvenza dei testi dell’uno e le allucinazioni vitalistiche dell’altro. Come il giusto cibo per il giusto vino, l’uno si attualizza e conferma al meglio la propria vocazione universalistica; il secondo, Lavia, trova nell’autore siciliano il giusto binario per incanalare le energie e di nuovo, dopo “Tutto per bene”, il doppio ruolo di regista e interprete principale, in questo secondo caso quasi assoluto, è perfetto. La recitazione è ‘ruminata’, sussurrata, appoggiata sul testo che vola con poche e sapienti trovate jazzistiche, dalle luci stroboscopiche che rendono i personaggi automi, al leit motiv dell’uso musicale per rafforzare i momenti drammatici come la nota e lugubre ninna nanna. Testo denso, possente eppure ironico con il quale Lavia, senza abboccamenti nè gesti fuori misura riempie tutta la scena. Esempio di raffinatezza che è misura, come la scenografia di una casa quasi come un magazzino tutta in grigio.

Dopo l’allestimento di Tutto per bene presentato lo scorso gennaio al Teatro Argentina, Gabriele Lavia torna al teatro di Luigi Pirandello con La trappola, testo del 1912 del quale oltre all’adattamento e alla regia è anche interprete nel ruolo del protagonista, accompagnato da Giovanna Guida e Riccardo Monitillo.

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