I personaggi di Giuseppe Patroni Griffi non sono fatti della stessa sostanza dei sogni. Otello non è un eroe, ma un ragazzo che rifugge da una etichetta, quella di “Ragazzo di Trastevere”. E’ la storia del tramonto di un eroe, quella ospitata dal Teatro Mercadante. “Ragazzo di Trastevere” è raccontato con un linguaggio semplice; i bisogni di un individuo sono quelli primari e le difficoltà con cui confrontarsi sono di quel genere che ti obbliga a chinare il capo, ma mai lo sguardo. Eppure Otello, pur duellando con lo sguardo con tutti gli occhi che incontra, non riesce mai a proteggersi dal mondo esterno.

Dal 3 al 15 marzo al Teatro Argentina va in scena il mito di Don Giovanni, né secondo Molière né secondo Mozart, ma secondo Filippo Timi che riscrive e interpreta la celebre opera venando il personaggio libertino di humor nero e di grande vitalità. Con spezzature, metafore, allusioni e ironie, l’attore e regista perugino presenta IL DON GIOVANNI. Vivere è un abuso, mai un diritto per raccontare il prototipo di una umanità volubile che ha fame di potere, che ama la mistificazione e l’autoinganno perché sa che è condannata ad estinguersi.

Sino al 21 dicembre, al Teatro Franco Parenti di Milano, va in scena "Il Lavoro di Vivere", di Hanoch Levin. Lo spettacolo ha un duplice vantaggio: farci scoprire questo drammaturgo israeliano di grande spessore poco conosciuto in Italia e presentarci un lavoro intenso, dove la compostezza, la pulizia e il rigore della regia di Andrée Ruth Shammah esaltano la recitazione asciutta, divertita e graffiante di Carlo Cecchi in una quotidianità che si fa metafora.

Domenica, 26 Ottobre 2014 16:36

Enrico IV - Piccolo Teatro Strehler (Milano)

Uno degli attori più osannati del nostro teatro, Franco Branciaroli, da giovanissimo fu il preferito di Giovanni Testori, che scrisse per lui e recitò con lui dal vivo sulla scalinata est della Stazione Centrale di Milano una propria commedia assolutamente indimenticabile. Oggi Branciaroli, che in teatro è ormai un classico, sceglie di interpretare e dirigere per la prima volta una commedia di Luigi Pirandello, che il grande drammaturgo siciliano scrisse nel 1921 appositamente per un attore così grande e celebre che ancora oggi si parla di lui, Ruggero Ruggeri. L’opera, "Enrico IV", andò in scena a Milano nel 1922, mentre Ruggeri entrò a far parte della Compagnia d’Arte fondata due anni dopo proprio da Pirandello per poi diventare, molti anni dopo e assieme a Giorgio Strehler, il più celebre Arlecchino che da Milano girò il mondo intero. Ma tutto questo che c’entra? Nulla forse, salvo che il teatro è creato da gente che ama il teatro, sia che lo scriva, reciti o diriga e così tutto torna. Branciaroli è al Piccolo Teatro Strehler dal 21 ottobre al 2 novembre e offre una messa in scena straordinaria della lucida follia che Pirandello ha sempre cercato di descrivere in tutti i suoi grandi capolavori del malinteso e dell’ironia.

Dal 4 al 15 dicembre, il teatro Franco Parenti di Milano presenta "Niente Più Niente Al Mondo", di Massimo Carlotto, per la regia di Fabio Cherstich, con Annina Pedrini e Annalisa Urti. È un monologo, recitato al limite tra la calma gelida e la lucida follia, di una madre che ha appena ucciso la figlia.

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