Un breve romanzo-fiaba quello di Alice dentro il pauroso hotel Pagoda che danza nella notte, una riscrittura di Alice in the Wonderland in chiave contemporanea con un messaggio legato all’attualità. Alice in un paese senza meraviglie perché fa notte e la bellezza pur stravagante e talora inquietante sembra scomparsa in un’Europa impazzita, senza più giovani, dominata da pochi Vecchi, detti anche gli Oligoi, gli Incappucciati, gli Obesi. E nell’hotel Pagoda tutto quello che non vogliamo vedere è conservato. Saranno la piccola Alice e papà Stefano a viaggiare nelle ombre e a far tornare i colori.

Un’iniziazione alla Commedia

Un saggio dotto, ma non accademico, di grande onestà intellettuale e umiltà, profondo ma piacevolmente fruibile anche se non è un’introduzione a Dante e alla sua opera maggiore quanto un’iniziazione che presuppone la conoscenza del poeta, del poema, del Medioevo, del mondo classico e anche della letteratura in senso ampio. Originale per la sua interpretazione non viziata dalla critica, non etichettabile negli scaffali della critica letteraria o politico-filosofica o dell’interpretazione religiosa di Dante. E’ piuttosto uno strumento di riflessione per rendere il pensiero libero come lo era quello del fiorentino nel segno della “Commedia” appunto che è la vita, riflessione ed esperienza esistenziale che non può che essere contaminazione e ricerca dell’integrazione e dell’armonia e per questo attuale, fuori da un eccessivo schematismo. Vacchelli pur offrendoci una sponda spirituale che in Dante sembra superare i confini del suo tempo e della stessa teologia, in una linea della contaminazione con altre culture, quella ebraica e arabo-musulmana in primis, come anche “buddista” – sebbene non appartenga al Ghibellin fuggiasco - non è riduttivista, nel senso che Vacchelli non abbraccia nessuna linea come fosse l’unica, né procede per tesi. Questo sembra per altro la lezione più importante dell’Alighieri.

Un’occasione per rileggere Dante con un approfondimento singolare, una prospettiva che prende ossigeno dalla giusta distanza e tesse fili non solo con la letteratura precedente, ma anche con la storia dell’umanità successiva fino ad oggi. Un’opportunità di attualizzare il messaggio di Dante senza semplificazioni, svilenti, ammiccanti o semplicistiche, ma con l’intento di rendere al poeta fiorentino la ragione del suo risultato più profondo: raccontare la vicenda umana quale cammino di cadute e resurrezioni all’uomo di tutti i tempi. Una dissertazione dotta ma altresì ariosa, critica, interattiva come si usa dire, lontana da ogni accademismo.

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