Sabato, 26 Ottobre 2019 16:07

Ragazzi di vita - Teatro Argentina (Roma)

Dal 15 al 27 ottobre. Premiato dal puntuale tutto esaurito delle platee durante la sua lunga tournée italiana e salutato da uno straordinario successo di critica e di pubblico, “Ragazzi di vita” torna a far muovere sul palco del Teatro Argentina lo struggente sciame dei ragazzi di borgata nati dalla penna di Pier Paolo Pasolini. Un vero e proprio kolossal di vitalità anarchiche per restituirci le pagine di un’Italia vivida e impulsiva, furiosa e dolente, travolgente nel suo spregiudicato pudore.

In scena fino al 10 marzo, al Piccolo Teatro Grassi di Milano, “Cuore di cane”, il testo di Bulgakov raccontato attraverso il ricercato adattamento teatrale di Stefano Massini e l'abile mano registica di Giorgio Sangati, e portato in scena con straordinaria potenza interpretativa da Paolo Pierobon.

Si è svolta presso il Teatro Mercadante ieri, venerdì 7 settembre, la quindicesima edizione del prestigioso premio “Le Maschere del Teatro Italiano”, ideato da Luca De Fusco e Maurizio Giammusso, che assegna riconoscimenti ai migliori artisti e alle migliori produzioni teatrali dell’anno teatrale appena trascorso. L’evento è stato condotto da Tullio Solenghi ed è stato trasmesso in differita su Rai Uno.

Claudio Longhi, con la sua collaudatissima compagnia, porta in scena, sul palco del Teatro Argentina, “La classe operaia va in paradiso”, opera cinematografica di Elio Petri ed Ugo Pirro vincitrice della Palma d'Oro a Cannes, tanto bella quanto socialmente importante e, purtroppo, estremamente attuale. Un viaggio nella genesi della stesura e realizzazione del film, nelle contrapposizioni e nelle incoerenze degli anni ’70, che tornano a riflettersi nell’apparente, inarrestabile “cupio dissolvi” dei nostri giorni.

Sabato, 24 Marzo 2018 15:06

Medea - Piccolo Teatro Strehler (Milano)

Dal 13 al 29 marzo. Franco Branciaroli riallestisce uno spettacolo evento del teatro italiano: la “Medea” diretta da Luca Ronconi, di cui fu protagonista nel 1996. Una ripresa del lavoro del grande regista scomparso nel 2015, riportato sulle scene da uno degli artisti che ha lavorato con lui più a lungo.

Dal 27 febbraio al 4 marzo, al Teatro della Pergola di Firenze, ERT - Emilia Romagna Teatro Fondazione ha presentato “La classe operaia va in Paradiso”, liberamente tratto dal film di Elio Petri, con la regia di Claudio Longhi, la drammaturgia di Paolo Di Paolo e l’interpretazione dell’ensemble di attori che la stagione scorsa ha raccolto successi ed entusiasmo con la trilogia “Istruzioni per non morire in pace”. Regia e costruzione strepitose, originali, complesse ma godibilissime. Spettacolo lungo e articolato, riesce a garantire un ritmo dinamico per tutta la durata dell’azione, alternando momenti di commozione, di ironia, perfino di divertimento, con uno scambio tra cinema e teatro in una continuità tra video e interpretazione per la prima volta in un reale dialogo: le scenografie sul palco si prolungano nelle proiezioni. Non teatro nel teatro, ma cinema nel teatro: il dietro le quinte della nascita di un film che diventa rappresentazione e oggi spettacolo tridimensionale. Interessante anche la prospettiva storica di critica cinematografica che non fu così favorevole al film. Ben dosati gli inserti delle canzoni che diventano cabaret di impegno sociale. Lo spettacolo si dipana a trecentossessanta gradi, coinvolgendo il pubblico e la platea, perfino i palchi dove gli attori si affacciano per lanciare proclami e volantini, con una struttura complessa ed in costante movimento che fa immergere lo spettatore nella vicenda. Una piacevole conferma il talento di Lino Guanciale, apprezzato di recente anche nelle fiction televisive e al cinema, che dimostra di saper tenere vigorosamente la scena e di aver grande versatilità.

Uno spettacolo monumentale che abiterà il grande palcoscenico dello Strehler per oltre un mese e mezzo, dopo il debutto in prima nazionale assoluta di martedì 23 gennaio. “Freud o l’interpretazione dei sogni” è un’opera teatrale complessa e ardita nella quale l’autore - Stefano Massini, lo stesso del pluripremiato “Lehman Trilogy” - conferisce anima e corpo a uno dei più illuminanti trattati del Novecento: “L’Interpretazione dei Sogni”* di Sigmund Freud.

Sabato, 23 Dicembre 2017 21:09

Ragazzi di vita - Teatro Argentina (Roma)

Il regalo del Teatro Argentina per questo Natale è la riproposizione di uno dei maggiori successi della scorsa stagione, i “Ragazzi di vita” di Pier Paolo Pasolini, adattati per la scena da Emanuele Trevi e diretti da Massimo Popolizio. Uno spettacolo corale, potente ed evocativo a cui hanno già assistito circa 15.000 spettatori, numero destinato ad aumentare in modo esponenziale.

Franco Branciaroli è di nuovo protagonista della storica edizione di “Medea” diretta da Luca Ronconi nel 1996, riallestita da Daniele Salvo. Un doveroso omaggio al grande Maestro scomparso nel 2015 da uno degli artisti che ha lavorato con lui più a lungo e in maggiore vicinanza (basti ricordare spettacoli impressi nella memoria collettiva come La vita è sogno, Prometeo incatenato, Lolita), e un’occasione imperdibile di rivedere una delle pietre miliari della storia registica ed interpretativa del secondo Novecento. E lo spettacolo, che vide Branciaroli nei panni femminili di Medea, è una pietra miliare della storia del teatro nazionale.

Un successo senza precedenti quello registrato dal duo ricci/forte, per la prima volta alle prese con il repertorio lirico classico, peraltro in una cornice di assoluto prestigio quale il Macerata Opera Festival con il suo incredibilmente suggestivo Sferisterio, culla dei più ricercati ed esigenti melomani italiani. Avventura decisamente impervia che però Stefano Ricci e Gianni Forte hanno affrontato con la loro inconfondibile cifra stilistica, uno sguardo onesto e disincantato e la loro capacità ineffabile di vivisezionare il reale, abbatterne le sovrastrutture e catturarne l’essenza viscerale. Il risultato è una “Turandot” magistralmente in equilibrio tra eleganza formale e pathos struggente; una “Turandot” da record, con quattro repliche completamente sold-out e ben 8987 spettatori paganti, come mai accaduto al festival maceratese; una “Turandot” in grado di annientare le resistenze del pubblico più ostinatamente ancorato alla tradizione che, alla fine della rappresentazione, non può che unirsi, commosso ed entusiasta, all’applauso scrosciante dell’intero Sferisterio.

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