Il centenario del genocidio armeno che si sta avvicinando è l’occasione per ripensare la ricchezza culturale di questo popolo sconosciuto e dimenticato. Cent’anni fa, infatti, il 24 aprile 1915 aveva inizio uno dei più feroci genocidi che la storia moderna ricordi dopo, non in ordine cronologico, lo sterminio degli ebrei della Seconda Guerra Mondiale. Il genocidio, o il Metz Yeghérn, cioè il Grande Male come viene definito, riguarda il popolo armeno. Tuttavia già negli ultimi anni dell’Ottocento da parte dei Turchi, in verità, era iniziata la persecuzione degli Armeni, ultimo baluardo del Cristianesimo alle porte orientali del mondo. Una cultura ricca, in gran parte orale, difficile da tramandare soprattutto dopo la diaspora che la scrittrice Sonya Orfalian sta recuperando. Dopo aver recensito su queste pagine “A cavallo del vento”, una raccolta di fiabe armene appunto, siamo tornati ad incontrarla. Il racconto della sua storia e del suo impegno sembrano una novella dove i confini tra vero e autentico tracciano la fantasia.

In occasione dei 100 anni dal brutale genocidio, dal 6 marzo al 3 maggio 2015 al Vittoriano la cultura armena si mette in mostra.

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