Sabato, 27 Gennaio 2018 20:29

Il Padre - Teatro della Pergola (Firenze)

Dopo Pirandello e Brecht, Gabriele Lavia torna in scena con il suo terzo allestimento de “Il Padre” di August Strindberg. Con Federica Di Martino, sua moglie nella vita e sulla scena, porta sul palco la lotta tra i sessi, la crisi della famiglia e della borghesia, in una sottile quanto spietata guerra di sopraffazione. Lo spettacolo, prodotto da Fondazione Teatro della Toscana, è andato in scena al Teatro Della Pergola di Firenze dal 16 al 21 gennaio ed è ora approdato a Roma (al Teatro Quirino, dal 23 gennaio al 4 febbraio); la tournée proseguirà poi a Bologna, Milano, Torino, Genova ed Udine.

Compostezza, lucidità, un’eleganza sorprendente che nasconde la violenza della donna, del femminile, non solo di una donna, facendo a meno dell’aggressività. E’ questo il senso del personaggio interpretato da Federica Di Martino ne “Il Padre” di August Strindberg per la regia di Gabriele Lavia, che ha debuttato al Teatro della Pergola di Firenze. A quasi due anni di distanza dall’ultima intervista, rincontriamo l’attrice in un contesto completamente diverso: Federica ha la stessa determinazione, partire dal lavoro sulla corporeità per assumere quanto più possibile il personaggio che mette in scena, lasciando da parte se stessa.

Ha debuttato in prima nazionale al Teatro della Pergola di Firenze, dal 14 al 19 novembre, “I ragazzi che si amano”, il nuovo spettacolo di e con Gabriele Lavia: recital, monologo, dialogo con il pubblico, anche se sembra contraddittorio, che restituisce l’atmosfera del poeta dei caffè e dei boulevard, Jacques Prévert, ridotto purtroppo talora al poeta dei cioccolatini. Il regista e interprete trova ironia e leggerezza in questo spettacolo, uno sguardo divertito e maturo, lontano dal Lavia impegnato e non per questo meno incisivo. E’ il trionfo dell’emozione con la sua freschezza e tormento, il suo poco ritegno che è il bacio della giovinezza e anche della giovinezza della modernità, dove i sogni erano possibili, più di oggi. Tra una battuta, un ammiccamento, versi recitati e reinterpretati, Lavia non rinuncia alla profondità del suo sguardo, al décortiquer la lingua di Prévert e dell’amore, facendosi dotto senza mai perdere l’ironia e la nonchalance del palcoscenico. Lo spettacolo è impreziosito dalle musiche di Giordano Corapi ed è prodotto dalla Fondazione Teatro della Toscana.

Dopo una stagione che sta per concludersi tra grandi successi, lunedì 8 maggio è stato presentato il nuovo cartellone del Teatro Quirino. Una varietà di generi caratterizzata dall’eccellenza e dal professionismo, che spazia dalla tragedia di Euripide ai romanzi di Agatha Christie passando per Woody Allen, Strindberg e Pierre Chesnot. Tra i protagonisti, i grandi nomi di Monica Guerritore, Gabriele Lavia, Massimo Ranieri e Mariangela D’Abbraccio, e giovani interpreti come Marianella Bargilli, Vanessa Gravina, Ruben Rigillo e Francesco Bonomo.

Dal 6 al 18 dicembre. Sullo sfondo di una scenografia imponente, realizzata interamente nei laboratori del Teatro della Pergola di Firenze, riaperti appositamente per questa produzione, Gabriele Lavia prosegue con passione e mestiere la sua pirandelliana esplorazione con questo breve ma intenso atto unico, rappresentato per la prima volta il 24 febbraio del 1922 al Teatro Manzoni di Milano, arricchito con altre novelle che affrontano il tema, fatale per Pirandello, della “donna” e della “morte”.

Dal 13 maggio al 18 giugno. Inaugura la stagione 2016 al Teatro Greco di Siracusa Elettra di Sofocle per la regia di Gabriele Lavia con Federica Di Martino nella parte di Elettra, Maddalena Crippa nelle vesti di Clitemnestra, Jacopo Venturiero nei panni di Oreste e Maurizio Donadoni in quelli di Egisto. Regia possente senza enfasi: misurandosi con il classico Lavia asciuga la partitura, esce di scena, attualizza senza modernizzazioni l’impianto, ed esalta il tema del femminile che in questa tragedia è centrale. Senza cadere nel descrittivismo ne interpreta piuttosto le istanze attuali e fruibili dal pubblico di oggi: un coro al femminile, una battaglia e un sentire tutti al femminile. Una tragedia che Lavia porta tutta nell’interiorità e incornicia in un’interpretazione corale armonica, che regala anche una bellezza estetica sobria ed essenziale. Una regia che coglie il classico nel senso più profondo del termine.

Presentata alla stampa e al pubblico la nuova stagione teatrale del Teatro Quirino Vittorio Gassman che punta ad un ventaglio di proposte variegate confermandosi come “Teatro POP”, attento alla tradizione senza perdere di vista i linguaggi della contemporaneità.

Prosegue al Teatro Furio Camillo il festival Labirinto, organizzato dal giovane ed energico Gruppo della Creta, nato nel 2015 dalla sinergica unione di giovani attori diplomati presso la Nuova Accademia Internazionale di Arte Drammatica del Teatro Quirinetta di Roma. Nove spettacoli, incontri letterari e una esposizione di arti figurative per presentare al pubblico romano una compagine teatrale assolutamente interessante e fuori dagli schemi. Per addentrarci nei meandri di questo affascinante Labirinto, abbiamo incontrato due dei giovani artisti del Gruppo della Creta, Cristiano Demurtas e Bruna Sdao.

Tre giorni. Tanti ne servono a Pirandello per scrivere la commedia prima di leggerla personalmente alla compagnia di Dario Niccodemi. «Ma nessuno aveva capito niente», racconta lo stesso Niccodemi per spiegare uno straniamento che presto coinvolge anche il pubblico. Alla prima romana del 1921, la platea si divide tra entusiasmo convinto e chi urla “Manicomio! Manicomio!”. Prima di applaudire senza riserve, il pubblico ha bisogno di familiarizzare con lo spettacolo, il teatro di abituarsi all’idea di rappresentare se stesso. «I Sei personaggi sono una lunga avventura alla quale vado incontro», spiega Gabriele Lavia, interprete del Padre e regista di quest’edizione del 1925 arricchita con elementi del 1921: «È certamente uno degli spettacoli più difficili che abbia mai fatto. Quando ho cominciato a studiarlo ne ho avuto subito la sensazione. Siamo sempre in 21 in scena. Sempre.» L’effetto è di una costante tensione narrativa, un recitare anche solo facendo respirare il personaggio. O l’attore. O entrambi.

L'Associazione Culturale “Ingranaggi”, in collaborazione con “Avamposto Teatro” e con il patrocinio dell’”Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico”, presenta il progetto “Tradizione - il teatro di domani”: un ciclo di dieci incontri/lezioni tenuti da importanti Maestri del mondo dello spettacolo - tra gli altri Roberto Herlitzka, Gabriele Lavia, Maurizio Scaparro, Michele Monetta, Dacia Maraini, Tato Russo, Mariano Rigillo e Vittorio Matteucci - e la creazione di un gruppo di giovani professionisti che metteranno in scena autonomamente spettacoli sotto forma di studio. SaltinAria ne è media-partner e quindi ve ne raccontiamo con piacere tutti i dettagli...

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