In scena fino al 15 aprile, “Qualcuno volò sul nido del cuculo” diretto da Alessandro Gassmann: una favola moderna che non ha nulla da invidiare alla celeberrima pellicola omonima di Milos Forman. La scelta registica di calare la storia nella cultura italiana degli anni '80 riesce a valorizzare i temi fondanti del romanzo di Ken Kesey senza cercare sterili citazionismi cinematografici.

Dal 10 al 29 gennaio. Alessandro Gassmann porta al Teatro Eliseo, dopo tre anni di celebrate repliche in tutta Italia, la propria regia della trasposizione del romanzo “Qualcuno volò sul nido del cuculo” di Ken Kesey, pubblicato nel 1962, da cui è stato poi realizzato il celeberrimo film. Una messa in scena immaginifica, attenta e sensibile che restituisce, anche grazie ad una riuscita scenografia ed alla bravura dei singoli interpreti, la trattazione innovativa, voluta dall’autore, di un argomento molto delicato come il disagio e gli abusi avvenuti e sempre a rischio negli ospedali psichiatrici.

“Qualcuno volò sul nido del cuculo” è il romanzo che Ken Kesey pubblicò nel 1962 dopo aver lavorato come volontario in un ospedale psichiatrico californiano; racconta, attraverso gli occhi di Randle Mc Murphy - uno sfacciato delinquente che si finge matto per sfuggire alla galera - la vita dei pazienti di un ospedale psichiatrico statunitense e il trattamento coercitivo che viene loro riservato. La nuova rielaborazione di Dale Wasserman del celebre romanzo, nella versione italiana firmata da Giovanni Lombardo Radice con l’adattamento di Maurizio de Giovanni e la regia di Alessandro Gassman, ce lo avvicina, cronologicamente e geograficamente, spostando la vicenda nell’Ospedale psichiatrico di Aversa, nel 1982. Una straordinaria metafora sul rapporto tra individuo e Potere, un testo che è una lezione di impegno civile, uno spettacolo potente e toccante.

Venerdì 23 ottobre lo spettacolo di Alessandro Gassmann, tratto dall’omonimo romanzo di Ken Kesey consacrato al cinema da uno strepitoso Jack Nicholson, nell'indimenticabile ruolo di Randle McMurphy, ha aperto la stagione teatrale del Bellini. Una pièce capace di creare un connubio perfetto tra una realtà difficile, come quella di Aversa, contestualizzata nel 1982 ed una storia di denuncia, che prova a raccontare il vero significato della libertà.

PLATONIC è uno spettacolo sulla pop art, sul tradimento, sugli anni ‘80 ma, soprattutto, sull’immagine e sull’amore platonico. Borìs Coudrais (ex Marco Maltauro) mette in scena una storia d’amore e di gelosia. In Platonic rivive il dramma di una coppia interpretata in versione tragicomica da Giada Prandi e Gabriele Granito, supportati da Fabio Maffei nelle vesti del fedele amico. Si costruisce un triangolo amoroso che, man mano, ruota intorno a un personaggio immaginario.

La scrittura drammaturgica affilata e sensibile di Giovanni Franci disegna il ritratto esistenziale intimo e atrocemente sofferto di un'infanzia ingannata e vilipesa, sfruttata e oltraggiata da adulti senza scrupoli, abilissimi nel servirsi dell'arma insinuante della calunnia e della manipolazione. Il candore dell'innocenza, funestato da questo volgare assedio e annientato dal destino, sarà comunque tenacemente preservato nell'universo lenitivo del ricordo che non abbandonerà mai i protagonisti, nonostante tutto. La regia puntuale e rigorosa di Marianna Galloni, costantemente in bilico tra l'asfittica realtà di sopruso delle vicende narrate e la morbidezza di una dimensione onirica in cui cercare rifugio, accarezza le emozionanti interpretazioni di Gabriele Granito e Gianmarco Bellumori, totalmente pervasi dallo spirito inquieto e romantico dei rispettivi personaggi.

Lunedì, 15 Aprile 2013 19:59

Barboni - Teatro Sala Uno (Roma)

Dal 13 al 21 aprile. Mettiamo che i poveri di Zavattini e De Sica, capitanati da un angelo sceso dal cielo o "nato sotto un cavolo" come Totò il buono, una volta decollati con le scope per lasciarsi dietro letti di cartoni e baracche di lamiera, giungano veramente in quel luogo di sogni e di umanità realizzata dove "buongiorno vuol dire ancora – è una battuta del film “Miracolo a Milano” del 1952 – buongiorno". La metafora ideologica ammantata di favola di Zavattini non offriva una reale possibilità di riscatto, lasciando tutto come in sospeso nella dimensione onirica: i “Ladri di biciclette”, il film del 1948 dello stesso duo Zavattini-De Sica, dopo solo cinque anni non solo non avevano ancora trovato una via di uscita dalla miseria e dalla disperazione, ma addirittura, se volevano sottrarsi alla loro condizione, non avevano altra scelta che volarsene via, forse all’altro mondo, oppure all’estero. La critica marxista pensò al paradiso dell’Unione Sovietica, quella conservatrice all’eden del capitalismo americano: il che assicurò comunque al film una rissa ideologica con accuse di ipocrisia e qualunquismo da tutte le parti, da destra e da sinistra.

Di notte che non c'è nessuno

Dal 9 al 27 maggio. Dopo l’esordio in forma di lettura scenica al Piccolo Eliseo Patroni Griffi nell’ambito dei lunedì di Artisti Riuniti, debutta al Teatro Lo Spazio il nuovo lavoro drammaturgico di Luca De Bei, autore, regista e sceneggiatore cinematografico e televisivo tra i più poliedrici ed intensi della scena italiana contemporanea. Ideale prosecuzione e completamento del pluripremiato spettacolo “Le mattine dieci alle quattro”, la nuova pièce torna a sprofondare in un contesto sociale disagiato, annientato da un totalizzante vuoto di valori ed ideali, privo del benchè minimo barlume di speranza. Protagonisti in scena, in un’interpretazione dall’emozionante sensibilità e potenza espressiva, David Sebasti, Azzurra Antonacci e Gabriele Granito.

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