Un’edizione che vede come fil rouge il tema della donna e il suo dialogo con i bambini e con il mondo maschile, talora lo scontro, l’isolamento ma pur sempre la forza interiore, determinante quand’anche non si traduce in potere. Al centro dei film il rapporto tra generazioni, l’intreccio e la fragilità delle relazioni sentimentali e familiari, tra passato e presente, in una complessa dialettica fra tradizioni ed esigenza di modernità, di libertà.

Atmosfera desolata e densissima di gente, rumori, affollata di violenza, quasi atti casuali di ordinaria follia. Il qualunquismo dei sentimenti in un dramma plumbeo, girato quasi sempre di notte, in interni da favelas e dall’atmosfera cupa e opprimente. Un affresco impietoso di un mondo che sopravvive a se stesso e soprattutto alla propria miseria interiore. Perfino l’amicizia è in qualche modo congelata dalla logica del quotidiano. Un po’ lento, un mondo davvero lontano. Ben girato, comprime i personaggi nell’ambiente che li sovrasta tra riti arcaici e una modernità tecnologica alla deriva.

Neorealismo in salsa marocchina, con quel tocco di nazional-popolare, tanta musica e frastuono, generazioni a confronto, regole fissate dall’inizio dei tempi e infrante di nascosto. La storia di un gruppo familiare e di vicinato che a modo suo sfida l’occhio di mondo e vive quel tentativo di rinascita degli Anni ’60 tra voglia di emancipazione e credo politico, con molti retaggi antichi e una censura che è soprattutto interiore.

“Gli uccelli migratori”, traduzione letterale in italiano, racconta la storia tenera di un’amicizia tra due bambine, ognuna con le proprie fragilità, anche se l’una è più apparente, costretta in carrozzina. Il pretesto è la cura di un anatroccolo, uccello migratore anche se indifeso che diventa metafora del bisogno di cura e di accudimento di ognuno di noi – essere madri e figli al contempo – e della necessità altrettanto forte di lasciare il nido. Dolce, surreale in certi momenti, eppure credibile, per l’infanzia i giochi sono una cosa seria.

Film per certi aspetti ingenuo ma coraggioso, di denuncia della corruzione in Mali e in generale nell’Africa ex coloniale e della diffusione di pratiche barbare. Un modo per raccontare aspetti arcaici della famiglia e il ruolo determinante delle donne e dei bambini nel progresso della società, a dispetto delle regole codificate.

TOP