Una riflessione esistenziale, con il tono della commedia e un finale lieto che dà speranza, senza nessun semplificazione. Un film sulla ricerca autentica di noi stessi e del nostro posto del mondo, oltre qualsiasi falsificazione: il coraggio e l’umiltà di guardarsi dentro in quel nucleo più profondo senza toni di sfida, senza voglia di scandalizzare. Una storia paradossalmente e incredibilmente semplice di valori familiari, di desiderio di famiglia, di fede nonostante tutto e che, in un mondo alla deriva che preferisce la protesta e lo scandalo, vuole proporre che l’amore è ancora possibile anche se la strada è faticosa. Un’analisi attenta dei comportamenti umani, un film sul rispetto dell’altro, sulla complicità che è solidarietà, sulla complessità dell’identità. Interpretato con passione e attenzione dagli attori che non schiacciano mai il personaggio. Belli i dialoghi.

Gli anni Sessanta sono stati favolosi. Al di là della retorica. Fuor di dubbio che chi allora aveva vent’anni abbia conservato un ricordo molto piacevole, perché a quell’età lì è normale essere spensierati. Ma c’è qualcosa di più, in quel decennio: la modernità, così come la intendiamo oggi - nel senso di apertura mentale maggiore - è nata in quell’epoca. Qualcuno (per fortuna non molti) rimpiange i “bei” tempi che furono, prima che la musica facesse da apripista (e da altoparlante) alla rivoluzione culturale. La verità è che questi nostalgici malmostosi mentono anche a loro stessi: se hanno potuto assaporare per la prima volta la promessa della felicità il merito è anche di chi, cinquant’anni fa, cominciò a disegnare per loro una colonna sonora meravigliosa destinata all’immortalità. Franco Oppini li ha vissuti sulla pelle “The Sixties”. Ed è rimasto giovanissimo dentro perché ha avuto la furbizia - forse anche la fortuna - di vivere soprattutto gli aspetti positivi di quella stagione. Basta vederlo in scena, durante lo spettacolo “Mi ritorni in mente”, per capire cosa significa saper trasmettere energia positiva agli spettatori. Insieme a un cast in formissima -Renato Giordano (anche regista), Ambra Lo Faro e Sabrina Crocco - regala due ore di pelle d’oca a tutti: giovani, giovanissimi e agé. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza l’orchestra (sono tanti, i nomi non si possono elencare ma sappiano che sono tutti davvero bravi).

Domenica, 12 Maggio 2013 12:09

Franco Oppini, la simpatia nel DNA

Franco Oppini è un volto familiare per tutti gli italiani. L'aggettivo familiare viene spesso impiegato in senso lato: nel caso di Oppini, racchiude in sé quel senso di fraternità, di feeling col proprio pubblico che solo pochi artisti riescono a instaurare. Una lunga strada in compagnia dei Gatti di Vicolo Miracoli (formazione storica di cui facevano parte anche Umberto Smaila, Jerry Calà e Nini Salerno). Poi i Gatti - che per definizione sono bestie indipendenti - prendono ciascuno il proprio cammino. Oppini si è buttato anima e corpo nel teatro di prosa, e lo ha fatto con lo spirito di sempre: serietà, professionalità ai massimi livelli ma soprattutto simpatia garbata, mai invadente. Questo è il segreto del suo successo.

Giovedì, 25 Aprile 2013 17:19

Tartufo - Teatro San Babila (Milano)

Dal 9 al 28 aprile. Un genio si riconosce anche da questo: dalla capacità di coltivare l’arte della diplomazia al momento giusto, nel posto giusto. Se Molière a suo tempo avesse rifiutato ogni forma di compromesso con Luigi XIV e la sua ‘cabala dei devoti’, noi oggi non potremmo goderci l’attualità del suo Tartuffe. La Francia conservatrice di quegli anni non riusciva a digerire la satira graffiante del brillante commediografo. Ma a volte, ci vuol poco per sbrogliare le matasse: una letterina conciliatrice, il finale dell’opera modificato per placare l’ira dei potenti. Risultato: il Re Sole fatto fesso e contento; noialtri invece - a distanza di secoli - ancora qui ad ammirare la lungimiranza dell’Autore. Stavolta è il S.Babila ad ospitare l’immortale capolavoro. Una delle ragioni per cui questo storico teatro deve continuare a vivere è il fatto che, ogni anno, propone un cartellone rispettoso dei gusti del pubblico tradizionale. Ben vengano le sperimentazioni - se fatte con buon gusto e intelligenza - ma perché impedire a uno spettatore qualunque di rilassarsi un pomeriggio con un Tartufo classico, che non tradisce lo spirito dell’originale di Molière? Onore dunque al merito del S.Babila. Che seguendo la politica dello spettacolo fatto per la gente e non per le nicchie ha fatto centro anche questa volta.

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