Francesco Mattana

Articoli di Francesco Mattana

Ha compiuto sessant’anni pochi mesi fa: un’età importante, che consente a Massimo Pongolini in arte Pongo di appartenere di diritto alla “vecchia guardia” della comicità. Non è facile portare avanti per molti decenni un discorso artistico coerente, senza svolazzi dettati dall’ambizione personale: lui ha sempre saputo che il comico prima ancora che un artista è un artigiano; un “fabbro” della risata al servizio del pubblico. Naturalmente, un'idea di questo tipo può elaborarla solo una persona con la testa a posto, che da sempre si rapporta al teatro nella maniera più sana, vivendolo come un gioco; un eterno e indistruttibile gioco attraverso il quale sia l’attore, sia gli spettatori seduti in platea si impegnano a dimenticare per un paio d'ore le preoccupazioni di ogni giorno.

Martedì, 06 Maggio 2014 17:29

Viva l'Italia - Teatro Elfo Puccini (Milano)

Come si fa a morire a diciott'anni? Questa è la domanda di fondo, lancinante, che ci si pone durante e dopo la visione di Viva l'Italia, in scena all'Elfo dal 25 aprile al 4 maggio e dal 20 al 25 maggio. Possibile accettare che Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, due ragazzi da poco usciti dall'adolescenza, abbiano perduto la vita da innocenti, vittime di un gioco crudele del quale non erano minimamente responsabili? La risposta, purtroppo, è sì. Per andare avanti bisogna armarsi di pelo sullo stomaco e prendere atto di una realtà difficile da digerire: Fausto e Lorenzo non potranno mai raccontarci come trascorrevano le loro giornate; con le barbe bianche, i capelli brizzolati, oggi ricorderebbero con nostalgia una stagione in cui probabilmente sognavano la rivoluzione, ma prima di tutto desideravano condividere la propria vitalità straripante coi coetanei.

Dal 9 al 24 aprile. Le tre scimmie sagge, come è noto, non vedono il male, non sentono il male, non parlano del male. Le Scimmie nude, invece, si comportano in maniera differente: non chiudono gli occhi, né la bocca né le orecchie di fronte agli elementi più controversi che si annidano nell'Io e nel mondo che lo circonda. Da oltre dieci anni portano avanti un discorso di grande serietà e complessità; si ispirano ad Artaud ma hanno i piedi ben piantati per terra, quindi sanno che il modello originale è ineguagliabile. Artisti, ma prima di tutto artigiani, nel senso più nobile e più alto del termine. Sinceri, ma non nel senso della sincerità di Arisa: qui si tratta di onestà intellettuale con la quale affrontare i nodi più impellenti - e mai risolti - dell'esistenza di ciascuno di noi. Il resto del mondo, nella sua quasi totalità, preferisce accantonare le questioni più spinose sostituendole con dei banali divertissement; le Scimmie no: si divertono - e tanto - ma senza ricorrere all'espediente più banale del divertissement. Meglio la complessità, questo è il loro motto. Più che un motto, uno stile di vita.

Mercoledì, 23 Aprile 2014 21:15

Orphans - Spazio Tertulliano (Milano)

Onore al merito dello Spazio Tertulliano: non è l’unico teatro della scena milanese a proporre spettacoli 'perturbanti' e 'conturbanti', ma è uno dei pochi riuscito a conquistarsi una pattuglia di spettatori affezionati. Una credibilità sedimentata col tempo, e questo è già un motivo di plauso. Fuor di dubbio che, per rendersi credibili, bisogna anzitutto proporre al pubblico degli standard qualitativi alti; altrettanto certo che Orphans, in scena dall’8 al 18 aprile, rientrasse nella categoria dei buoni prodotti, realizzati con passione e sensibilità. Detto questo, ci sembra corretto muovere qualche appunto critico. In maniera molto amichevole, come si usa fare tra persone che si stimano reciprocamente.

Prima di tutto un concetto fondamentale, da tenere bene a mente: il successo - di una persona come di un gruppo - non nasce sotto i cavoli. E non lo portano nemmeno le cicogne. Fatta questa premessa, possiamo forse credere che il successo dell’Elfo, la stima di cui gode da molti anni presso il pubblico e presso la critica, siano solo frutto del caso? Evidentemente no. Dietro una realtà teatrale così ben strutturata c’è un passato di sudore e fatica. Non c’è niente di retorico in questo, è la pura verità: Elio De Capitani è riuscito, insieme ai suoi sodali, a costruire qualcosa di grande semplicemente perché si è fatto un mazzo così. E il bello è che più passano gli anni, più è contento di farsi il mazzo di cui sopra. Alla base di tutta questa abnegazione c’è una passione, autentica e sincera, verso il teatro.

Mattia c’est moi direbbe Flaubert, uscendo per un attimo dal suo bovarismo. Mattia c’est nous, replichiamo noi, bipedi arrancanti del ventunesimo secolo. L’attualità del testo pirandelliano è sotto gli occhi di chiunque abbia gli occhi per vedere. Fu Mattia Pascal - nel passato remoto - ma lo è ancora oggi e lo sarà anche in futuro. Il desiderio di scappare, di ricostruirsi una verginità sociale dandosi alla macchia è un impulso che, almeno una volta nella vita, abbiamo provato tutti: donne e uomini, ricchi e poveri, analfabeti e accademici della Crusca. Ora, un conto è sentire la necessità - fisiologica, oltre che mentale - di staccare definitivamente, un conto è saperla raccontare in uno spettacolo di 90 minuti, questa sensazione; essere in grado, con maestria, di mettere in scena gli spettri che si agitano nell’animo di chi vuol fare tabula rasa del passato. Ci voleva gente brava, per portare a buon fine questo compito niente affatto facile. Ci volevano, insomma, i Filodrammatici, che pure stavolta sono riusciti a stupirci.

Morte di un commesso viaggiatoreMorte di un commesso viaggiatore è un classico del Novecento (andato in scena per la prima volta nel 1949) che Elio De Capitani, regista e protagonista, affronta dopo il lavoro su Tennessee Williams, per proseguire una personale riflessione sulla vita d'oggi e sul tema dei rapporti tra giovani e adulti attraverso la drammaturgia americana d'ogni epoca. Accanto a lui nel ruolo della moglie Linda Loman, la sua compagna d'arte e di vita Cristina Crippa; i due figli (Biff e Happy) sono Angelo Di Genio e Marco Bonadei, giovani attori del super-premiato e applauditissimo gruppo di The history boys, come anche Vincenzo Zampa (Howard) e Andrea Germani che è Bernard, il figlio di Charlie, l'amico-antagonista, interpretato da Federico Vanni (Massimo Brizi dal 21 gennaio). Da History boys arriva anche Gabriele Calindri, da alcuni anni presenza costante nelle produzioni dell'Elfo, che qui è lo zio Ben. Due giovani attrici completano il cast: Alice Redini (già protagonista all'Elfo in Viva l'Italia) e Marta Pizzigallo, premio Hystrio 2013.

Lunedì, 09 Dicembre 2013 21:27

Brutto - Teatro Filodrammatici (Milano)

L’opinione pubblica, che spesso si interroga sull’utilità dei classici greci e latini nell’epoca 2.0, dovrebbe dare un’occhiata a certe perle di saggezza partorite da quelle menti così vulcaniche dell’antichità. Il più grande di tutti, Aristotele, aveva già intuito che “la bellezza è la miglior lettera di raccomandazione”. Verissime, le parole dello Stagirita, ma forse Ovidio coglieva ancor più nel segno sottolineando che “la bellezza è un bene fragile”. Marius von Mayenburg - il drammaturgo creatore di Brutto, portato in scena al Filodrammatici fino a domenica scorsa - è un ragazzo colto (ha 41 anni, quindi nell’Europa che invecchia va inserito di diritto tra i giovanotti), di buone letture e spiccata sensibilità. Il discorso su realtà e apparenza -già ben chiaro ai pensatori di cui sopra - lo ha interiorizzato alla grande, e si vede.

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