Francesco Mattana

Articoli di Francesco Mattana

Martedì, 18 Novembre 2014 20:07

Sogno (ma forse no) - Teatro Litta (Milano)

C'è una “gola profonda” che ha rivelato al sottoscritto una notizia di quelle che scottano: stando a ciò che riferisce questa fonte riservatissima - di cui mai e poi mai rivelerò l'identità - Antonio Syxty non andrebbe pazzo per Pirandello. Come mai, Antonio? Eppure don Luigi da Girgenti, puoi starne certo, avrebbe apprezzato molto tutta la tua produzione artistica, nelle varie fasi in cui si è dipanata fino ad oggi. Avrebbe gradito anche il tuo allestimento di Sogno (ma forse no): potesse lui esser presente in sala come tutti noi alle repliche al Litta, rimarrebbe positivamente turbato da quell'atmosfera misteriosa e inafferrabile che hai saputo con maestria restituire sul palcoscenico. Proverebbe forse - di fronte alle suggestioni cinematografiche che hai introdotto, pur nella sostanziale continuità col testo originale - quella «sensazione strana», quell' «eccitamento del sangue per tutte le vene» di cui il futuro Nobel parlava ai familiari in una lettera del 1887.

Jannacci arrenditi: pensavi di esser morto e sepolto dalla primavera del 2013, e invece sei vivo. Vivissimo. Soprattutto, regali tanta vitalità a tutti coloro i quali ancora ti voglion bene, e ti considerano un parente pur non avendo legami di sangue. Ci vorrebbe una serata al giorno per omaggiarti, ma vedrai che lo spettacolo in programma il prossimo 25 ottobre ti renderà onore. Alle 21, al Teatro comunale di Novate Milanese, il pubblico applaudirà il tuo repertorio così surreale e realistico, amaro e dolce, sentimentale e dissacrante.

Per prima cosa evitare facili, e scontati, raffronti con Giorgio Gaber. Il primo ad essere cosciente dell'inarrivabilità del signor G è proprio Martino Corti. Il bravo Martino Corti, che ha assorbito la lezione del Maestro e porta avanti con sapiente mestiere un'esperienza artistica simile al teatro-canzone.

Quando si parla di teatro-danza è necessario che la critica si accosti al tema con un sentimento di pudore: sono esperienze visive che coinvolgono i sensi più della mente, perciò la cosa più importante in assoluto è vivere, insieme agli altri spettatori, l'emozione che regalano quelle coreografie. Non dimentichiamoci mai che l'uomo, prima di apprendere i rudimenti del linguaggio, comunicava i propri sentimenti attraverso il corpo. Ecco perché il ballo, in tutte le sue varianti, esisterà sempre: perché è il nostro inconscio che lo reclama; è una parte di noi che ci completa, ci rende esseri viventi a tutti gli effetti.

E tu chi sei? Sembra una domandina facile facile invece cela, dietro l'apparente semplicità, la più impegnativa delle questioni che ognuno di noi è chiamato a risolvere nell’arco della propria esistenza. Chi diavolo è quella persona che incrociamo nel nostro cammino, con la quale intrecciamo un dialogo e alle volte, addirittura, ci sposiamo e mettiamo su prole? La verità è che non basta una vita per conoscere se stessi, figuriamoci per comprendere la gente che ci sta attorno. Non ci resta dunque che...piangere? Ma no, molto meglio riderci un po' sopra. Molto meglio imbastirci sopra uno spettacolo teatrale, come quello portato in scena dagli allievi di Pongo lunedì 14 luglio al Teatro della Memoria.

Chiacchiere, chiacchiere e ancora chiacchiere. In questa società iperverbale - e pure iperverbosa - nella quale ci è toccato di vivere, una serata di teatrodanza è un vero toccasana, una bella boccata d’ossigeno per ritemprarsi lo spirito e il corpo. Che poi si fa presto a dire teatrodanza.

Del doman, come è noto, non v'è certezza. Però almeno una sicurezza l'abbiamo: il Litta, anche nella prossima stagione, continuerà come sua abitudine a proporre un cartellone che dispensa dubbi e non convinzioni, enigmi e non risoluzioni, labirinti intricati e non linee rette. Confidenze troppo intime, ultimo titolo della stagione 2013-14, è una summa del Litta-pensiero. Si racconta di incontri casuali o forse non casuali, di relazioni sentimentali che hanno molto di cerebrale e poco di carnale, di psicanalisti un po' matti e addirittura - questa è la cosa che colpisce più di tutte - di consulenti fiscali che hanno un cuore. Non si può pretendere, pover'uomini, che sappiano gestire le faccende d'amore come i bilanci delle aziende però se non altro, come diceva quel film di qualche anno fa, “anche i commercialisti hanno un'anima”.

Venerdì, 27 Giugno 2014 17:36

Dolores - Teatro Manzoni (Milano)

Le percosse fisiche fanno male, molto male. E le percosse psicologiche? Meglio non parlarne. Anzi, parliamone. L'errore più grande, più mastodontico sarebbe considerare la violenza sulle donne un argomento di routine. Altro che routine: bisogna sempre che ognuno di noi trovi dentro di sé la forza di scandalizzarsi di fronte a questo scempio, che ha molto a che fare con la brutalità degli uomini primitivi e pochissimo con la civiltà che il genere umano ha costruito nei millenni. Uno spettacolo come Dolores non può risolvere da solo il problema dell'inciviltà, però aiuta.

L'ultimo Gaber era più pessimista del solito. Quando cantava “Il tutto è falso, il falso è tutto” esprimeva un sentimento di disincanto totale verso il “legno storto” dell'umanità, con annessa convinzione che quel legno fosse impossibile da raddrizzare. Probabilmente influivano le condizioni di salute precarie perché il signor G, negli anni in cui era al massimo della forma, condivideva senz'altro l'idea di Pongo secondo cui la vita di tutti noi è bella proprio perché in essa tutto è finto e niente è falso; è un gioco continuo tra verità e finzione, questa nostra esistenza, che nel teatro trova la sintesi perfetta. Tutto finto & niente falso - spettacolo creato da Massimo Pongolini per gli allievi della sua École d'Ognop e portato in scena il 19 giugno al Teatro della Memoria - è un collage riuscito di autori d'ogni epoca, un pot-pourri ben congegnato in cui il lirismo di D'Annunzio si accompagna alle dissacrazioni surreali di Benni; i versi leopardiani vanno a braccetto con la militanza letteraria di Barbara Giorgi; la “diversamente femminista” Franca Valeri convive col divertissement linguistico di Fosco Maraini.

Dal 5 al 22 giugno. Il teatro, molto più del cinema, si presta ad accogliere la libertà creativa delle pagine di Stefano Benni. C'è bisogno di una piattaforma non industriale, più a misura d'uomo diciamo, per restituire (almeno in parte) quell'equilibrio difficilissimo tra umanesimo e pessimismo cosmico che è la cifra stilistica dell'autore bolognese.

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