“Spazio del Racconto”, la rassegna di drammaturgia contemporanea ospitata nella stagione 2017/2018 dal Teatro Brancaccino, nasce dall'idea di sviluppare un cantiere aperto di riflessione e pratica sulla scrittura, un punto di incontro tra drammaturghi - registi e attori - pubblico - in modo da rendere accessibile, fruibile, dinamico il rapporto scena/platea. Una rassegna dedicata alla drammaturgia contemporanea, che giunge alla sua terza edizione con la direzione artistica di Emanuela Rea.

Teatrodilina e Progetto Goldstein presentano in prima nazionale al Teatro dell'Orologio "Gli uccelli migratori", scritto e diretto da Francesco Lagi, con Anna Bellato, Francesco Colella, Leonardo Maddalena e Mariano Pirrello. “Ci ho provato per anni. All’inizio nulla. Io parlavo e non mi rispondevano come se nemmeno mi sentissero. Poi una volta mi sono trovato da solo con una beccaccia. E mi ha sentito, sono riuscito a parlarci. Io parlavo e lei mi rispondeva. Lei parlava e io le rispondevo. E questa beccaccia mi ha raccontato della sua infanzia. Della prima volta che ha volato, della paura che ha avuto. Sai la paura che hanno la prima volta che volano, gli uccelli? Si buttano nel vuoto. Non sanno che le ali li possono tenere su. Non sanno nulla delle ossa cave, dell’aerodinamicità, del movimento ascensionale delle ali, nulla. Cadono. E poi, all’improvviso, rimangono su. È una cosa molto impressionante”.

Su una spiaggia, un giorno di vacanza per i signori Lagonìa, una coppia di anziani. Parlano, ma la loro è una comunicazione fatta di intimità silenziosa e di risate improvvise, furie e riconciliazioni, pianti e mazzate sulle ginocchia. In questa giornata c’è il tempo per una maledizione e una nuotatina a largo, per il ricordo di una bimba e per quello di una dieta finita già di lunedì, c’è un gabbiano che muore d’infarto e una nuvola a forma di coniglio, c’è una canzone di Gianni Morandi e la fine del mondo, c’è una barca che li può portare via. Il solo racconto che i signori Lagonìa ci offrono è quello del loro amore spietato e dolce, a tratti dispotico o molesto, l’epica di un matrimonio durato quarant’anni e questo giorno qua, che non è un giorno qualsiasi della loro vita.

Teatrodilina è un gruppo di persone con esperienze diverse, che si sono unite con il proposito di condividere una pratica e un’idea di teatro. Dal suono al video, dall’arte contemporanea alla scrittura, dal cinema alla musica. Alla base del lavoro c’è la volontà di inventare spettacoli restituendo frammenti dei loro percorsi e andando alla ricerca di una comune identità, che sembra perduta ma non in modo irreparabile. Fare teatro è il gesto più contemporaneo e potenzialmente dirompente. Selezione InBox nel 2013 con Zigulì e nel 2015 con Le vacanze dei signori Lagonìa. Il Teatro dell'Orologio dedica a Teatrodilina il secondo percorso monografico della stagione 2015/2016.

Dopo la recente nomina a Teatro Nazionale, Emilia Romagna Teatro Fondazione presenta una Stagione che riconosce la linea di lavoro e ricerca che negli anni ha visto ERT crescere assieme alla sua città. È proprio quella con la città la prima relazione che il Teatro deve tessere, riconoscendovi un luogo privilegiato di riflessioni, crescita personale, sviluppo di senso critico ma anche un importante momento di confronto con la realtà e la contemporaneità che ci circondano.

Al Teatro Argot Studio di Roma per la stagione congiunta Dominio Pubblico, la Compagnia Teatrodilina porta in scena dall’11 al 13 aprile il premiato lavoro Zigulì tratto dal libro Zigulì di Massimiliano Verga.

Domenica, 02 Febbraio 2014 12:11

Non si sa come - Piccolo Teatro Grassi (Milano)

Dal 28 gennaio al 2 febbraio, Tiezzi e Lombardi ritornano al Piccolo, proponendo un dramma di Pirandello forse non tra i più conosciuti, ma ugualmente feroce e straziante per la conclusione: ciò che gli altri e noi conosciamo di noi stessi, non è che una infinitesima parte di ciò che siamo. Tiezzi, che l’anno scorso aveva offerto al pubblico del Piccolo “Un amore di Swann” di Proust, indaga sulla coscienza, sull’identità dei delitti commessi e sul peso che questi possono avere nella vita di chi li compie; lo fa con un linguaggio a lui caro, tra lucidità analitica e memoria, talvolta rarefatta, al punto da sconfinare nell’onirico, capace di regalare suggestioni al pubblico.

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