Domenica, 26 Gennaio 2020 18:15

Un nemico del popolo - Teatro Argentina (Roma)

Torna sul palco dell’Argentina, dopo il grande successo ottenuto nella scorsa stagione, “Un nemico del popolo”, meritatamente insignito del premio UBU come miglior spettacolo e come miglior attrice per Maria Paiato. Una parabola di Henrik Ibsen, sempre troppo attuale, sull’insensibilità del potere, sulla prevaricazione dell’uomo sull’uomo, attraverso l’ipocrisia politica che, come un imbonitore da fiera di villaggio, raggira gli astanti, lasciandoli poveri e contenti. Un ottimo lavoro, sostenuto da interpreti d’eccezione.

Sabato, 18 Gennaio 2020 15:16

Nel bosco - Teatro India (Roma)

Andrea Collavino porta in scena, al Teatro India, un primo studio di “Nel bosco”, un’esplorazione scritta da Carlotta Corradi, finalista al 54° Premio Riccione per il Teatro, sulle fragilità dell’adolescenza contemporanea. Un percorso di comprensione emotiva, al di là dei fatti di cronaca, rispetto alla storia delle cosiddette “Baby Squillo”, emersa di recente, con clamore, nel quartiere Parioli, a Roma. Una finestra sincera e delicata sulle difficoltà relazionali e sociali di questa nostra società senza bussole, senza rete di protezione, in cui, per non cadere, ci si sostiene come si può.

Fino al 27 ottobre, al Piccolo Teatro Strehler, “Il Maestro e Margherita” di Michail Bulgakov, nella riscrittura di Letizia Russo e per la regia di Andrea Baracco. Uno spettacolo che ammalia, diverte e fa riflettere grazie ad un cast eccellente e impeccabile.

“Il Maestro e Margherita” è un romanzo pieno di colori potenti e assoluti, tutti febbrilmente accesi, quasi allucinanti. Un eterogeneo gruppo di attori capitanati da Michele Riondino, dà vita alle straordinarie, magiche e perturbanti pagine di Michail Bulgakov, con la regia di Andrea Baracco. In scena al Teatro Eliseo dal 22 gennaio al 3 febbraio.

Dal 21 al 26 novembre il Teatro Stabile dell’Umbria ha presentato al Teatro della Pergola di Firenze “L’ora di ricevimento” di Stefano Massini, con Fabrizio Bentivoglio e la regia di Michele Placido. Oltre due ore senza intervallo che ricordano i tempi d’oro del teatro, perché volano senza bisogno di colpi di scena o di grandi apparati scenografici. Delicato e graffiante ad un tempo, dipinge la vita frustrante di un insegnante di periferia che, di fronte a un melting pot senza armonia, scorre uguale da 32 anni: decisamente originale l’impianto e arguto il testo con una grande prova attoriale di Bentivoglio. Una visione che non regala buonismi né esasperazioni ma la difficile quotidianità della diversità in una condizione di fragilità socio-economica. Non c’è redenzione né condanna, forse una “saggia rassegnazione” che diventa una metafora universale della gioventù in periferia, non un quartiere ma una condizione esistenziale.

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