Con l’occasione del debutto dell’"Amleto” a Montalto di Castro, nel teatro che fa parte del circuito dei teatri regionali, abbiamo incontrato nuovamente il regista Filippo Gili per un viaggio dietro le quinte e nei laboratori di un artista. «E’ un progetto che nasce con Daniele Pecci. Quando Daniele mi ha chiesto se volevo curare la regia di un Amleto con lui protagonista, è stato come ritrovarsi un ombrello sotto la pioggia. Era quello che attendevo. Ed è quello che abbiamo cercato di fare. Mettere un ombrello sotto le infinite chance di una lettura di un testo infinito. Un ombrello che copra una sola parte di mondo, il palcoscenico della rappresentazione, ma spoglio di letture forzate, unicamente teso al gioco di analizzare perché, all’alba del ‘600, nacque un uomo che vide il mondo uscire dai suoi binari.»

Il primo incontro è stato sul palcoscenico del Teatro Elfo Puccini a Milano per lo spettacolo “Prima di andar via” del quale è autore e interprete principale, un ruolo che mi è parso cucito addosso al personaggio tanto che alla fine non riuscivo a distinguere l’attore dal protagonista della vicenda. Soprattutto il testo mi ha colpita, l’originalità di affrontare il tema dell’”addio tra vivi”, della morte scelta - ma non si tratta banalmente di suicidio - e l’uso della parola. Ascoltare Filippo Gili è ritrovare la parola, la sua carnalità, la voce come verso umano, l’originario pensare dell’uomo che sussurra, grida, declama e nella lingua trova una visione del pensare.

Un testo struggente, cucito addosso al personaggio protagonista, nonché autore, di alta commozione; regia pulita, asciutta, intensa e incisiva; attori ben calati nelle parti, masticano il testo che sembrano vivere in diretta, un corpo unico con il pubblico, sussurrato, raccolto in alcuni momenti, rabbioso in altri, dove i corpi nel loro intreccio, mutismo, dolore diventano maschere che sostituiscono la voce. Un lavoro di peso, coraggioso, con il pregio dell’umiltà.

Nella cornice trasformata per l'occasione del Teatro Argot, Filippo Gili porta in scena il suo personale "Sistema Cechov", un mese in compagnia di alcuni dei personaggi più amati del grande drammaturgo russo: dal martedì al giovedì le “Tre sorelle” e dal venerdì alla domenica “Il gabbiano” ci ingloberanno nel loro mondo caotico ma statico, in cui tutto accade ma nulla cambia.

Trent’anni di storia 1984-2014/2015 proiettati in avanti, come recita il titolo della presentazione della prossima stagione teatrale, Visioni dal futuro. Un lavoro centrato sul testo non solo contemporaneo ma sulla sua attualizzazione. Il Teatro Argot Studio per la presentazione della stagione in modo originale sceglie di non recitare il Bignami degli spettacoli ma di trasferirne lo spirito, le ragioni e le scelte.

Venerdì, 02 Maggio 2014 10:06

Porte Chiuse - Teatro Argot Studio (Roma)

Dal 22 aprile al 4 maggio. Torna in scena al Teatro Argot Studio, nell'ambito della stagione "Prove di volo", lo spettacolo "Porte Chiuse", tratto dalla celebre opera teatrale di Jean-Paul Sartre del 1944 "Huis Clos", emblematica sintesi dell'esistenzialismo ateo che rappresentò uno dei tratti distintivi della riflessione filosofica dell'autore. La traduzione e la regia di Filippo Gili restituiscono inalterate le atmosfere claustrofobiche e la complessità delle dinamiche relazionali che uniscono e contrappongono i protagonisti della pièce, magistralmente interpretati da Pier Giorgio Bellocchio, Vanessa Scalera, Liliana Massari e Massimiliano Benvenuto.

Un giovane uccide la madre, con la sorella complice, e nell’assenza del padre. E’ una storia che Euripide raccontava 2.500 anni fa nel Teatro Greco; fatalmente una storia molto simile la raccontava 48 anni fa Marco Bellocchio al cinema. Ecco perché Marco Bellocchio fa i conti con l’Oreste di Euripide: così il mito antico della tragedia euripidea si confronta e si (con)fonde con il mito moderno de “I pugni in tasca”.

Torna in scena, al Teatro Argot Studio di Roma, dal 12 febbraio al 3 marzo, lo spettacolo rivelazione della scorsa stagione, “Prima di andar via”. Il dramma accompagnato dalle musiche di Roberto Angelini e diretto da Francesco Frangipane è tratto dall’omonimo film di Filippo Gili che ne ha curato anche l’adattamento teatrale. Lo spettacolo, composto da un cast d’eccezione, è anche l’occasione per assistere alla coinvolgente interpretazione di un grande attore come Giorgio Colangeli.

L'ultimo raggio di luce

Dall’8 al 19 febbraio. L’intreccio inestricabile di legami familiari morbosi e malati, seducenti atmosfere mitteleuropee, un testo drammaturgico capace di coniugare profonda potenza espressiva e tagliente incisività dell’analisi psicologica, quattro interpreti di sorprendente fascino ed intensità. Nell’atto unico “L’ultimo raggio di luce” Filippo Gili reinterpreta il dramma borghese degli Spettri di Ibsen in una chiave assolutamente moderna ed originale.

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