Fausto Cabra, il giovane protagonista della seconda parte della "Lehman Trilogy" di Ronconi in scena al Piccolo Teatro Grassi di Milano, racconta l’epilogo di un’epopea familiare portando in scena in corpore vivo le nevrosi e le contraddizioni del ‘900.

Dal 29 gennaio al 15 marzo. C’è un teatro che non ha bisogno di stupire per incantare, che riesce a trasferire il respiro di un sogno ad un fatto di cronaca, offerto come una ballata allo spettatore per indurlo ad una riflessione ad ampio spettro su un secolo di storia americana globalizzata. Al centro la dialettica del denaro che da strumento e benedizione diventa ossessione e avidità. Quando il mondo ridotto a mercato, a valore dove tutto ha un’etichetta, soffoca l’identità religiosa e la memoria dei padri a favore della nazionalità che è, ancora una volta, un modo di nominare il mercato. Un lavoro di grande raffinatezza, elegante, dove il togliere arricchisce, dove la cura meticolosa del particolare non è un dettaglio decorativo ma una sottrazione, nella scenografia come nei costumi e perfino nei gesti, nella parola. Tutto diventa stilizzato, eppure caricaturale. Un lavoro orchestrale senza picchi, dove il primo violino si nutre dell’accompagnamento. Magistrale. Compiuto.

Dal 29 gennaio al 15 marzo. Un racconto epico che con passo rituale e inesorabile ci conduce verso un finale già noto: il drammatico crollo di una delle più grandi banche d'America, la Lehman Brothers, che nel 2008 morì definitivamente dopo essere più volte caduta sotto i colpi della finanza speculativa, riuscendo sempre a risorgere dalle proprie ceneri. Un'epopea familiare che ci racconta l'evoluzione del capitalismo americano attraverso il cambio generazionale: dall'economia reale dei tre saggi fratelli Lehman partiti da un piccolo paese della Baviera, alla spavalda economia speculativa delle giovani generazioni che giocano con parole e numeri costruiti su fondamenta di sabbia.

Lunedì, 08 Dicembre 2014 21:10

Amore e resti umani - Teatro Cometa Off (Roma)

Un ritorno che avevamo auspicato ed incoraggiato, quello delle sette creature dilaniate, insofferenti ed appassionate di "Amore e resti umani", di cui avevamo fatto fortuitamente la conoscenza sull'intimo palcoscenico del Teatro dei Conciatori sei mesi fa; la drammaturgia lisergica, aggressiva ed emozionante di "Unidentified Human Remains and the True Nature of Love" (1989) del canadese Brad Fraser dirompe in maniera anticonvenzionale grazie alla regia acuta ed immaginifica di Giacomo Bisordi e a un ettagono di interpreti di possente carisma. E se il progetto, ambiziosamente coraggioso, di Barbaròs Teatro ci era parso al debutto dello scorso mese di marzo, un cristallo oscuro ma purissimo di tormentata abiezione esistenziale e di vivida arte teatrale mossa da un'urgenza incoercibile, nella sua nuova incarnazione sembra essere ulteriormente maturato, tramutandosi in quello che senza tema di smentita potremmo annoverare tra i più memorabili lavori transitati in quest'annata oltre i sipari romani.

Martedì 18 novembre torna in scena al Cometa Off di Roma, fino al 7 dicembre, "Amore e Resti Umani" di Brad Fraser per la produzione di Barbaros e con la regia di Giacomo Bisordi.

Torna in Italia il grande successo di Brad Fraser: "Amore e resti umani". È il pubblico a chiedere una nuova edizione, a voler riempire i teatri e assistere ad uno spettacolo ancora più grande. “Amori e Resti umani” è amore e paura, morte, comicità grottesca, tensione e drammaticità, sitcom e follia. È una pièce teatrale nata nella seconda metà degli anni 80, dalla brillante mente di Brad Fraser, e incentrata sull'ambigua natura dell'amore, sulle sue dinamiche e sugli effetti che travolgono i suoi protagonisti, nonché spettatori.

Dal 22 agosto al 7 settembre, al Globe Theatre di Villa Borghese è di scena "Molto rumore per nulla", una delle commedie shakesperiane più famose ed amate dal grande pubblico. Ambientata a Messina (che in questo allestimento viene traslata in un Salento ideale), fu scritta dal bardo di Stratford-upon-Avon tra il 1598 e il 1599.

Dall'8 luglio al 3 agosto. L’undicesima stagione del Silvano Toti Globe Theatre di Roma ha inizio con un grande classico shakespeariano: "Romeo e Giulietta". Quest’opera, forse, è la più amata del drammaturgo inglese, grazie alla struggente, immortale vicenda dei due innamorati “nati sotto contraria stella”. Il divampare dello scontro tra odio e amore e i vari intrecci che arricchiscono la vicenda fanno sì che il dramma shakespeariano sottenda tematiche più complesse, tra le quali ad esempio la volontà di sottolineare, attraverso la tormentata vicenda amorosa dei due giovani e l’odio atavico che attanaglia le loro rispettive famiglie, la contrapposizione di un’intera generazione con la precedente.

Romeo e GiuliettaC’è un lato positivo nel tempo che passa: si può guardare indietro, cambiare prospettiva, qualche volta tornare sui propri passi. Il ritorno è una possibilità per rivedere e sviluppare intuizioni e pensieri rimasti inespressi, scartati a favore di altri per mancanza di sintonie, di tempo, di coraggio”, così il direttore artistico Gigi Proietti ha presentato la stagione 2014 del Silvano Toti Globe Theatre di Villa Borghese, durante la conferenza stampa presieduta assieme a lui dal sindaco di Roma Ignazio Marino, e da Pierluigi Toti, presidente della Fondazione Silvano Toti.

Estremi, dissacranti, struggenti: ricci/forte, l'ensemble più scomodo del teatro italiano contemporaneo, torna al Piccolo – al Teatro Studio per una sola settimana, dal 4 al 9 marzo 2014 – con Troia’s Discount.

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