Mercoledì, 15 Gennaio 2014 22:09

I, Peaseblossom - Teatro Filodrammatici (Milano)

Dal 14 al 19 gennaio. Un’idea originale, partire dai personaggi ‘minori’ per rileggere con ironia il teatro del grande Bardo. A farci da guida è Fiordipisello nel "Sogno di una notte di mezza estate", dando vita ad un lavoro drammaturgico straniante e un po’ disorientante dove il solo personaggio sul palcoscenico anima lo spettacolo tanto come narratore, quanto come interprete e regista di una pièce che è teatro nel teatro e si compie in modo interattivo di fronte e - forse meglio sarebbe dire -intorno a noi. Agile e goffo ad un tempo, sembra uno spettacolo per bambini (e in effetti lo è) e ne conserva qualche approssimazione, il senso di incompiuto, il gioco più che la finitezza di uno spettacolo compiuto, la voglia di sorridere e di giocare con il pubblico. Certamente versatile il protagonista con il suo strattonare il pubblico e coinvolgerlo. Il teatro esce dal palcoscenico e la vita vi entra in uno scambio disorientante, qualche volta – credo volutamente – sconclusionato. Ma come in ogni favola per l’infanzia la morale non manca, anche se in questo caso rovesciata.

In scena al teatro Elfo Puccini di Milano una trilogia dedicata all’Accademia degli Artefatti di Fabrizio Arcuri, regista di tutte e tre le pièce con comune denominatore la drammaturgia contemporanea, in particolare quella anglosassone. Ha inaugurato la trilogia dal 27 novembre la commedia dai toni politici “Sangue sul collo del gatto” di Rainer Werner Fassbinder, passando poi per “Taking care of baby” del drammaturgo inglese Dennis Kelly, per chiudere da venerdì 6 dicembre con “Lo show dei tuoi sogni”, di Tiziano Scarpa con musiche di Luca Bergia e Davide Arneodo dei Marlene Kuntz. Un’accademia presente sin dagli anni ’90 che propone un’innovativa modalità di teatro basata sulla contaminazione tra performance, installazioni, immagini video e sperimentazione.

Dal 27 novembre al 1 dicembre. L’Accademia degli Artefatti mette in scena al Teatro Elfo Puccini un’opera di Rainer Werner Fassbinder, il regista tedesco più controverso del dopoguerra, considerato figura di spicco nel Nuovo Cinema Tedesco che, con la sua morte a soli 37 anni per overdose di cocaina e barbiturici, che usava per sostenere la mole enorme di lavoro, finisce con lui. Dotato di enorme potenza creativa, Fassbinder era nato nel ’45 durante l’ingresso degli americani in una Germania distrutta dai bombardamenti: in meno di 15 anni, nel corso della sua breve esistenza è riuscito a produrre 40 film, 2 serie televisive e 3 cortometraggi, oltre a 24 opere teatrali e 4 commedie radiofoniche. E’ stato pure attore sia in teatro che al cinema, autore, compositore, produttore, impresario teatrale, cameraman e designer. Tutto il suo lavoro sembra volesse provocare, disturbare l’osservatore attraverso uno sfrenato libertinaggio e vivendo con i suoi collaboratori a così stretto contatto da far pensare a una strana famiglia. Il regista Fabrizio Arcuri afferma che Fassbinder potrebbe scandalizzare perfino Pasolini, eppure rivedere oggi uno spettacolo scritto nel 1968 fa ancora pensare a tante cose e suscita emozione, per quanto siamo molto più abituati di un tempo a vedere attori nudi sul palco e a sentir parlare di drammi umani di ogni genere.

L’Accademia degli Artefatti approda all’ottava edizione del festival Short Theatre, mettendo in scena un testo di Rebekka Kricheldorf, giovane autrice tedesca molto apprezzata da critica e pubblico contemporaneo. La sua piéce – “Villa Dolorosa” – è l’emblema della società consumistica attuale, in cui si possiede tutto ma alla fine si è dominati dalla noia, dall’insoddisfazione e dal voler altro a tutti i costi, senza godersi il presente e senza vedere più una via d’uscita – serena – per il proprio futuro. L’Accademia degli Artefatti partecipa a questo dramma sociale, cercando di trovare un posto tra il tedio del presente e la speranza dell'avvenire, invitando tutti noi a condividere questa esperienza.

Al Piccolo Eliseo in scena fino al 19 maggio "Taking Care of Baby", testo di Dennis Kelly messo in scena da Fabrizio Arcuri. Un'opera contraddistinta da un indiscutibile senso di attaccamento alla realtà, tale da scardinare il concetto per cui “tutta la realtà può esser convocata nel quadrato del teatro, ma a patto che nessun reale vi entri mai in gioco”. Il reale qui la fa da protagonista, tanto da essere filmato, immortalato in presa diretta.

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