Dal 7 al 26 aprile. Emilio Solfrizzi è il trascinante protagonista di “Sarto per signora” di Georges Feydeau, un classico del teatro comico francese ora in scena alla Sala Umberto di Roma. Siamo in pieno stile vaudeville con macchiettistici personaggi che si infilano nelle situazioni più improbabili in un susseguirsi di bugie, tradimenti, ribaltamenti di fronte e scambi d’identità e con un ritmo sempre più serrato. Lo spettacolo, ben rappresentato e senz’altra pretesa se non quella di divertire il pubblico, si regge su un congegno drammaturgico dai perfetti tempi comici e sulla simpatia dell’attore protagonista.

Sabato, 13 Dicembre 2014 14:33

Servo Per Due - Teatro Manzoni (Milano)

Ogni tanto, si sa, la vita fa strani giri. Figuriamoci poi il teatro. Può succedere così che una commedia nata dalla penna di Goldoni, "Il servitore di due padroni", arrivi nel paese di Shakespeare; là venga rimpastata dal noto commediografo inglese Richard Bean (classe 1956) e, tornata in Italia, sia a sua volta riadattata per una versione “italica”, con tanto di polenta taragna e coniglio brasato, da Pierfrancesco Favino e Paolo Sassanelli, che curano la regia, insieme a Marit Nissen e Simonetta Solder. È il caso di "Servo Per Due - One Man, Two Guvnors” di Richard Bean, che accompagna il pubblico del Teatro Manzoni di Milano dal 9 al 31 dicembre, per ridere e brindare insieme al nuovo anno.

LiskovaDal 29 gennaio al 17 febbraio. Un’ottima occasione per riconciliarsi con il teatro classico: la regia toglie orpelli e crinoline del teatro settecentesco per restituirne un testo di grande attualità, senza stravolgerlo. Le concessioni al dialetto e qualche asciugatura mutuata dalla contaminazione con Barthes ne distilla l’anima e l’universalità tanto che la storia, con il classico intreccio, la complicità maliziosa dei servi, le pene d’amore, gli scambi dei ruoli e gli equivoci, passa in secondo piano; perdendo importanza rispetto alle sfumature del discorso amoroso che tesse la trama e soprattutto l’ordito dello spettacolo. Lo stesso criterio è nelle scene, pulite senza perdere in suggestione; nei costumi scultura, sontuosi senza addobbi inutili; nelle musiche che vibrano l’emozione. Bravi gli interpreti, tutti, dove perfino qualche eccesso d’enfasi si fa perdonare. Buono il ritmo che trattiene lo spettatore che pur conosce la storia in una soluzione senza intervallo (qualche volta imitare la lezione – che il cinema ci ha insegnato – è buona prassi).

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